Archivio Autore: Palau Giovannetti Pietro

Non esistono parole per descrivere questo orrore e l’indifferenza dei governi del mondo

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V MARCIA PER L’AMNISTIA

Il Movimento per la Giustizia Robin Hood e Avvocati senza Frontiere aderiscono alla V Marcia per l’Amnistia, la Giustizia e la Libertà!

Amnisty-2017

21 ottime ragioni per aderire ed essere dalla parte degli ultimi:

  1. Perché a finire in carcere è soltanto la povera gente, priva di mezzi per permettersi una difesa adeguata e ungere le ruote del sistema giudiziario italiano, tra i più corrotti del mondo, mentre i reati commessi dai veri delinquenti, colletti bianchi, politici, imprenditori e magistrati collusi con le massomafie, vengono lasciati prescrivere o non vengono neppure perseguiti, come nel caso del magnate svizzero Stephan Schmidheiny, condannato a 18 anni di reclusione per “disastro ambientale doloso permanente e omissione di misure antinfortunistiche”, che ha provocato oltre 3000 morti da esposizione all’amianto della famigerata ETERNIT, società fallita nel 1986, e mandato assolto da ogni imputazione, con sentenza n. 7941/15 della Corte di Cassazione (Pres. Cortese, rel. Di Tomassi, Sandrini a latere), i quali hanno annullato anche il risarcimento danni nei confronti di 6300 parti civili per un valore di oltre 100 milioni di euro;

  2. Perché nelle carceri italiane il 33,6% dei detenuti è straniero e la maggior parte di essi è dietro le sbarre per reati minori, tra cui l’immigrazione clandestina: basti pensare che le condanne da 0 a 1 anno riguardano per il 50% stranieri, mentre tra i condannati ad oltre 20 anni gli stranieri sono solo il 12%, contro l’88% dei nostri connazionali italiani (dati 2015);

  3. Perchè la maggioranza dei detenuti 30.723 sui circa 54mila è accusata o condannata per fatti di lieve entità, tra cui furti, piccole rapine, frodi, danneggiamenti, stupefacenti, reati ideologici quali diffamazione/calunnia, e solo in minima parte reati più gravi (dati 2016);

  4. Perché in Italia vige una visione medievalistica della pena, in cui secondo il minidossier di Openpolis, “la funzione del carcere è isolare i detenuti dalla società, non c’è nessun interesse a formarli né ad aiutarli a trovare un lavoro, sebbene la Costituzione vorrebbe il contrario”;

  5. Perché in assenza di finalità rieducative e delle inumane e degradanti condizioni di vita nelle carceri, il Giudice dell’Esecuzione dovrebbe provvedere alla sospensione della pena per inapplicabilità, sino al ripristino della legalità, in applicazione dell’Art. 3 CEDU, per cui “nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”,che,con l’Art. 2 (Diritto alla vita),  come scrisse Cesare Beccaria già 250 anni fa, trattandosi di un diritto assoluto, non ammette eccezioni, in quanto, secondo la Corte EDU, non è sufficiente il divieto negativo di tortura o di trattamento inumano o degradante, dal momento che la persona incarcerata può avere bisogno di una maggiore tutela proprio per la vulnerabilità della sua situazione, e per il fatto di trovarsi totalmente sotto la responsabilità dello Stato Italiano;

  6. Perché tra il 1992 e il 2016 vi è stato un suicidio ogni 7 giorni tra i detenuti, secondo i dati forniti dal Ministero della Giustizia, mentre non esiste un dato ufficiale sui suicidi degli agenti penitenziari, sebbene fonti sindacali parlino di almeno oltre 100 suicidi dal 2000 a oggi;

  7. Perché in percentuale muoiono più persone nelle carceri italiane che in Venezuela, con uno dei regimi carcerari più violenti al mondo, controllato dagli stessi detenuti che tramite estorsioni, traffico di droga e di armi all’interno delle carceri, detengono un potere enorme;

  8. Perché in Italia il sovraffolamento non è stato risolto: secondo i dati del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria al 28 febbraio 2017, il totale dei detenuti è pari 55.929, contro una capienza massima di 50.177, sebbene la situazione debba ritenersi più grave, poiché i dati delle “capienze regolamentari” non tengono conto delle numerose celle chiuse, inagibili o in fase di ristrutturazione che si trovano pressoché in ogni struttura;

  9. Perché in tutti i grandi Paesi europei, eccetto l’Italia, viene privilegiata la pena fuori dal carcere e la maggior parte dei condannati viene destinata a misure alternative attraverso le cd. sanzioni di comunità, come i lavori socialmente utili. Invece in Italia la maggioranza dei condannati finisce in carcere (55%) contro il 28% della Germania, il 30% della Francia, il 36% di Inghilterra e Galles e il 48% della Spagna;

  10. Perchél’Italia è il Paese con il costo giornaliero per detenuto più alto d’Europa (dati 2014), pari a ben € 141,80, contro i 109,72 dell’Inghilterra, i 100,47 della Francia e i 52,59 della Spagna per carcerato al giorno;

  11. Perché siamo anche la nazione con più dipendenti nella amministrazione penitenziaria in rapporto al numero di detenuti, del cui costo giornaliero, solo meno di 10 euro servono per mantenere i detenuti, mentre oltre 100 euro servono a coprire le spese per il personale;

  12. Perché altra caratteristica contraria alle finalità rieducative del sistema penitenziario italiano è che i dipendenti sono agenti di custodia (90,1%), privi di qualsiasi specializzazione, risultando pressochè inesistente la presenza di insegnanti, formatori professionali, mediatori culturali, psicologi, con conseguente difficoltà del sistema nella capacità di riformarsi;

  13. Perchè l’Italia è l’unico grande Paese europeo dove oltre la metà dei condannati sconta la pena in carcere senza il ricorso a pene alternative, che impongono di lavorare per ripagare i danni, così facilitando il reinserimento sociale. Inoltre, i detenuti una volta usciti hanno scarse prospettive di rifarsi una nuova vita, che passa anche dalla possibilità di imparare un lavoro durante il periodo di espiazione della pena. Agli inizi degli anni ’90 partecipava ai corsi appena l’8% dei detenuti, mentre negli ultimi anni questa quota è scesa ulteriormente, oscillando tra il 3 e il 5%. Lo stesso dicasi per la quota di detenuti a cui è data la facoltà di lavorare in carcere, diminuita tra i primi anni ’90 (34,46%) e il 2012 (19,96%), risalendo fino al 29,76% attuale.Ma i lavoranti, come vengono definiti nel linguaggio penitenziario, restano ancora una minoranza della popolazione carceraria.

