Archivio Categoria: Avvocati Senza Frontiere - Pagina 2

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Avvocati Senza Frontiere è una rete “superpartes” di legali, operatori del diritto, consulenti tecnici, professionisti, iurisperiti, studenti, comuni cittadini e volontari che operano animati da puro spirito di giustizia e senza scopi di lucro:

  • Per rispondere ai bisogni dei soggetti più deboli, interpretando il diritto come <limite al potere> e difesa delle libertà e dell’eguaglianza e non già come strumento d’oppressione, repressione e sopraffazione dei diritti umani, utilizzato per legittimare gli abusi di autorità commessi da soggetti pubblici e privati in posizione dominante o da governi dispotici e oligarchici;

  • Per cambiare il volto dell’Avvocatura e della giustizia italiana, in larga parte asservite agli interessi di poteri occulti, logge massoniche, comitati d’affari e apparati clientelari dei partiti;

  • Per trasformare in realtà il “sogno impossibile” di tutti gli uomini di buona volontà di affermare in concreto il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e l’effettiva indipendenza della magistratura da ogni ingerenza e potere esterno, garantendo la supremazia della ragione e del diritto;

  • Per garantire il diritto di difesa e l’accesso alla giustizia di tutti i cittadini, senza distinzione di razza, lingua, religione, opinioni politiche e condizioni sociali.

 

DA OLTRE 25 ANNI

CONTRO TUTTE LE MAFIE

 

La mission di Avvocati senza Frontiere consiste nel far proprie le aspirazioni di giustizia delle parti più deboli e battersi con fermezza e coraggio civile contro tutte le mafie e la corruzione giudiziaria per l’affermazione dei diritti umani, usando tutti gli strumenti e i rimedi offerti dall’Ordinamento giuridico, senza lasciare nulla di intentato, sino all’accertamento della Verità.

L’Associazione che ispira la sua azione al pensiero <nonviolento> di Gandhi  è convinta non esistano “cause  impossibili”, ovvero che si possa far prevalere il bene e la ragione solo se si riesce a trasmettere ai giudici – a volte corrotti, impreparati e/o conniventi – l’etica della responsabilità e le aspettative di giustizia dei cittadini, facendo sentire il proprio cuore e la passione per il diritto e le giuste cause.

Il tecnicismo giuridico e la conoscenza delle leggi sono certamente importanti ma ciò che più conta è possedere e allenarsi a sviluppare un cuore coraggioso e l’amore per le giuste cause.

Solo così sarà possibile riuscire a far trionfare il grande bene della giustizia.

E’ fondamentale prendere coscienza che la debolezza dei più può essere trasformata in una forza non violenta a cui nessun potere forte o corrotto può resistere.

E’ fondamentale portare avanti senza timori con cuore puro i propri ideali, i propri sogni, la comune speranza di una società fondata sulla giustizia, andando fino in fondo, senza fermarsi di fronte ad ostacoli e persecuzioni.

“Veritas non auctoritas facit legem”.

Credere e vivere per la libertà, in modo da far germogliare ovunque, anche nei cuori più perfidi e corrotti, i valori di equanimità, umanità e solidarietà.

Solo così gli uomini e le donne di tutto il mondo riusciranno a vedere un futuro che non sia più disseminato da ingiustizie, sofferenza, guerra, distruzione, morte, desiderio di dominio e vendetta.

Come affermava il Mahatma Gandhi; “La sofferenza, e non la spada, è il simbolo della razza umana”… In Sud Africa […] La mia gente era eccitata – anche la pazienza ha un limite – e si cominciava a parlare di vendetta. Mi trovai di fronte all’alternativa tra aderire anch’io alla violenza o trovare un altro metodo per risolvere la crisi e far cessare l’ingiustizia […] Nacque così l’equivalente morale della guerra.[…] Da allora mi sono andato sempre più convincendo che la ragione non è sufficiente ad assicurare cose di fondamentale importanza per gli uomini, che devono essere conquistate attraverso la sofferenza.

La sofferenza è la legge dell’umanità, così come la guerra è la legge della giungla.

Ma la sofferenza è infinitamente più potente della legge della giungla ed è in grado di convertire l’avversario e di aprire le sue orecchie, altrimenti chiuse, alla voce della ragione.

Nessuno ha redatto più petizioni o difeso più cause perse di me, e posso dirvi che quando volete ottenere qualcosa di veramente importante non dovete solo soddisfare la ragione, ma toccare i cuori.

L’appello alla ragione è rivolto al cervello, ma il cuore si raggiunge solo attraverso la sofferenza. Essa dischiude la comprensione interiore dell’uomo. La sofferenza, e non la spada, è il simbolo della razza umana.

Mahatma Gandhi (Young India, 1931).

Articolo 11/11/03 Repubblica

 

ARTICOLO PUBBLICATO SU LA REPUBBLICA 11/11/2003
(Il Tribunale ammette l’esistenza di un controllo mafioso nel sistema delle vendite giudiziarie) 

Stralcio dell’articolo tratto da:
La Repubblica 11/11/03  – Milano Cronaca

Dal blocco delle procedure relative alle esecuzioni immobiliari alla prassi inaugurata da un pool di giudici: storia di una “straordinaria amministrazione”.
Era il 1998 quando la legge di riforma dava il via all’ambizioso progetto teso all’ottimizzazione delle tempistiche e della prassi legate alla vendita degli immobili da parte dei Tribunali competenti.

In quel periodo il Tribunale di Milano era sommerso da una vera e propria valanga di procedure: 11.000 quelle pendenti, di cui 4.000 in attesa della fissazione della prima udienza, come dire bloccate a causa del mancato deposito dei certificati richiesti (quelli che in gergo tecnico vengono definiti “certificati ipocatastali”). Ed è stata sempre la stessa riforma a dare un “colpo d’acceleratore” all’intero comparto delle procedure esecutive, grazie alla sostituzione del certificato ipocatastale col certificato notarile ed alla sostituzione di termini più brevi per il deposito, pena l’estinzione della procedura stessa.

Ma l’entrata in vigore di una normativa non sempre coincide con l’effettiva sua applicazione. Un impulso concreto, perciò, alla prassi delle esecuzioni immobiliari si è registrato grazie al lavoro sinergico promosso da un pool di magistrati di Milano unitamente all’Ordine degli avvocati ed al Consiglio notarile.