  14. Perché sono circa 1000 ogni anno i casi di ingiusta detenzione ed errori giudiziari riconosciuti in seguito a sentenza di revisione. Nel solo 2016 la cifra spesa dallo Stato per risarcimento delle ingiuste detenzioni ammonta a 42 milioni di euro;

  15. Perché sono circa 20.000 i detenuti che devono scontare pene inferiori a 3 anni, di cui circa 8.000 quelli con meno di 1 anno, numeri che rivelano l’importanza di un provveddimento di amnistia e indulto per i soli reati minori, che consentirebbe quasi dimezzare la popolazione carceraria e liberare i magistrati da arretrati enormi, spesso destinati alla prescrizione, senza che in realtà si scarcerino soggetti pericolosi per la società. Anzi, allegerendo carichi e ruoli, sarebbe più facile non fare prescivere i reati in materia di crimininalità organizzata, economico-finanziaria e politico-mafiosa o, quelli contro soggetti deboli e minori, che destano grave allarme sociale, come il recente caso di Torino, in cui ilviolentatore di una bambina di 7 anni, condannato in primo grado a 12 anni di reclusione, è stato prosciolto perchè sono stati lasciati scandalosamente decorrere oltre 20 anni;

  16. Perché la percentuale di detenuti in attesa di giudizio è pari al 35% della popolazione carceraria e assieme a questo dato si registra la promiscuità tra detenuti in attesa di giudizio e condannati definitivi, per cui in molti casi il carcere diventa una scuola a delinquere, piuttosto che luogo di rieducazione e riflessione sui propri errori;

  17. Perché come ha detto Papa Francesco che ha telefonato al Ministro della Giustizia Orlando per ricevere notizie in merito ad amnistia e indulto, “non c’è diritto giusto senza Misericordia”. Mentre i politici si preoccupano soltanto degli effetti elettorali e di varare leggi a tutela dei colletti bianchi, senza tenere conto che l’ultima vera e propria amnistia risale a ben 27 anni fa (1990) e che, oggi, un provvedimento generale di clemenza, ispirato anche da ragioni di opportunità politica ed eccezionalità, è assolutamente indifferibile ed urgente per fare ripartire la giustizia;

  18. Perché è necessaria ed urgente una amnistia “legalitaria”, in grado di ripristinare le condizioni di legalità costituzionale nei tribunali e nelle carceri italiane, contrapposta a un’altra “amnistia” strisciante, clandestina, di massa e di classe che si chiama “prescrizione”;

  19. Perchè vogliamo un’amnistia propedeutica ad una grande riforma della giustizia, da contrapporre alla amnistia di classe, arbitrio nelle mani della magistratura di regime, che anche nel 2016 ha cancellato ben 132 mila processi. Vera e propria amnistia sommersa, negli ultimi 10 anni, la prescrizione ha mandato al macero oltre 1,5 milioni di processi, e cioè quelli dei potenti e di chi si può permettere la migliore difesa e di ungere, condannando al carcere i più poveri e indifesi, riempiendo le celle di reati bagatellari;

  20. Perché è necessariaanche una riforma della giustizia civile, la cui paralisi e lentezza penalizzano l’efficienza dell’intero sistema giudiziario italiano, oltrechè i privati e le imprese, scoraggiando gli investimenti esteri e comportando costi enormi per l’economia nazionale;

  21. Perché lo Stato di Diritto possa e debba prevalere nella vita pubblica del Paese, partendo proprio dalla crisi endemica in cui versano la giustizia civile e penale italiana, affinché le istituzioni fuoriescano dalla condizione assolutamente criminogena in cui si trovano rispetto alla nostra Costituzione, alla giurisdizione europea, ai diritti umani universalmente riconosciuti e alla coscienza civile e cristiana del Paese. Ricordando che al 30/6/2016 i processi pendenti erano 3.800.000 nella giustizia civile e 3.230.000 in quella penale, per un totale di 7.030.000 processi che affollano le scrivanie dei magistrati, ai quali vanno aggiunti circa un milione di procedimenti nei confronti di ignoti.

http://minidossier.openpolis.it/2016/09/dentro_o_fuori.pdf

Se sei d’accordo con noi, anche solo in parte, sulle ragioni per aderire alla amnistia e indulto 2017, anche se non puoi partecipare alla manifestazione, scrivici  , metti mi piace, iscriviti alla ONLUS Movimento per la Giustizia Robin Hood  e/o sostienici anche con un piccolo contributo sul ns. c/c postale n. 30823207 intestato a Movimento per la Giustizia Robin Hood o su paypal o, donandoci il tuo 5 per mille CF 97156190155 http://www.associazioni.milano.it/robinhood/ , a te non costa nulla e per noi è prezioso per affermare, in concreto, il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, la libertà e la Giustizia.

GLI ADERENTI:http://www.amnistiaperlarepubblica.it/aderenti.html

IL PERCORSO DELLA MARCIA DI PASQUA: partirà dal carcere di Regina Coeli e arriverà in Piazza San Pietro, dove i manifestanti pare saranno accolti da Papa Francesco, che tanto si è speso dallo scorso anno per la concessione di Amnistia e Indulto.

http://www.amnistiaperlarepubblica.it/percorso.html

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In onore di Franco Mastrogiovanni

In onore di Franco Mastrogiovanni, assassinato da “T.S.O.”. Per dire no alla tortura e alla contenzione psichiatrica!mastrogiovanni3

Per dire no alla banalità del male e dell’ingiustizia!

I Motivi per cui Avvocati senza Frontiere ha chiesto al P.G. di Salerno di impugnare la sentenza d’appello che, ribaltando le pene e sanzioni inflitte, garantisce sostanziale impunità a medici ed infermieri (link atto)

L’avevamo promesso. Ed, infatti, sin dall’inizio, il nostro impegno è stato quello di monitorare il corretto svolgimento del processo, evitando le solite facili assoluzioni dei “colletti bianchi”, troppo spesso protetti dalla magistratura inquirente e giudicante, più propensa a perseguire per resistenza, oltraggio, minacce, diffamazione o calunnia, chi denuncia i reati contro la pubblica amministrazione e i cittadini inermi, vittime di violenze e abusi di ogni ordine e specie, piuttosto che chi li commette (forze dell’ordine, pubblici ufficiali, professionisti, politici, magistrati). Come accaduto al povero Franco Mastrogiovanni, perseguitato per oltre 30 anni dalle Autorità locali, fino alla sua atroce morte, che aveva preannunciato implorando: “non portatemi a Vallo perché là mi ammazzano!”.E’ così è stato. Proprio là, nel lager psichiatrico di Vallo della Lucania la sua profezia si è avverata. Lì, è stato lasciato, cinicamente, morire, dopo oltre 86 ore di incessante agonia, legato mani e piedi, senza acqua né cibo, ignorando ogni sua supplica e invocazione di aiuto a coloro che avrebbero dovuto assisterlo, curarlo e proteggerlo, nel rispetto della vita umana e dei codici internazionali etici per lo svolgimento della professione, dallo statuto delle Organizzazioni mediche mondiali (1948) allo statuto dell’Associazione psichiatrica mondiale (1976).

Ed, ora, i suoi torturatori (primario, medici e infermieri), possono tornare indisturbatamente ad esercitare la“professione medica e paramedica”, grazie alla sentenza della Corte d’Appello di Salerno, che pur riconoscendone la penale responsabilità, revoca le misure interdittive, concede le attenuanti e sospende la pena, riducendo le condanne al di sotto dei minimi edittali, rispetto a quelle già assai miti inflitte in primo grado (da un 1 anno e 2 mesi per gli infermieri, fino ad un massimo di 2 anni per i medici e il benemerito primario). Tutto può tornare come prima. E, a Vallo della Lucania, come in altri ospedali, si continuerà a morire di “contenzione di comodo”: cioè, legare i pazienti, non perché vanno “fuori di testa” o per esigenze terapeutiche, ma per mera comodità di medici ed infermieri, disumanità, cinismo, assenza di controlli, carenza di personale, ma, principalmente, certezza di impunità, come denunciato dallo stesso P.M. Francesco Rotondo, che prima di venire trasferito a Salerno [promuovere per rimuovere] aveva fatto in tempo a disporre il giudizio immediato degli imputati, chiedendo le misure cautelari, oggi, incautamente revocate, sebbene la sentenza di primo grado avesse interdetto per 5 anni tutti i medici dai pubblici uffici. 

Di fronte a questa scandalosa assoluzione di fatto e realtà sanitaria non possiamo tacere. Abbiamo pazientemente atteso il deposito della sentenza di appello per capire più a fondo il senso, ove di senso si possa parlare, del dispositivo pronunciato all’udienza del 15.11.2016. Ma, ora, dopo aver valutato attentamente lo svolgimento dei primi due gradi di giudizio, durati quasi 8 anni, come avevamo promesso, è nostro precipuo dovere mettere a nudo i fatti e le responsabilità delle parti. E, lo facciamo pubblicando la richiesta da noi trasmessa, lo scorso 5 aprile 2017, al P.G. di Salerno, quali parti civili, affinchè impugni in cassazione la sentenza n. 2296/16, resa dalla Corte d’Appello penale di Salerno, depositata il 6.3.2017, e notificataci nei giorni scorsi (creare link sent. appello).

E’ la solita giustizia all’italiana, “forte con i deboli, debole con i forti”, dove anche la più atroce delle morti – [s’intende: quelle altrui] – finisce a “tarallucci e vino”, rimettendo ognuno al proprio posto, così da scoraggiare ogni futura azione di vittime, associazioni e magistrati “fuori controllo”, onde garantire l’intangibilità degli equilibri di potere delle massomafie che controllano il territorio, con particolare riferimento alla sanità campana, ma anche a quella di aziende ospedaliere del Nord, sciolte per mafia, a partire da Napoli, Locri, Palmi, Caserta, Pavia, dove sono state riscontrate forme di condizionamento da parte delle locali organizzazioni criminali, ramificate su scala nazionale, senza si sia mai istituita una commissione di inchiesta monocamerale sulla corruzione nella sanità, nonostante varie proposte di legge in tal senso, né tantomeno introdotto anche in Italia il reato di tortura, come richiesto dalle Nazioni Unite e dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

L’impunità è sempre odiosa, ma lo è ancor di più quando la morte è provocata mediante torture, spietata indifferenza e complicità di coloro che dovrebbero proteggere i cittadini che fiduciosamente si affidano, prima al sistema sanatario nazionale, eppoi a quello giudiziario, nell’illusione di trovare un’equa riparazione agli errori medico-ospedalieri e ai torti subiti, a volte dagli stessi magistrati, come nel caso di Franco Mastrogiovanni, dove il pm d’udienza Martuscelli, dopo il trasferimento dell’originario titolare (pm Rotondo), il quale aveva svolto le indagini e formulato i capi d’accusa, ha fatto di tutto per minimizzare le fonti di prova, circa la lampante colpevolezza degli imputati, cercando di coprire ad oltranza le gravi responsabilità del personale sanitario, oltrechè delle forze dell’ordine e delle Autorità amministrative che avevano autorizzato il T.S.O., da ultimo dichiarato illegittimo dal Tribunale di Vallo della Lucania, condannando i medici per sequestro di persona, morte come conseguenza di altro delitto e falso in atto pubblico”, grazie all’attività di denuncia, prontamente da noi svolta unitamente alle altre Associazioni e parti civili costituite.

In linea di principio, ambedue le sentenze di primo e grado hanno riconosciuto il ruolo propulsivo delle Associazioni, smentendo e censurando il pm Martuscelli, ma hanno reso giustizia solo a metà, avendo affermato la responsabilità penale degli imputati solo in maniera virtuale o simbolica. 

Dapprima, in quanto gli infermieri erano stati mandati assolti, in spregio ad ogni contraria evidenza, adducendo avessero agito per ordini superiori – eppoi – sebbene la Corte d’Appello abbia accolto l’impugnazione delle parti civili e del pm, riconoscendo come da noi sottolineato che anche il personale infermieristico è portatore di una posizione di garanzia, ex art. 40 c.p., nei confronti dei pazienti sottoposti alla loro cura e vigilanza – in quanto le condanne inflitte sono talmente miti e insignificanti, da svuotare di qualsiasi significato l’intero giudizio e il contenuto sanzionatorio delle norme penali violate, che prevedono pene severe e l’interdizione dai pubblici uffici, come aveva disposto in un primo tempo il tribunale, con condanne fino a 3 anni e 6 mesi di reclusione.

In altri termini è stato fatto un uso a dir poco “improprio” delle norme penali violate e dell’istituto delle attenuanti, in quanto trattandosi di sequestro di persona (art. 605 c.p.), che ha causato la morte della vittima (586 c.p.), come affermato in entrambi i gradi, dovevano applicarsi le aggravanti, prevalenti sulle attenuanti, vertendosi nell’ipotesi di condotte aggravate, sia ex art. 605 c. 4 c.p., sia ex art. 61 c. 1 nn. 4, 5, 9 c.p. Dal momento che, come emerge dalle telecamere di sorveglianza, l’illegittima contenzione è stata posta in essere con particolare crudeltà, indifferenza e sevizie, consistite nell’assoluta mancanza di cure al paziente, lasciato languire nudo, legato mani e piedi, per oltre tre giorni consecutivi, sino a procurarne morte, senza cibo né acqua, e con ferite profonde e sanguinanti, privo di qualsiasi adeguata assistenza e forma di soccorso, limitandosi ad applicare una soluzione fisiologica inferiore a quella del fabbisogno, impedendo agli stessi parenti di visitare il proprio congiunto e di accertare i disumani trattamenti subiti e lo stato di assoluto abbandono.