Obiettivo: coniugare garantismo ed efficienza nel pieno rispetto delle disposizioni vigenti in materia. Da qui la prassi inaugurata dal Tribunale di Milano in seno alle procedure immobiliari rappresentata dalla delega al notaio. almeno per tutti quegli immobili di valore superiore ai 50.000 Euro. Una formula, questa, che ha rappresentato un vero e proprio acceleratore.

Attraverso la delega, infatti, ogni giudice riesce oggi , in ogni singola udienza, a rilasciare dalle 15 alle 20 deleghe. Potremmo dire che, considerati i tempi medi necessari all’espletamento della intera fase notarile, che vanno dai 6 ai 18 mesi, la procedura avviata dal Tribunale di Milano può, a pieno regime, garantire l’espletamento di una esecuzione immobiliare ordinaria nel giro di un anno e mezzo/due, un termine che può dirsi senza dubbio più ragionevole ed accettabile se confrontato alla media europea. non si può, comunque, dimenticare che il percorso dei giudici del Tribunale di Milano è stato particolarmente difficile, soprattutto nei confronti di un problema estremamente rilevante quale quello legato alla turbativa d’asta, vero e proprio tallone d’ Achille per il sistema delle esecuzioni..

E’ proprio su questo punto che i giudici sono intervenuti in maniera decisa denunciando alla Procura al fenomeno e contribuendo così alla instaurazione di un clima più sereno che ha favorito una più massiccia partecipazione del pubblico alle aste nel rispetto dell’equità giuridica. Sono trascorsi ormai circa 2 anni, infatti, dallo scandalo delle aste truccate che portò agli 8 arresti del palazzaccio.
I giornali allora parlarono di un “cartello” di speculatori.
Una specie di organizzazione in grado di condizione le gare per l’acquisto degli immobili pignorati. Come dire, nessuno poteva partecipare ad un’asta giudiziaria senza pagare una “commissione” che andava dal 10 al 15 percento del valore dell’immobile che intendeva acquistare.
In caso contrario il “cartello” soprannominato allora “La compagnia della morte” avrebbe fatto lievitare al prezzo

Allora l’inchiesta della procura milanese scattò a seguito di una coraggiosa denuncia da parte della dottoressa GABRIELLA D’ORSI, Presidente della terza sezione del Tribunale civile. Grazie a quelle indagini si assume che tutto “sarebbe cambiato” …

PATROCINIO A SPESE DELLO STATO

L’istituto del Patrocinio a spese dello Stato, meglio conosciuto come “gratuito patrocinio“, sinora scarsamente tutelato dallo Stato, che lo ha reso di difficile attuazione e divulgazione, tanto da essere utilizzato da una percentuale molto bassa dei cittadini aventi diritto, costituisce, invero, il principale meccanismo legale, attraverso cui una società che voglia definirsi “civile”, possa concretamente garantire la legalità e il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

Il gratuito patrocinio è infatti quel diritto cardinale, inviolabilmente garantito dall’art. 24 della Costituzione, attraverso cui chiunque può agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

Tale fondamentale norma, posta a base di principi di civiltà giuridica, assicura quindi a tutti i non abbienti i mezzi per agire e difendersi davanti a ogni giurisdizione e va raccordata con l’articolo 3 della medesima Costituzione che sancisce appunto il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, indipendentemente dalla loro condizione personale e sociale, senza distinzione di razza, lingua, religione, opinioni politiche.

È, cioè, il diritto ad essere difesi gratuitamente e diligenza da un avvocato, in ogni giurisdizione e grado, nonché ad essere gratuitamente assistiti anche da un consulente tecnico ed investigatore privato, nei processi civili, penali, amministrativi, tributari, comprese le azioni civili connesse per risarcimento dei danni da reato.

Ed, anche, infine, per quanto attiene il diritto ad avviare un procedimento penale, in cui il cittadino non abbiente è parte lesa e intende sporgere una denuncia-querela o un semplice esposto, oppure proporre un’opposizione all’archiviazione, ex art. 410 c.p.p.

Tutti diritti che lo Stato e le istituzioni giudiziarie stentano a divulgare nella maniera più consona, dando modo a tutti i cittadini non abbienti di riuscire, effettivamente, ad accedere all’istituto del gratuito patrocinio, a cui spesso si è costretti rinunciare per mancanza di adeguata informazione istituzionale e inottemperanza degli Avvocati e dei relativi Ordini, protesi a coprire anche i casi più eclatanti di infedeltà professionale e violazione dei più elementari imperativi deontologici.

Stato, partiti e corporazioni forensi sono evidentemente intimoriti che si inneschino incontrollabili processi, peraltro, ormai, in atto, dagli anni ’60-’70, di democratizzazione della giustizia e di un aumento della domanda di effettiva legalità, cosa che una più adeguata diffusione del gratuito patrocinio, alla maggiorparte degli aventi diritto, comporterebbe, mentre, viceversa, allo stato la stragrande maggioranza degli abusi resta del tutto impunita, proprio a fronte dei costi per approntare un’adeguata difesa tecnica e della difficoltà di accedere al gratuito patrocinio; cosa che, in ogni caso, molto spesso lascia il tempo che trova per la scarsa preparazione, diligenza e/o correttezza deontologica degli avvocati indicati nelle liste “chiuse” dei locali Consigli dell’Ordine, da secoli asserviti ai poteri forti che controllano la società.

Il limite di reddito per beneficiare del patrocinio a spese dello Stato è di € 10628,16: si tratta del reddito imponibile ai fini IRPEF, risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi, tenuto conto anche dei redditi che per legge sono esenti dall’imposta sul reddito delle persone fisiche o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, ovvero ad imposta sostitutiva.

Se l’interessato convive col coniuge o con altri familiari, viene considerata la somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo dai componenti la famiglia dell’istante, compreso l’istante.

Si tiene conto del solo reddito dell’interessato, quando gli interessi del richiedente siano in conflitto con quelli degli altri componenti il nucleo familiare, conviventi.

Di seguito potete trovare il testo integrale della legge sul gratuito patrocinio e un fac-simile delle istanze sia in sede penale sia in sede civile per procedimenti civili amministrativi e contabili. Per quanto riguarda i procedimenti civili pubblichiamo anche i moduli degli Ordini di Milano e Roma, segnalando che ogni locale ordine degli avvocati dovrebbe disporre della proprio modulistica scaricabile dai singoli siti internet.

Link:

TRENTO LA PROCURA CHE INSABBIA

DA MILANO A BRESCIA GIUSTIZIA ALLA ROVESCIA! DA BRESCIA A TRENTO SOLO UNA PAROLA AL VENTO. Ovvero, tre parallele storie di usura ed estorsione legalizzate dalla magistratura.