Altro che attenuanti e benefici di legge! Tali gravissime condotte criminose andavano sanzionate a norma di legge, con il necessario rigore imposto in casi consimili di inaudita ferocia e disumanità.

Tutti gli imputati dovevano venire riconosciuti responsabili di omicidio preterintenzionale, ai sensi dell’art. 584 c.p., e, non già del mero omicidio colposo, essendo la morte di Franco Mastrogiovanni diretta conseguenza di una condotta programmaticamente rivolta contro l’incolumità individuale. Basta ricordare che il solo reato di cui all’art. 476 c.p., in relazione alla falsificazione delle cartelle cliniche, in cui non è stata riportata la contenzione, prevede la reclusione da tre a dieci anni. Mentre per il sequestro di persona (605 c. 2), è prevista una pena fino a 10 anni, qualora il soggetto agente rivesta la qualità di pubblico ufficiale, con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni, come nel caso di specie, in cui vi è, altresì, l’aggravante della morte della vittima. Lo stesso dicasi per quanto attiene l’art. 586 c.p., dalle cui previsioni normative fanno eccezione sia i delitti di percosse (581), sia di lesioni personali (582), “dal momento che se da tali condotte deriva la morte della vittima, si ha omicidio preterintenzionale ex art. 584 c.p.”, norma secondo cui è prevista una pena edittale da un minimo di 10 anni sino a 18 anni di reclusione

In buona sostanza, una sentenza di compromesso. Un’operazione gattopardiana da terzo millennio, in chiave giudiziaria, di chi finge di adattarsi ai cambiamenti in atto, dando a vedere di apprezzarli e sostenerli, ma solo per poter conservare i privilegi delle caste, come affermava Tancredi, nipote di Don Fabrizio, principe di Salina: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi», nell’illuminante romanzo storico del principe siciliano Giuseppe Tomasi Di Lampedusa.

L’unico pregio delle decisioni in esame è quello di avere spezzato il clima persecutorio e d’odio politico nei confronti di Franco Mastrogiovanni, anche da morto, vittima dagli anni ’90 di reiterati abusi da parte delle forze dell’ordine e dello stesso pm Martuscelli, in relazione a un arresto illegale, per fatti da cui è stato poi completamente assolto, con condanna dello Stato Italiano al risarcimento dei danni da ingiusta detenzione. Ciononostante, i Giudici non sono stati in grado di far luce sulle ragioni di tale accanimento nei confronti della vittima e sulle oscure protezioni di cui hanno sinora goduto i suoi aguzzini e detrattori, come da noi denunciate, smascherando, tra l’altro, il maldestro tentativo del pm Martuscelli di manlevare il primario da ogni responsabilità, assecondando contro ogni diversa evidenza, immortalata dai filmati della video-sorveglianza, la versione dei fatti propinata dal Di Genio, secondo cui si sarebbe trovato in ferie, esibendo un ordine di servizio falso. 

La risibilità della motivazione di appello, secondo cui si tratterebbe: a) di “comportamenti diffusi” che non riguardano il solo personale sanitario di Vallo della Lucania, e b) di protocolli di “recente formazione” (2006), riferendosi alle linee guida dell’Ospedale Niguarda di Milano, come abbiamo sottolineato nei motivi di impugnazione, si commenta da sé e non merita ulteriori parole o censure, ricordando che la preziosità del bene della vita, il rispetto dei protocolli sanitari e delle leggi, ovvero l’importanza delle cure mediche che dovrebbero essere riservate ad un paziente affidato al servizio sanatario nazionale di un paese civile e progredito, come il nostro, che si vanta di essere la “culla del diritto” e la settima potenza industriale del mondo, non possono venire sviliti e neutralizzati da una sofferta pronuncia di compromesso, intervenuta a distanza di quasi 8 anni dai fatti, la quale più che rendere giustizia alle vittime, affermando principi di civiltà giuridica, si pone, invero, piuttosto, come “salvacondotto” di sostanziale impunità e stimolo alla reiterazione di reati analoghi da parte dei baroni e di chi opera nella sanità pubblica. E’ lo stesso Raffaele Cantone, Presidente dell’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), dal quale attendiamo ancora risposta alle nostre segnalazioni, a parlare di controllo della sanità pubblica come strumento per consolidare il potere della camorra sul territorio e che il primo scioglimento di una ASL appartiene alla Campania (da “I Gattopardi”).

A nostro parere, fatti-reato di tale gravità, così odiosi, turpi e contrastanti con ogni principio di civiltà giuridica e di umanità, che hanno provocato la morte atroce di un uomo sano, non possono di certo venire sanzionati mediante una condanna virtuale, a poco più di un anno di reclusione, paragonabile a quelle inflitte per reati bagatellari, privi di qualsiasi offensività e allarme sociale, quali la mera ricettazione di un telefono cellulare, resistenza, oltraggio o reati di natura ideologica.

Tutto ciò è inaccettabile ed il Movimento per la Giustizia continuerà fino in fondo la sua battaglia civile, se sarà necessario portando il caso avanti la Corte EDU e ad altri organismi internazionali, non già per “giustistialismo”, “vendetta” o “ragioni mediatiche”, come qualcuno maliziosamente potrà affermare, ma per mero senso di giustizia ed affermare in concreto il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e di certezza della pena, anche per i cd. “colletti bianchi” e coloro che se ne rendono complici, aderendo ad ordini illeciti, affinchè casi del genere non accadano più, introducendo il reato di tortura in Italia e ponendo fine agli abusi della psichiatria e alla coercizione per imporre trattamenti invasivi che si sono dimostrati distruttivi al di là di ogni ragionevole dubbio. 

La vita umana, il dovere di cura, di assistenza e di soccorso non possono, infatti, venire considerati alla stregua di un “cartello stradale” di divieto di sosta apposto nottetempo, trattandosi di violazioni inescusabili nella maniera più ferma e rigorosa, salvo non volere ridurre il diritto e le leggi ad una applicazione discrezionale, tipica dei paesi privi di diritti certi. La morte annunciata di Francesco Mastrogiovanni è un caso eclatante di malasanità e malagiustizia, che non può rimanere impunita. Diversamente, il “maestro più alto del mondo”, come lo chiamavano affettuosamente i suoi alunni, è morto due volte, prima togliendogli brutalmente la vita nel lager psichiatrico, nel quale implorava di non essere trasportato, eppoi nelle aule di giustizia, in un processo di irragionevole lungaggine, trascinato sino ai limiti della prescrizione, sebbene sorto col rito speciale del “giudizio immediato”, dove i suoi carnefici sono stati di fatto “manlevati” da ogni sostanziale responsabilità penale e civile, ovvero da qualsiasi concreta forma di risarcimento dei danni, senza riconoscere, neppure, una minima provvisionale in favore dei parenti e delle parti civili, sebbene richiesta e di norma per riconosciuta, quando interviene una sentenza di condanna, come a volerli “punire”di essere andati fino in fondo, denunciando la malasanità e le deviazioni del sistema giudiziario. 

La stessa liquidazione delle spese legali appare come una ulteriore dimostrazione di ingiustificata benevolenza nei confronti degli imputati e/o di prevenzione e malanimo nei confronti della vittima e delle parti civili, tenuto conto trattarsi di un processo della durata complessiva di ben quasi 8 annicon 37 udienze in primo gradooltre 10 in appello18 imputati10 parti civilinumerosi testi, periti d’ufficio e consulenti tecnici di parte, la cui imponente mole di atti da esaminare e attività defensionali non possono di certo venire compensati per il giudizio di appello con soli € 1300,00 complessivi, in favore di ciascuna parte civile, e posti a carico solidale dei 6 medici e della ASL (importo di norma riconosciuto per una udienza preliminare del G.I.P. di facile e pronta soluzione). Tantomeno, con soli € 3000,00, per il doppio grado di giudizio (47 udienze totali), posti a carico solidale dei 12 infermieri e della ASL, in relazione alla posizione di questi ultimi, dapprima mandati assolti – e da ultimo virtualmente condannati a seguito dell’impugnazione del pm e delle parti civili, il cui importante impegno professionale dei propri legali ha garantito che il processo non venisse da subito deviato su un binario morto, come nelle iniziali intenzioni del pm d’udienza, dr. Martuscelli, il quale ha cercato di ribaltare l’ineccepibile impianto accusatorio dell’originario P.M. dr. Rotondo, che aveva richiesto ed ottenuto il rinvio a giudizio immediato, disposto con decreto del G.I.P. presso il Tribunale di Vallo della Lucania, risalente al 1 febbraio 2010.

Da qui il sospetto ben più grave che lo spietato omicidio preterintenzionale, preannunciato dallo stesso Mastrogiovanni – a tal punto consapevole della tremenda fine che lo attendeva da implorare: «Se mi portano a Vallo non ne esco vivo» – possa promanare da una preordinata vendetta politica, maturata negli ambiti dell’estrema destra, che forse non ha mai perdonato al maestro elementare, la morte del missino Carlo Falvella, dirigente del FUAN di Salerno, a cui era del tutto estraneo, e la sua fede anarchica che lo spingeva a continuare a ricercare la verità sulla strage di Piazza Fontana. 

Il Movimento per la Giustizia e Avvocati senza Frontiere invitano perciò la Società civile e i media a sollecitare il Procuratore Generale di Salerno ad impugnare la sentenza di appello, contestando agli imputati l’omicidio preterintenzionale, affinché siano comminate giuste condanne a medici ed infermieri, nonché a riaprire i procedimenti archiviati sulle violenze subite da Francesco Mastrogiovanni e l’illegittimità del T.S.O., che lo ha portato alla morte.

Aiutateci a fare sentire la voce di chi non può più gridare aiutoaffinchè possa manifestarsi anche la “banalità del bene e non solo quella del male, in grado di piegare lo stato di diritto ad interessi perversi.

 

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Aiutateci a fare sentire la voce di chi non può più gridare aiutoaffinchè possa manifestarsi anche la “banalità del bene e non solo quella del male, in grado di piegare lo stato di diritto ad interessi perversi.

Aiutateci a mobilitare tutte le migliori risorse della Società civile per contrastare le massomafie e la dilagante corruzione nei palazzi del potere, le cui mura trasudano “del puzzo del compromesso che si contrappone al fresco profumo della libertà“, come affermava Paolo Borsellino, prima di venire lasciato uccidere, come Falcone e tanti altri magistrati coraggiosi e fedeli servitori delle istituzioni, da quello stesso Stato a cui  avevano offerto le loro vite.

 

Giustizia e Verità per Franco Mastrogiovanni! Giustizia e Verità per tutte le vittime di Stato!

Ecco il video della tortura che ha scioccato l’Italia, ma non a tal punto i giudici di merito:
http://www.youtube.com/watch?v=WFtO-VJyN9M

http://video.corriere.it/agonia-mastrogiovanni-maestro-lasciato-morire-ospedale/cae4f01e-0a30-11e2-a442-48fbd27c0e44

mastrogiovanni

 

EQUIVOCI & AMBIGUITA’ DELLA GIUSTIZIA

mercoledì 18th, aprile 2007 / 14:26 Written by Pietro Palau

Intervista al Presidente di Avvocati senza Frontiere
Dott. Pietro Palau Giovannetti

(Sintesi dell’intervista su Radio 1 nella rubrica “Ipocrity correct”, messa in onda domenica 8.4.07

Domanda: In che misura si può parlare di equivoci ed errori giudiziari?
Risposta: Gli equivoci e le ingiustizie che ne derivano nel mondo del diritto raramente nascono per caso. Lo studio della storia del diritto e l’esperienza mi hanno portato a capire che l’equivoco è una delle componenti essenziali della millenaria ambiguità della giustizia e della cultura giuridica, su si è retto sino ad oggi ogni tipo di sistema politico. Ovviamente compresi quelli attuali delle moderne democrazie, che ne rappresentano forse storicamente l’espressione più evoluta di ipocrisia mai prima raggiunta dal potere, che dagli equivoci e dalla equivocità dei fini della giustizia si alimenta e trae il suo dominio.

Domanda: Quando parla di ”millenaria ambiguità della giustizia” a quali casi si riferisce?
Risposta: Basti pensare, essendo tra l’altro in periodo pasquale, al processo intentato a Gesù di Nazareth per lesa maestà dell’Imperatore, in quanto secondo l’accusa avrebbe attentato al suo potere temporale, per essersi proclamato “Re dei Giudei”. Mentre dagli atti processuali risulta che Egli abbia invece dichiarato inascoltato: “Il mio Regno non è di questo mondo”. Tale primo più famoso “equivoco” della storia cristiana, legittimato dal diritto romano vigente, evidenzia l’uso perverso del diritto e l’ambiguità dei fini della Giustizia, che ha condannato alla più atroce delle morti, come pericoloso sovversivo, un uomo che predicava solo l’amore e la compassione, caratterizzando il suo agire al pensiero della nonviolenza. Cioè l’esatto contrario delle motivazioni contenute nella sentenza che lo ha condannato alla crocefissione.