Fonte:  http://www.lavocedirobinhood.it/Articolo.asp?id=49

In questa rubrica ospiteremo tutte quelle cronache giudiziarie di ordinaria ingiustizia che, per quanto eclatanti, difficilmente potrete leggere sui media di qualsiasi tendenza politica, in quanto talmente scomode agli interessi di ogni schieramento da essere sistematicamente censurate, nel timore che i lettori, i quali al tempo stesso sono elettori, comprendano come stiano effettivamente le cose e che nessun partito ha veramente a cuore la giustizia – né di affermare in concreto il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

Si tratta di storie che rivelano l’esistenza di un vasto sistema di malaffare, profondamente  radicato nel tessuto istituzionale, gestito direttamente dagli apparati dei partiti, e congenito al funzionamento stesso delle istituzioni e dell’economia di mercato, in grado di produrre un vertiginoso flusso di finanziamenti illeciti, clientelismo, voto di scambio e garanzie di impunità, dove gli interessi della politica, dell’imprenditoria, dell’informazione, della mafia, della criminalità organizzata, della giustizia e, financo, delle chiese e delle organizzazioni  antimafia, si fondono con gli interessi dei cosiddetti “poteri forti economico-finanziari globali“, dietro cui notoriamente si cela la lunga manus della massoneria internazionale che, almeno dai tempi di Benjamin Franklin (affiliato alla massoneria tra i padri fondatori degli Stati Uniti d’America) e di Garibaldi, controlla gli scenari internazionali e le sorti del mondo.      
Il “principio di intangibilità” degli affiliati alle varie consorterie affaristico-giudiziarie si contrappone quindi a quello di “uguaglianza di fronte alla legge“, per cui accade, come ora Vi raccontiamo, che da “Milano a Brescia la Giustizia funzioni alla rovescia” e che anche spostandosi di latitudine verso i più rigidi climi del nord le cose non cambino affatto.

I rappresentanti dei poteri forti e delle logge massomafiose che controllano il territorio, fanno da padroni nelle aule di giustizia e riescono quasi sempre a farla franca o, a venirne fuori con il minimo scotto, spesso con il compiacente avvallo degli organi di controllo della magistratura e dei Palazzi romani, tra cui lo stesso C.S.M., come invano denunciavano già negli anni novanta alcuni tra i migliori magistrati antimafia, come Salvo Boemi, Roberto Pennisi, Agostino Cordova, Alberto Di Pisa, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tanti altri, minacciati di morte, messi a tacere e delegittimati dagli stessi rappresentanti di quei poteri occulti che avevano inascoltatamente denunciato … ________________________________________

L’INCREDIBILE STORIA DI UN CANCELLIERE DIRIGENTE DELLA CORTE D’APPELLO DI MILANO, DAPPRIMA VITTIMA DEGLI USURAI, EPPOI DEI GIUDICI.

Francesco Santomanco, ex Cancelliere Dirigente della Corte d’Appello di Milano, dopo 35 anni di onesto servizio, prima di venire illegittimamente spogliato della propria abitazione, denuncia di essere stato costretto a sottoscrivere da un gruppo di strozzini con aderenze nella locale magistratura, cambiali ipotecarie e titoli per oltre 1,2 miliardi delle vecchie lire, a fronte di un prestito di appena 60 milioni di lire e sottoposto all’ingiusto pignoramento di due immobili, tra cui appunto la casa ereditata dai genitori.
Gli immobili, situati nel centro storico, a due passi dalla Prefettura, con un valore di almeno € 6000 al metro quadrato, vengono valutati dal Tribunale di Milano a quotazioni da vera e propria ricettazione (€ 1500 al mq.) e alienati in aste deserte a società immobiliari.   
La denuncia per usura e frode processuale finalizzata all’estorsione viene archiviata senza svolgere alcuna indagine, da parte del P.M. Spataro e dal G.I.P. Varanelli, sostenendo contrariamente alle evidenze documentali e probatorie offerte che “non sarebbero state allegate le prove” dei reati denunciati.
Analoga totale assenza di tutela si registra anche da parte della Prefettura di Milano, che seppure, inizialmente, orientata ad accogliere l’istanza ai sensi delle Leggi Antiusura  nn. 108/96 e 44/99, dopo avere acquisito il parere negativo del Presidente del Tribunale, nega l’accesso al fondo previsto per le vittime dell’usura e financo la proroga di gg. 300 della sospensione dell’esecuzione di rilascio dell’abitazione.

Lo stesso avviene in sede civile coi molteplici ricorsi in opposizione alla vendita e al rilascio degli immobili, in cui si chiede la sospensione dell’esecuzione. Nonostante i ripetuti solleciti, ben 12 ricorsi di urgenza rimangono tutti pressoché inesaminati, sino all’accesso della forza pubblica, eppoi iniquamente respinti con la sconcertante motivazione che l’esecuzione di rilascio sarebbe stata “ormai in corso” e che la vendita seppure dapprima provvisoriamente sospesa, sarebbe “indenne da censure“. Ciò, giungendo a negare qualsiasi accertamento istruttorio sul valore effettivo degli immobili e sulla sussistenza di illegittime interferenze e interessi estorsivi che hanno inficiato di nullità l’intero processo esecutivo.
A seguito della pubblicazione del caso sul sito http://www.avvocatisenzafrontiere.it/ (nelle pagine web della mappa della malagiustizia in Lombardia), la Presidente della terza Sezione Esecuzioni immobiliari del Tribunale di Milano, dr.ssa Gabriella D’Orsi e altri giudici civili incaricati dei procedimenti, sporgono denuncia per “calunnia” sia nei confronti del Presidente dell’Associazione, responsabile del sito, sia nei confronti dell’ex Cancelliere Francesco Santomanco, che li aveva denunciati alla Procura di Brescia e al C.S.M., unitamente ai giudici penali e alla Prefettura di Milano, ipotizzando a loro carico i reati di falso ideologico, abuso continuato, omissione e interesse privato in atti di ufficio. 
Con quale risultato? I giudici sono ancora tutti lì; mentre l’ex Cancelliere anziano e malato, dopo essere stato brutalmente legato con le cinghie alla barella, perché non voleva uscire dalla sua casa, finisce al Dormitorio Pubblico di Via Ortles. E, senza che nessuno dei giudici che avevano ritenuto denunciarlo per “calunnia” provvedesse ad astenersi da ogni giudizio che lo riguardava, come obbligatoriamente previsto per legge, l’usurato viene anche condannato al pagamento di pesanti spese processuali per alcune diecine di migliaia di euro in ogni processo.
Lo sconcertante epilogo del caso è che a Milano chi denuncia di essere vittima dell’usura e della “compagnia della morte” che, notoriamente, controlla le vendite giudiziarie, viene lasciato solo, con il beneplacito di tutti gli organi della magistratura e delle istituzioni a cui Francesco Santomanco si era fiduciosamente rivolto.