Domanda: Secondo Lei quindi Diritto e Giustizia sono incompatibili?
Risposta: J.Derida, uno dei maggiori filosofi contemporanei, in “Forza di legge, il fondamento mistico dell’autorità”, domandandosi quale effettiva possibilità abbia il Diritto di accedere alla Giustizia, ha acutamente messo in luce l’insanabile <scissura tra diritto e giustizia>, affermando che il diritto è in rapporto asimmetrico con la giustizia, nel senso che “laddove c’è diritto non ci può essere giustizia”… “ per il semplice motivo che la forma giuridica è l’esito dei rapporti di forza politico-economici”. L’equivoco ha quindi la funzione di presentare il Giusto come ingiusto, il rovescio come diritto, l’impuro come puro e l’effimero come essenziale, onde legittimare il dominio del male sul bene. Diritto e Giustizia ritengo non siano comunque di per sé inconciliabili, nella misura in cui la collettività sarà in grado di farli coincidere, assumendosi la responsabilità della difesa del diritto e della legalità.

Domanda: In che modo la società civile può assumersi la difesa del diritto?
Risposta: Semplicemente vivendo nel rispetto dei Diritti Umani, della Verità e delle regole, facendo ciascuno il proprio dovere, senza guardare in faccia nessuno, secondo il comune senso di giustizia. A partire dai governanti e dai giudici che le regole le dovrebbero fare rispettare, e spesso sono i primi a violarle.
Domanda: Qual’è secondo Lei la corretta definizione di “equivoco”?
Risposta: Le risponderò con le parole di 
Heiddeger, un altro grande filosofo, secondo il quale “l’equivoco insieme alla chiacchiera e alla curiosità è una delle manifestazioni essenziali dell’esistenza anonima quotidiana”. Nell’equivoco, spiega Heiddeger: “tutto sembra essere compreso, afferrato ed espresso con purezza, e invece non lo è; oppure non lo sembra ed invece lo è”. Esso “offre alla curiosità ciò di cui va in cerca e alla chiacchiera l’illusione che tutto venga in esso deciso”. Non le pare che è proprio ciò che accade nelle aule di giustizia, dove ogni giorni si spendono fiumi di parole e di sovente, senza cogliere l’essenza dei fatti, si distorce la verità, costruendo false certezze che catturano la curiosità e il consenso?

Domanda: Se lo dice Lei che è il Presidente di Avvocati senza Frontiere… sarà così… Ma allora come possiamo evitare gli equivoci e gli eccessi del potere?
A mio avviso, semplicemente cercando di vivere in maniera più profonda e autentica, operando a partire da noi stessi, una vera e propria rivoluzione delle coscienze, che passi attraverso un diverso modo di intendere il potere e le istituzioni giudiziarie e il ruolo dei cittadini nel processo di mutamento in atto. Qualcosa che nel nostro piccolo stiamo cercando di fare attraverso l’opera del Movimento per la Giustizia e Avvocati senza Frontiere.

 

Spettacolo Progetto Futuro

Locandina dello spettacolo “Progetto Futuro” che si teera’ Mercoledi’ 23 Settembre. Cliccate per vedere il Pdf.

LOCANDINA

SOTTOPOSTO A T.S.O. ILLEGALE DA OLTRE 45 GIORNI. LA VITA DI ANDREA BUFFA E’ IN PERICOLO

Nessuno gli ha risposto ma se gli succede qualcosa ne risponderanno tutti!
—————-
Al Sig. Sindaco del Comune di  PETROSINO Dott. Gaspare Giacalone

 e p. c.   Giudice Tutelare del TRIBUNALE  DI MARSALA

Primario Giorgio Cangelosi del SPDC     dell’ospedale S. Antonio Abate di Trapani / Erice

Telefono Viola Sicilia sez. Palermo e Trapani

Oggetto: Richiesta di revoca di Trattamento Sanitario Obbligatorio, L. 23/12/1978 n. 833 art. 33 comma 7.

Il sottoscritto Buffa Andrea Salvatore, nato a Palermo il 02/03/1973 e residente in Petrosino via Parrini Chiano n. 87 – 91020 TP, Codice Fiscale: BFFNRS73C02G273I, in atto ricoverato, in regime di Trattamento Sanitario Obbligatorio (T.S.O.), presso il reparto psichiatrico dell’Ospedale S. Antonio Abate di Trapani, Azienda USL n. 9.

visto

l’art. 33 della Legge 23/12/1978, n. 833

chiede

la revoca immediata del provvedimento di del (TSO) Trattamento Sanitario Obbligatorio disposto/prolungato nei suoi confronti

in quanto

Ricoverato in data 30 Gennaio 2015 dalle ore 17:00 (circa),

DICHIARA DI ACCETTARE LE CURE e di volerle conseguire al di fuori di codesta struttura ospedaliera.

Certi di un Vostro riscontro positivo, porgo distinti e cordiali saluti.

Trapani, li 21/02/2015

———

HO FATTO LA SPEDIZIONE con raccomandata e ricevuta di ritorno:

N. Raccomandata 15002452381-5

Destinatario: Giudice Tutelare Tribunale di Marsala – Piazza Paolo Borsellino, 1 – 91025 – Marsala TP

Ricevuta di Ritorno con Mittente: TELEFONO VIOLA SICILIA SEZ. PALERMO,

Via Francesco Padovani, 19 – 90145 PALERMO

IN DATA 24/02/2015 ore 10:33

N. Raccomandata 15002452377-9

Destinatario: SINDACO – CASA COMUNALE UFF. PROTOCOLLO

Via/Piazza Casa Comunale – COMUNE PETROSINO

91020 PETROSINO (TP)

Ricevuta di Ritorno con Mittente: TELEFONO VIOLA SICILIA SEZ. PALERMO,

Via Francesco Padovani, 19 – 90145 PALERMO

IN DATA 24/02/2015 ore 10:32

Cordiali saluti,

Andrea Salvatore Buffa

——-

TSO inappropriato Andrea Salvatore Buffa

Salve gentili Signori, il mio nome è Andrea Salvatore Buffa,  nato a Palermo il 02/03/1973. CODICE FISCALE: BFFNRS73C02G273I Da venerdì 30 gennaio io sono sotto TSO all’ospedale S. Antonio Abate di Trapani, 0923 809263 è il numero del reparto dove mi trovo e 3275905051 è il mio cellulare.