Anche alla Procura di Brescia le cose non procedono diversamente.
Le varie denunce a carico dei magistrati di Milano o, non vanno avanti (in altre parole vengono affossate) o, vengono archiviate, sempre senza svolgere alcuna indagine né tanto meno informare, come suo diritto, la parte offesa che ne ha fatto richiesta ai sensi dell’art. 410 c.p.p., così da impedirgli di proporre opposizione alla richiesta del P.M. di archiviazione.

Il vento sembra non cambiare neppure alla Procura di Trento, tutt’oggi inerte, dove l’inchiesta si trasferisce per competenza territoriale, ex art. 11 c.p.p., a seguito della ulteriore denuncia dell’ex Cancelliere degli abusi commessi nei suoi confronti, da parte di magistrati della Procura di Brescia. E qui si intrecciano le altre due parallele storie di usura ed estorsione legalizzate di altre malcapitate vittime di “errori giudiziari”, commessi da magistrati di Treviso, di cui Vi parliamo in questo primo numero del giornale on line.

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FALLIMENTOPOLI E CRIMINALITA’ GIUDIZIARIA NEL TRIVENETO.  92enne affetta da Alzhaimer spogliata della casa e gettata in mezzo alla strada.

La seconda storia, di cui abbiamo già parlato ne “la Voce di Robin Hood” (Ottobre 2002), scaricabile dal sito http://www.avvocatisenzafrontiere.it/ (nelle pagine web della mappa della malagiustizia nel Veneto) è quella di una inerme vecchietta di 92 anni, Moino Ermina, affetta dal morbo di Alzhaimer, pure sommariamente estromessa dalla sua abitazione, insieme alla figlia, Nellida Bernardi, a seguito della solita vendita giudiziaria pilotata, per favorire una profittevole speculazione edilizia sull’importante area, ove si ergeva la sua modesta casa, sita nel centro storico della ricca e laboriosa Castelfranco Veneto.
Esecuzione che viene autorizzata dal Giudice dr. Umberto Donà del Tribunale di Treviso, seppure il ricavato della vendita dei beni societari (3,6 miliardi di lire) sia ampiamente in grado di coprire la pretesa vantata dalla Cassa di Risparmio di Venezia (Carive), di circa 2,0 miliardi di lire (somma che risultava peraltro gravata da pesanti tassi usurari).
Nasce così il caso Moino-Bernardi, le quali denunciano la Carive per avere artatamente provocato, dapprima il fallimento dell’azienda della famiglia Bernardi, eppoi  la vendita alla asta dell’abitazione privata, su cui gravava un diritto di abitazione a vita dell’anziana Moino.
Le due anziane denunciano, altresì, il Giudice Donà per avere autorizzato, al di fuori delle ipotesi previste dalla legge e senza alcuna obbiettiva necessità, la vendita dell’usufrutto a vita, del valore di pochi milioni di lire, a fronte di una vessatoria fidejussione rilasciata dalla sig.ra Moino, in favore della figlia per l’erogazione di un mutuo ipotecario per l’originaria somma di appena lire 600.000.000.
Il motivo? L’area fabbricabile ove sorgeva la loro modesta abitazione era stata inserita nel piano regolatore del Comune di Castelfranco Veneto e ciò aveva scatenato gli appetiti di un costruttore  locale, il quale non esitava ad acquistare nella solita asta deserta e a prezzo vile l’immobile, nonostante le opposizioni e le plurime denunce dei legali delle vecchiette, che venivano sommariamente estromesse dalla forza pubblica, senza che, anche in questo caso, intervenisse la locale Prefettura, alla quale si erano ripetutamente rivolte. Nel frattempo la povera Sig.ra Moino è passata a miglior vita e la figlia continua a sopravvivere dal 1997 con un assegno alimentare mensile di € 250, erogatogli dal ricavato della vendita dei suoi beni immobili, ciò mentre il locale Tribunale fallimentare rifiuta del tutto illegittimamente di restituirgli la differenza residua di circa € 500.000, seppure sia già stato approvato da alcuni anni il piano di riparto.

Ma non è tutto. Nonostante la Sig.ra Bernardi abbia proposto querela nei confronti degli istituti bancari e della Basso Immobiliare s.r.l., nonché dei giudici del Tribunale di Treviso e vi siano ben quattro procedimenti pendenti presso la Procura di Trento (nn. 1047/99, 1629/99, 2039/99, 12939/01), per frode processuale, abuso continuato e interesse privato in atti d’ufficio, falso ideologico e favoreggiamento, nessuna attività investigativa è stata svolta a carico del dr. Donà e i fascicoli giacciono mestamente negli Uffici della Procura. Omessa attività di indagine che ha recentemente costretto la Sig.ra Bernardi a proporre istanza di avocazione delle indagini al Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Trento, il quale al momento è rimasto del tutto inerte…