La mia email:  buffa.andrea.salvatore@gmail.com

Con questa email mi trovate su skype:  buffa.andrea.s@gmail.com

La diagnosi è stata inizialmente erronea “disturbo bipolare”. Ma il CSM2 di Palermo contrariamente a tale diagnosi del trapanese nell’anno scorso in Febbraio essendomi fatto spostare dal CSM di Marsala al CSM2 di Palermo dove, abitavo, dichiararono che ero semplicemente Depresso dicendomi di lasciare i farmaci.

Sono fuori cure farmacologiche da allora e sto molto bene, ho recuperato la memoria e la voglia di vivere, cosa che allora non avrei mai creduto. Purtroppo il lungo periodo annuale di uso improprio dei psicofarmaci mi ha causato la Fibromialgia che mi impedisce ora di assumere qualsiasi farmaco e persino sono ormai impedito di usare saponi e detergenti industriali. Persino il solo respirare odori di prodotti per la pulizia mi causa seri problemi quasi immediati. Ho anche avuto pruriti incredibili in tutto il corpo e diarree continuative per più di 5 mesi.

In serata del 02/02/15 con un medico del reparto di turno e un amico abbiamo un po’ parlato di questo inaspettato nuovo TSO.

Risultato non si sa chi abbia effettuato la richiesta a questo TSO e parrebbe che questo è difficilissimo saperlo.

Inoltre mi hanno detto che come TSO dovrebbero trattenermi una settimana ma che comunque visto che non faccio le loro cure tra l’altro erroneamente per bipolarismo non si saprà quando potrò uscire.

Mi servirebbero da subito i vari referti medici di cui certificazione e copia di cartella clinica, in particolare quello di Palermo dove attestarono che non soffrivo assolutamente di Bipolarismo.

Numeri di telefono del CSM2 di Palermo 091.7033409 e il diretto del

Dr. Cascio 091.703-3354

E il mio codice di riferimento al CSM2 è il “20753”

Aggiungo che in data 03/02/15 mi si minaccia di non poter richiedere la mia personale documentazione inerente al primo TSO dell’ospedale di Trapani, la persona in questione è il Dr. Maugeri che continua ad asserire tra l’altro che devo prendere dei stabilizzanti per bipolarismo.

In data 5/02 comunque ho preso la decisione di assumere i micidiali farmaci perché non ho ulteriori scelte a quanto ho capito.

Ho iniziato ad assumere la “Quetapina” all’inizio una pillola da 300mg che dopo circa 40 minuti mi causò un semi svenimento e vedevo tutto di colore blu.

Mi hanno fatto proseguire con 1/4 di pillola per 3 giorni e devo dire che sono riuscito quasi a tollerarla in quanto i dolori della fibromialgia li attenuo con curcuma e zenzero.

Siamo passati al 4° giorno a mezza pillola e al risveglio non potevo reggermi sulle gambe per i forti dolori tra cosce le giunture alle ginocchia e polpacci, così mi portarono in sedia a rotelle da un reumatologo dell’ospedale che stupidamente ha asserito che ho bisogno del farmaco.

Al secondo giorno di mezza pillola i dolori si sono diffusi anche alle giunzioni delle caviglie e continuano a sostenere che dobbiamo raggiungere la dose di una intera.

Credo da questa sera 12/02 ma soffro terribilmente oltre ai dolori di una stanchezza cronica che mi porta a stare paralizzato per la maggior parte dell’intera giornata. Faccio enorme difficoltà a concentrarmi per scrivere e molto spesso ho vomitato accusando mal di testa dalla notte al tardo pomeriggio.

Per giorni non riesco a deambulare ho chiesto molte volte una sedia a rotelle ma non l’ho ottenuta se non altro che per un oretta per portarmi all’aria aperta per via dello stare come stordito e paralizzato ogni qualvolta lavano con i prodotti la camera e il bagno. Hanno preferito vedermi strisciare lungo il corridoio per giorni giusto per spostarmi per non sentire molto gli odori.

Malgrado sanno che sarei vegano e che comunque mi facciano tutte le mattine scegliere quanto possibile vicino alla mia dieta ottengo sempre la stessa alimentazione con carne tranne 2 volte del pesce in quasi 20 giorni di reclusione.

Chiedo perfino frutta fresca ma è rara almeno nella mia consegna e di tanto in tanto riesco a farmela cambiare chiedendola ad altri ricoverati.

Noto sempre un gran divertimento da parte di gran parte del personale nel denigrare e maltrattare o non soccorrere i ricoverati. Un uomo pensionato arrivato il 15/02 chiede sempre acqua da bere ma non viene mai assolta questa primaria necessità rispondendo che essendo affetto da Alzheimer non capisce la sua reale necessità di assumere acqua. Di certo più volte accorro io in silenzio e di nascosto.

Ho appreso in data 14/02/15 che non si tratta di Quetapina ma di “Seroquel”, la pillola ha la stampa in incisione con dicitura “XR 300” mg

La fibromialgia è terribile e posti di chiusura e stress mi stanno uccidendo, infatti tale male accusa tra le molteplici allergie ai farmaci, alimenti e additivi alimentari. La stessa puzza dei detergenti mi paralizza dopo mezzora e in ospedale ne abbondano 2 volte al giorno.

Accettando le cure malefiche ed inappropriate sono uscito dal TSO ma i miei non designando un indirizzo da comunicare al giudice tutelare rimango recluso, anzi in data 11/02 mi hanno fatto consegnare cibo per un mese.

Sono adesso credo 4 giorni che siamo passati a un pillola da 300 mg e la fibromialgia si è diffusa perfino alla pianta dei piedi. Il responsabile Primario Giorgio Cangelosi del SPDC eppure alla quasi alla fine della prima settimana aveva dichiarato che raggiunta la dose di mezza pillola da 300 mg mi avrebbe dimesso, ma ormai da una settimana è in vacanza e durante gli ultimi 5 giorni che era in servizio non ho avuto affatto modo di comunicare personalmente, facendomi riferire dagli inservienti e dagli infermieri: dopo, dopo.

Ad ogni modo nello scrivere ho moltissime difficoltà e la memoria dalla assunzione dei psicofarmaci viene ogni giorno meno. Accuso anche una stitichezza mai avuta in tutta la mia vita.

Vi ringrazio molto della Vostra gentile e preziosa cortesia.

Tutto il meglio in Dio,

cordialmente,

Andrea Salvatore Buffa

Chiede aiuto di legali in Sicilia esperti nel contrasto ai TSO e di contattare i telefoni viola di Sicilia:
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APPELLO MASTROGIOVANNI: NON CI SARA’ IMPUNITA’ COME PER CUCCHI

Perché la stampa di regime tace sul processo di appello Mastogiovanni?  