Dulcis in fundo, la Basso Immobiliare s.r.l., sentendosi diffamata dalla pubblicazione del caso sul sito di “Avvocati senza Frontiere”, spalleggiata dalla Procura di Treviso, ha pensato bene di presentare querela per pretesa “diffamazione a mezzo internet“, il cui procedimento a carico del responsabile dell’Associazione, Dott. Pietro Palau Giovannetti, in questo caso si celebrerà in tempi sorprendentemente brevi, il 13 giugno 2007. Ovviamente, la difesa non mancherà di fare rilevare l’adozione di due pesi e due misure nella gestione della vicenda e di battersi per affermare i principi di verità e giustizia (organo giudicante permettendo…) che sono alla base dell’impegno sociale di Avvocati senza Frontiere. Sul punto si osserva che la querela per diffamazione a mezzo stampa, unitamente a quella per calunnia, è ormai diventata un autentico sport nazionale nelle mani della magistratura di regime, collusa coi poteri forti, come risultante da una ricerca dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, ove è emerso che tra le categorie professionali maggiormente coinvolte nei procedimenti di diffamazione a mezzo mass-media spicca al primo posto, guardacaso, proprio quella degli stessi magistrati con ben il 44% dei casi, seguiti dai privati (11%) e dalle persone giuridiche (11%) [S. Peron e E. Galbiati, “I Dossier di Tabloid, Relazione sulle sentenze emesse dalla Corte d’Appello civile di Milano nel biennio 2001-2002. Diffamazione a mezzo stampa”, in Supplemento Tabloid n. 6/2004). Con ciò ledendo il principio fondamentale della libertà di parola e di manifestazione del pensiero, espressi in modo del tutto chiaro nell’art. 21 della Costituzione, ovvero il diritto di critica. In proposito, occorre evidenziare che i concetti espressi in sede giurisprudenziale, circa  l’interesse per l’opinione pubblica alla divulgazione dei fatti: cioè la correttezza delle modalità di esposizione, la corrispondenza fra i fatti accaduti e i fatti narrati, come cause di giustificazione, rispetto al delitto di pretesa diffamazione, sono in evidente contrasto con l’antiquata ed autoritaria formula dell’art. 596 c.p., purtroppo ancora vigente, per cui l’imputato non è ammesso a provare a sua discolpa la verità o la notorietà del fatto (ex multis Cass. Pen. Sez. Unite 16 ottobre 2001 n. 37140). Nella specie, si pongono poi ulteriori problemi interpretativi circa la perseguibilità della querela, evidentemente proposta ed utilizzata a scopo meramente intimidatorio, in quanto secondo numerose pronunce dei giudici del merito (Tribunale di Teramo, Gip di Oristano …) si nega che si possa parlare di diffamazione a mezzo stampa, laddove lo strumento utilizzato sia la comunicazione telematica. Ciò in quanto nessun sito può essere raggiunto casualmente in assenza di una specifica conoscenza o di una precisa interrogazione ad un motore di ricerca; cosa che nel linguaggio giuridichese si traduce nel divieto di applicazione del principio analogico che non è previsto nel nostro sistema penale. In attesa di una definitiva più chiara pronuncia della Suprema Corte si resta nel frattempo nel dubbio.
Dubbi che invece non sussistono, circa la ricostruzione dei fatti di cui Nellida Bernardi e sua la sua anziana madre sono rimaste vittima, nonché circa le precise responsabilità ascritte alla Basso s.r.l., alla Carive e ai magistrati che sinora ne hanno coperto i delitti rimasti impuniti. _______________________________________

GOLF, BANCHE, GIUDICI E AFFARI

La terza parallela storia che chiude il cerchio del malaffare affaristico-giudiziario trevigiano e di questa prima serie di racconti, affermando il principio che <l’ingiustizia è uguale per tutti i poveracci> a qualsiasi latitudine del Paese, da Milano a Brescia e da Brescia a Trento, è quella di Coletti Maria, altra vittima della speculazione edilizia e dell’usura bancaria, che rischia nei prossimi mesi di vedersi illecitamente espropriare con il beneplacito della magistratura, della sua abitazione e di un circostante terreno di notevole prestigio, ad istanza della Banca di Credito Cooperativo Alta Marca, già da tempo nel mirino della Banca d’Italia e di indagini penali.
Il motivo? La sua modesta abitazione ha il torto di affacciarsi sui campi dell’Asolo Golf Club e di fare gola ai soliti speculatori immobiliari che intendono demolire tutto e costruire villette a schiera e strutture per nababbi.
Per la solita commistione di oscuri interessi tra giustizia e affari, seppure sia stato provato che la malcapitata vittima di turno abbia pagato sino all’ultimo centesimo quanto ancora indebitamente preteso dalla banca, a fronte di un’inesistente acquisto di titoli CTZ, mai richiesti dalla sig.ra Coletti, il solito Giudice dell’Esecuzione di Treviso Umberto Donà – lo stesso già indagato per il caso Bernardi – anche in questa circostanza si è rifiutato illegittimamente di sospendere la vendita e, prima di mandare la casa all’asta, di disporre una Perizia contabile per accertare l’effettiva situazione di dare/avere tra le parti, ovvero se il preteso acquisto di titoli CTZ non sia frutto di una truffa intentata dalla Banca di Credito Cooperativo Alta Marca.

Tutto ciò è stato da tempo vanamente denunciato alla Procura di Trento e al Presidente del Tribunale di Treviso, i quali sono rimasti del tutto inerti, come nel caso Bernardi, giungendo a respingere anche la richiesta di gratuito patrocinio e la stessa richiesta di ricusazione del dr. Donà, pur sussistendo un evidente insanabile conflitto di interessi tra la sua posizione di indagato e quella di Giudice dell’Esecuzione, cosa che non gli ha impedito di disporre la vendita all’asta per il 7.11.2007, infischiandosene anche delle opposizioni proposte dai difensori ai sensi degli artt. 569 c. 4, 615 e 617 c.p.c., per cui avrebbe avuto l’obbligo di disporre la sospensione automatica della vendita.
A quadrare gli ambigui fini della giustizia vi è il fatto che la Procura di Trento, in persona del P.M. De Benedetto, risulta ingiustificatamente inerte, anche alle stesse sollecitazioni del G.I.P. dr. La Ganga, il quale ha ripetutamente e vanamente chiesto indagini a carico del dr. Donà e di altri magistrati trevigiani. Provvedimento rimasto da quattro anni illegittimamente ineseguito con il pretesto che il P.M. avrebbe proposto due ricorsi in Cassazione avverso le richieste di indagini avanzate dal Gip. Cosa che non può che lasciare sgomenti, in quanto il P.M., quale rappresentante della Pubblica Accusa, non dovrebbe avere alcun titolo né apparente interesse ad opporsi a svolgere le suppletive indagini ritenute opportune dal Gip, prendendo in sostanza le difese dei giudici che sarebbe stato suo ineludibile dovere indagare, senza ritardo, assolvendo alle sue alte funzioni istituzionali. Un’evidente inversione dei ruoli e stravolgimento delle funzioni giudiziarie, per cui ci ritroviamo a pagare lo stipendio a dei magistrati che, invece di tutelare i diritti dei più deboli, proteggono gli interessi del potere e di coloro che attentano ai diritti dei cittadini, facendo perdere credibilità all’intero sistema giudiziario e speranza nella Giustizia. 
Nel caso Coletti, al danno si è aggiunta anche la beffa, in quanto il P.M. De Benedetto ha richiesto l’archiviazione, sostenendo contrariamente a qualsiasi evidenza documentale e logica di buona fede, trattarsi delle “medesime questioni oggetto del caso Bernardi“, per cui aveva proposto anni orsono la predetta improponibile impugnazione avverso le richieste di indagini avanzate dal GIP. Ricorsi del cui esito, occorre peraltro evidenziare, nulla si sa e si è mai saputo: cosa che denota come la giustizia anche presso la Suprema Corte di Cassazione sia in balia degli interessi di chi sta dalla parte di quei “poteri forti economico-finanziari globali”, di cui parlavamo all’inizio dell’articolo, che controllano l’economia e le istituzioni.
Un conflitto di interessi, quello del P.M. di Trento, che non può non stupire coloro i quali credono nell’indipendenza della Magistratura e nella supremazia del diritto, tanto più se si considera che a fronte dell’inerzia delle indagini a carico dei giudici sospettati di collusioni, il Presidente della nostra Associazione, è stato, come detto, rinviato a giudizio a tempi di “giustizia scandinava”, per diffamazione a mezzo internet, quale responsabile del sito http://www.avvocatisenzafrontiere.it/ , dove si denunciano i casi Bernardi, Santomanco ed altri.

Tony Red (Avvocato)

Registrazione Avvocati

 

Per usufruire del servizi offerti in questa sezione riservata a legali, praticanti, periti e consulenti è necessario aver già aderito alla rete di Avvocati Senza Frontiere, tramite l’invio del modulo di adesione, unitamente al curriculum professionale e alla copia del tesserino rilasciato dal proprio Ordine di appartenenza, che possono venire trasmessi anticipatamente, anche a mezzo fax o posta elettronica, se debitamente sottoscritti con firma digitale.
Gli aderenti alla rete, oltre al modulo di adesione cartaceo, che non prevede il versamento di alcuna quota associativa, al fine di accedere ai servizi telematici e alla mappa della malagiustizia, interagendo alla sua diffusione nelle regioni di appartenenza, possono altresì registrarsi direttamente online, tramite il form della voce “Registrati” nel menu in basso a destra “Log in”, previa sottoscrizione della sola quota associativa ordinaria annua di
€ 52,00, tramite paypal, assegno bancario o bollettino di c/c postale la cui ricevuta ove non già precedentemente trasmessa dovrà essere inviata a mezzo fax allo 02/36582658 o tramite posta elettronica.

SERVIZI PER GLI AVVOCATI ASSOCIATI

  • Accesso al servizio online per conoscere in tempo reale le cause disponibili divise per materia e sedi giudiziarie in fase di costruzione (si prevede l’attivazione entro fine anno);
  • Accesso alla Mappa della malagiustizia con possibilità di collaborazione all’inserimento diretto dei casi;
  • Possibilità di segnalazione online della disponibilità ad assumere la difesa dei casi indicati dall’Associazione;
  • Possibilità di rappresentare localmente Avvocati senza Frontiere e promuovere qualsiasi iniziativa territoriale ritenuta utile nella Regione di appartenenza volta a fare conoscere l’attività e le finalità dell’Associazione;
  • Possibilità di partecipare e/o promuovere corsi e seminari insieme all’Associazione sui temi dell’etica deontologica, degli abusi giudiziari, della tutela dell’ambiente, del diritto alla salute, alla casa, al lavoro, alla sicurezza e alla pace;
  • Possibilità di utilizzare il patrocinio di Avvocati senza Frontiere e della Onlus Movimento per la Giustizia Robin Hood per intraprendere battaglie civili di rilevante interesse sociale ed eventualmente di costituirsi parte civile; 
  • Invio delle newsletter del Movimento per la Giustizia Robin Hood e di Avvocati senza Frontiere;
  • Invio dell’editoriale del giornale on line lavocedirobinhood.it

Registrazione Utenti

 

Per poter usufruire dei servizi offerti dal sito dell’Associazione è necessario registrarsi online compilando il form della voce “Registrati” nel menu in basso a destra “Log in”, previo versamento della quota associativa ordinaria annua di € 52,00, tramite paypal, assegno bancario o bollettino c/c postale. In caso in cui  li versamento della quota associativa non avvenga online, per ottenere l’attivazione del proprio account è necessario inviare  la cui ricevuta di pagamento a mezzo fax al n. 02/36582658 o tramite posta elettronica. La registrazione on line da altresì la facoltà di accedere in tempo reale ai servizi telematici e alla mappa della malagiustizia, interagendo alla sua diffusione nelle regioni di appartenenza,

SERVIZI PER GLI UTENTI ASSOCIATI CON QUOTA ORDINARIA DI €  52,00

  • Accesso alla Mappa della malagiustizia con possibilità di pubblicazione del proprio caso e/o di collaborazione editoriale all’inserimento di altri casi nella regione di appartenenza o altre di interesse dell’utente associato;
  • Disponibilità online di modelli per ricorsi e formulari per procedimenti in cui non è prevista la difesa tecnica del difensore;
  • Disponibilità online di formulari diversi in materia civile, penale, amministrativa e tributaria, scaricabili gratuitamente;
  • Patrocinio e intervento in giudizio dell’Associazione, nei soli casi di particolare rilevanza sociale e pubblico interesse;
  • Invio delle newsletter di Avvocati Senza Frontiere;
  • Invio delle newsletter della Onlus Movimento per la Giustizia Robin Hood;
  • Invio dell’editoriale del giornale on line lavocedirobinhood.it;

SERVIZI PER GLI UTENTI ASSOCIATI CON QUOTA INTEGRATIVA DI € 250,00

  • Accesso al servizio “S.O.S. Avvocati“, che da diritto ad una consulenza gratuita sul proprio caso da parte di un legale spacializzato nella materia richiesta;
  • Eventuale assistenza in giudizio, anche con il patrocinio a spese dello stato, laddove sussistano le condizioni reddituali e la non manifesta infondatezza della domanda, nonchè laddove  il caso rivesta pubblico interesse e sia pertinente con gli scopi associativi, fatta salva la concreta possibilità di assumere il mandato da parte del difensore in relazione alle difficoltà logistiche del foro di competenza;
  • Consulenza telefonica e valutazione preliminare del caso;
  • Studio degli atti e classificazione giuridica del caso;
  • Individuazione dei rimedi più acconci;
  • Interventi sugli enti e parti controinteressate;
  • Stesura di ricorsi alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo;
  • Stesure di istanze di gratuito patrocinio;
  • Eventuale patrocinio della causa da parte dell’Associazione e intervento in giudizio nei soli casi di particolare rilevanza sociale e interesse pubblico;

N.B.: SENZA IL RISPETTO DELLE PROCEDURE INDICATE NON POTRANNO VENIRE FORNITE IN ALCUN MODO INFORMAZIONI ANCHE TELEFONICHE NE’ TANTOMENO DIVULGATI NOMINATIVI DI LEGALI PER MOTIVI DI PRIVACY.

CHI SIAMO

AVVOCATI SENZA FRONTIERE è una rete di operatori del diritto e  professionisti, a livello nazionale ed europeo, istituita ad iniziativa della Onlus Movimento per la Giustizia Robin Hood, che opera dal 1986, di cui fanno parte avvocati, praticanti, iurisperiti, consulenti tecnici, medici forensi, notai, commercialisti, traduttori, assistenti sociali, docenti, studenti, comuni cittadini e volontari, animati da puro senso di giustizia sociale, coraggio civile e solidarietà verso i soggetti più svantaggiati.

Scarica qui: Modulo di AdesioneStatuto Associativo.

La struttura italiana prefigge di tutelare con la necessaria fermezzasenza timori reverenziali, i cosiddetti “diritti negati” delle persone più deboli, contro ogni forma di abuso della Pubblica Amministrazione e/o di soggetti privati in posizione dominante, contribuendo a fare crescere la legalità e l’etica deontologica della professione forense, la cui nobiltà è troppo spesso offuscata da comportamenti non sempre improntati a lealtà professionale, ovvero dalla diffusa debolezza dei Consigli dell’Ordine, incapaci di uscire dalle logiche dominanti e, in genere, più vicini agli interessi del potere e delle corporazioni che a quelli della collettività.

A tale scopo, stiamo cercando di implementare la rete di A.s.F. in ogni Regione d’Italia, onde rispondere sempre più capillarmente al diffuso bisogno di giustizia e di legalità, ovvero alle crescenti richieste di assistenza legale per casi di malagiustizia che ci vengono segnalati da ogni parte del Paese. Ragione per cui siamo sempre aperti a nuove collaborazioni nonché a ricevere donazioni e progetti per aprire sportelli di “S.O.S. GIUSTIZIA”, tenuto conto che non usufruiamo di alcun finanziamento pubblico né abbiamo padrini politici. 

Gli sportelli di “S.O.S. GIUSTIZIA” offrono orientamento legale e la necessaria assistenza alle persone in stato di bisogno vittime della malagiustizia. Tale attività viene svolta da operatori del settore, a livello di volontariato, e comprende: consulenza telefonica gratuita e valutazione del caso; studio degli atti e classificazione giuridica; individuazione dei rimedi più acconci; intervento sugli enti e parti controinteressate; assistenza legale tecnica, attraverso l’intervento di legali civilisti, penalisti e amministrativisti; stesura di istanze di gratuito patrocinio; stesura di ricorsi alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo; patrocinio e intervento in giudizio della Associazione, ove il caso rivesta un interesse pubblico.

Allo stato non siamo in grado di coprire l’intero territorio nazionale né tantomeno di seguire, indistintamente, tutti i casi segnalatici, data l’enorme mole di richieste da ogni parte d’Italia, per cui ci troviamo a nostro malgrado costretti a dare la precedenza ai casi più emblematici e di rilevante interesse sociale. Ciononostante invitiamo le persone bisognose di tutela a non perdere la speranza, inviandoci via mail una breve denuncia dei fatti utilizzando il modulo di segnalazione che, ove ben documentata, provvederemo a pubblicare nelle pagine web della Mappa della malagiustizia in Italia e nella ns. rivista on line www.lavocedirobinhood.it

D‘altronde, lo sviluppo della rete di Avvocati Senza Frontiere e la capacità di estendere il servizio, affermando il diritto di accesso alla giustizia e di difesa di tutti i cittadini, dipendono essenzialmente dalla sensibilità degli utenti a condividere in concreto gli ideali dell’Associazione e dalla consapevolezza che l’auspicato cambiamento epocale del rapporto tra governanti e sudditi, necessario a rendere effettivo il principio di uguaglianza di fronte alla legge, potrà nascere solo attraverso una rivoluzione delle coscienze e da una forte pressione popolare.

NUOVO CODICE DEONTOLOGICO FORENSE

 

Pubblichiamo in queste pagine il Testo del nuovo Codice Deontologico Forense approvato dal Consiglio Nazionale Forense nella seduta del 17 aprile 1997, in applicazione del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito con modificazioni dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, aggiornato con le modifiche introdotte il 16 ottobre 1999, il 26 ottobre 2002, il 27 gennaio 2006, il 18 gennaio 2007 e il 12 giugno 2008.

Introduzione al Codice Deontologico Forense

Il Codice Deontologico Forense riguarda i principi e la modalità di esercizio dell’Avvocatura, a partire dalla tutela dei diritti e degli interessi della persona, assicurando la conoscenza delle leggi e contribuendo pienamente all’attuazione dell’ordinamento per i fini della giustizia.

Preambolo

L’avvocato esercita la propria attività in piena libertà, autonomia ed indipendenza, per tutelare i diritti e gli interessi della persona, assicurando la conoscenza delle leggi e contribuendo in tal modo all’attuazione dell’ordinamento per i fini della giustizia.

Nell’esercizio della sua funzione, l’avvocato vigila sulla conformità delle leggi ai principi della Costituzione, nel rispetto della Convenzione per la salvaguardia dei diritti umani e dell’Ordinamento comunitario; garantisce il diritto alla libertà e sicurezza e l’inviolabilità della difesa; assicura la regolarità del giudizio e del contraddittorio.

Le norme deontologiche sono essenziali per la realizzazione e la tutela di questi valori.

Di seguito, oltre al testo integrale del nuovo Codice Deontologico Forense sono pubblicate anche la relazione illustrativa delle modifiche a cura del Consiglio Nazionale Forense e il Codice di deontologia e buona condotta per il trattamento dei dati personali effettuati per svolgere investigazioni difensive o per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria

Link:

Veneto

Prima di accingerVi a leggere i vari casi, pensate che si tratta di storie vere, per cui molti uomini sono morti e tante famiglie sono state distrutte dal dolore, senza ricevere alcuna tutela, da parte delle varie Autorità a cui fiduciosamente si erano rivolte. Pensate che non si tratta di casi isolati e non crediate che ciò che è capitato agli altri non possa, prima o poi, capitare, anche, a Voi od, a qualche stretto congiunto. Sarebbe il più grave errore che potreste commettere, dal quale genera l’indifferenza verso i mali della giustizia e su cui si fonda il dominio del male e della menzogna sulla Verità.

 

MAPPA DELLA MALAGIUSTIZIA

 UN OSSERVATORIO PERMANENTE sul vasto fenomeno della criminalità economica, politica e giudiziaria che mette in luce come i valori di legalità e giustizia in cui tutti i cittadini credono e che dovrebbero essere alla base della moderna civiltà giuridica possano venire sovvertiti e calpestati impunemente con il beneplacito delle istituzioni dello Stato;

UNA FINESTRA APERTA  sul mondo sommerso della cd. “ILLEGALITA’ ISTITUZIONALE e della giustizia negata, ovvero  un eccezionale strumento di denuncia della malagiustizia con i  nomi di magistrati, avvocati, cancellieri, periti, amministratori pubblici, politici e imprenditori di regime ritenuti responsabili di aggiustare i processi in favore dei più forti;

UNA BANCA DATI ESCLUSIVA A CARATTERE PARTECIPATIVO-POPOLARE in continua espansione per il susseguirsi di segnalazioni di “notitiae criminis“, a carico di infedeli servitori dello Stato, che riceviamo con ritmo crescente da ogni parte d’Italia e che può rivelarsi una formidabile “arma dei più deboli” per impedire che gli abusi si consumino nell’assoluta impunità e nel silenzio delle aule giudiziarie, ovvero un modo per non lasciare più sole le vittime dell’ingiustizia, smascherando l’ordine di falsa legalità e i centri di potere occulto che governano il Paese nelle mani di massoneria, mafia e sistema dei partiti (massomafie);

REGIONE PER REGIONE gli abusi più eclatanti che quotidianamente vengono consumati dal potere in danno di persone inermi e che ci vengono segnalati dagli utenti, per spezzare il silenzio dei media e per creare una rete di solidarietà costruita dalle denunce delle stesse vittime e da tutti coloro che hanno a cuore la Vera Giustizia e la Verità;

UNO STRUMENTO INFORMATIVO  per studiare e conoscere i perversi meccanismi di controllo del pianeta giustizia e le “oscure vie” attraverso cui i furbi ed i disonesti hanno spesso la meglio sulle persone per bene che invece di venire tutelate dalla legge si ritrovano vittime di una ramificata rete di protezioni illecite che anche dopo Tangentopoli continuano ad alimentare la corruzione politica-giudiziaria, soffocando la legalità ed il diritto ad una Giustizia equa e rapida per tutto il popolo italiano;

UNA LENTE PER RADIOGRAFARE da nord a sud del Paese i comportamenti non sempre trasparenti di funzionari pubblici, alti magistrati ed operatori di giustizia, che invece di adoperarsi per garantire la legalità spesso appaiono come garanti di poteri occulti e criminali protesi a difendere ad oltranza gli interessi particolaristici delle oligarchie politico-economiche che controllano il territorio e i gangli delle istituzioni e di farabutti di ogni risma;

UNA CHIAVE PER CAPIRE che un ordine di falsa legalità annichilisce il profondo bisogno di Giustizia a cui ogni uomo libero aspira, impedendo ad un intero popolo di progredire e vivere in pace, ovvero per percepire che nel nostro Paese vige un sistema di malaffare, avvallato da entrambi i poli, per cui è pressoché impossibile per un comune cittadino ottenere Giustizia nei confronti di un potente o di un amico degli amici, poichè la giustizia è condizionata da partiti, logge massoniche e mafie economiche.

REGOLAMENTO PER LA SEGNALAZIONE DEI CASI E MODALITA’ DI INSERIMENTO NELLA BANCA DATI:

Art. 1)  IL SERVIZIO ON LINE.

Si propone di offrire progressivamente, in tempo reale, a tutti i cittadini una costante quanto obiettiva informazione sui crimini paraistituzionali del potere che la stampa di regime molto spesso ignora o cerca di mascherare, essendo espressione di interessi di parte e delle cordate politico-affaristico-giudiziarie che si scontrano nel Paese;

Art. 2) ACCESSIBILITA’. 

 Il servizio on line è aperto a tutte le vittime della falsa legalità, ai loro difensori, nonché ai magistrati,  ai giornalisti, a tutti gli avvocati, operatori di giustizia e comuni cittadini che credono nel principio di uguaglianza di fronte alla legge e che la magistratura debba essere messa effettivamente in condizione di fare il proprio dovere fino in fondo senza guardare in faccia nessuno, obbedendo soltanto alla Legge;

Art. 3) SELEZIONE DEI DATI.

Per ovvie ragioni la Redazione darà corso alla pubblicazione delle sole notizie verificabili e corredate da idonea documentazione, impegnandosi ad aggiornare i dati in base alle segnalazioni ricevute da parte dei diretti interessati e a dare spazio ad eventuali rettifiche, anche in caso di assoluzione degli indagati e di sentenza passata in giudicato, nonchè alle impugnazioni straordinarie delle parti lese anche avanti alle competenti sedi sovranazionali (Corte di Strasburgo);

Art. 4) INSERIMENTO DATI ON LINE DIRETTO.

A breve verrà abilitato il servizio di registrazione diretto per tutti gli associati che abbiano provveduto al versamento della quota associativa annua di € 52,00 (quota ordinaria), che da diritto anche alla pubblicazione diretta dei casi di malagiustizia (5 gg lavorativi) e a collaborare alla ricerca di notizie di interesse generale, salvo modifiche e richieste di integrazione dati ad esclusiva discrezione della Redazione, onde non incorrere in sanzioni;  

Art. 5) INSERIMENTO DATI FACOLTATIVO.  

Inviare mail dettagliata a movimentogiustizia@yahoo.it  corredata del modulo di segnalazione del caso. In tale ipotesi lo Staff di Avvocati senza Frontiere si riserva di valutare la rilevanza del caso senza alcun impegno alla pubblicazione. Solo per gli anziani il modulo può essere inviato anche a mezzo posta (assolutamente non via fax) ad Avvocati senza Frontiere, C.so di P.ta Romana 54, 20122 Milano;

Art. 6) ASSISTENZA LEGALE.

In caso sia anche richiesta assistenza legale la quota minima è pari ad € 250,00 per i casi di non particolare complessità e assenza di rilevanti interessi patrimoniali;

Art. 7)  AUTOFINANZIAMENTO.

L’Associazione non godendo di alcun finanziamento pubblico destina le quote associative all’autofinanziamento e agli sportelli di SOS GIUSTIZIA, senza le quali non saremmo in grado di portare avanti queste importanti iniziative e di svilluppare la rete sull’intero territorio nazionale.  

  • Clicca qui per scaricare il modulo di segnalazione del proprio caso in formato .pdf
  • Clicca qui se vuoi inserire il tuo caso direttamente online