Perché si attende un altro verdetto vergognoso prima di urlare il proprio sdegno?

mastrogiovanni6E’ stato un omicidio di Stato, con la complicità della pubblica accusa, che ha affossato ogni indagine, come da subito abbiamo avuto il coraggio di denunciare, spezzando l’omertà che si era creata intorno alla figura del P.M. Martuscelli e alle richieste di assoluzione per i reati più gravi.

I difensori degli imputati hanno chiesto l’estromissione delle Associazioni costituite parti civili, tra cui Avvocati senza Frontiere, perché hanno paura della nostra capacità di vigilanza sul corretto svolgimento del processo di appello e di smascherare ogni tentativo di condizionamento degli organi giudicanti. Sanno bene che non permetteremo mai si trasformi in un altro processo farsa senza colpevoli! Come i tanti che ininterrottamente  hanno costellato la storia della Repubblica: Vajont, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Stazione di Bologna, Italicus, Ustica, Moby Prince, Strage di Capaci, Strage di Via D’Amelio, Strage di Viareggio, Trattativa Stato-Mafia, etc.

Senza di noi sarebbe stato più facile far leva sulle perverse logiche di asservimento della magistratura, come nel caso Cucchi e, oggi, nel processo di appello celebrato a L’Aquila per il disastro colposo del 2009, con oltre 309 morti e 1600 feriti, da cui gli imputati sono usciti tutti quasi indenni.

Questa cultura mafiosa della sudditanza in grado di piegare lo stato di diritto non è degna di un Paese civile, aiutateci a fare sentire la voce di chi non può più gridare aiuto.

Dobbiamo mobilitare tutte le migliori risorse della Società civile per contrastare le mafie e la dilagante corruzione nei palazzi del potere, le cui mura trasudano “del puzzo del compromesso che si contrappone al fresco profumo della libertà”, come affermava Paolo Borsellino, prima di venire lasciato uccidere come Falcone e tanti altri magistrati coraggiosi da quello stesso Stato a cui  avevano offerto la loro vita.

Giustizia e Verità per Franco Mastrogiovanni! Giustizia e Verità per tutte le vittime di Stato!

  

APPELLO MASTROGIOVANNI: «NON CI SARA’ IMPUNITA’ COME PER CUCCHI»     

E’ quanto affermato dal Presidente della Onlus Movimento per la Giustizia Robin Hood – Avvocati senza Frontiere, Pietro Palau Giovannetti, parte civile costituita nel processo di appello che si è aperto Salerno venerdì 7 novembre u.s., nei confronti di 6 medici e 12 infermieri del lager psichiatrico di Vallo della Lucania, tra cui l’ex primario Michele Di Genio.

«Siamo consapevoli dell’enorme difficoltà di fare emergere la verità e la Giustizia in un Paese, come il nostro, dove vige il principio dell’intangibilità dei colletti bianchi e larghi settori della magistratura sono nelle mani di logge occulte e inesplorati gruppi politico-affaristici, come abbiamo denunciato alla Procura di Napoli, mettendo in luce le molte anomalie del processo di primo grado e il tentativo del P.M. Martuscelli di ribaltare l’originario impianto accusatorio, mandando assolti tutti gli imputati dai capi di accusa più gravi di sequestro di persona e morte derivante dalla commissione di altro delitto».

Allo scopo di impedire un altro scandaloso epilogo giudiziario, come quello di Stefano Cucchi, Avvocati senza Frontiere ha deciso di rendere pubblici sul sito http://www.maljustice.eu/www.maljustice.eu tutti gli atti principali del procedimento penale, preannunciando che insisterà nei propri motivi di appello, per l’inasprimento delle miti condanne inflitte in primo grado ai 6 medici e affinché vengano accertate le responsabilità anche dei 12 infermieri, mandati incongruamente tutti assolti, nonostante trattasi di fatti-reato della massima gravità assimilabili alla tortura che coinvolgono la figura professionale e la posizione di garanzia degli infermieri, ex art. 40 c.p., quale soggetto che svolge un ruolo cautelare essenziale nella salvaguardia della salute dei pazienti.

Fatti commessi, in concorso tra medici e infermieri, attraverso la formazione di false cartelle cliniche e attestazioni mendaci all’A.G., con l’aggravante di aver agito con crudeltà e assoluto disprezzo della dignità umana, rifiutando per oltre 4 giorni di prestare soccorso ad un paziente, legato mani e piedi, che ha continuato ad implorare aiuto, fino alla morte, cercando di liberarsi dai lacci di cuoio e plastica che lo facevano sanguinare, impedendogli di bere e alimentarsi, come risulta dalle videoregistrazioni delle telecamere a circuito chiuso, che inchiodano in modo schiacciante tutti gli imputati, nessuno escluso.

«Continueremo a vigilare il corretto svolgimento del processo e applicazione delle leggi» ha poi affermato l’Avv. Paolo Princivalle che parteciperà all’udienza del 7 p.v. a Salerno, ricordando che proprio in questi giorni l’Italia è stata giudicata del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite per l’assenza del reato di tortura nel proprio Ordinamento, seppure da 26 anni abbiamo aderito alla Convenzione contro la tortura, senza averla però mai recepita, nonostante varie proposte di legge, tra cui quella avanzata dall’organizzazione Avvocati senza Frontiere e dell’Associazione 5 Stelle per la Legalità».

«Ci siamo costituiti parte civile – prosegue il legale dell’Associazione Avv. Fantini – per impedire i soliti “inciuci giudiziari” e affermare la libertà di cura contro i TSO, tutelando l’interesse dei cittadini di potere accedere ad una giustizia giusta e uguale per tutti, inscindibilmente connesso alla più generale tutela del rispetto della persona umana, per cui nessuno può essere sottoposto a torture, fino a provocarne la morte, tanto più in strutture sanitarie o carcerarie, come avvenuto anche nel caso di Stefano Cucchi».

«Alla luce del tentativo di deviare il processo su binari morti – ha aggiunto il Presidente della Onlus – ci siamo posti, sin dal primo grado, come una spina nel fianco della Pubblica Accusa e ne abbiamo prontamente segnalato gli abusi e le deviazioni anche al C.S.M., ottenendo, seppure tardivamente, il trasferimento del P.M. Martuscelli, che aveva perseguitato la vittima Francesco Mastrogiovanni, sin dalla fine degli anni ’90, disponendone l’ingiusta carcerazione per fatti da cui è stato poi assolto, con condanna dello Stato Italiano, al risarcimento del danno per l’ingiusta detenzione. Siamo così riusciti ad infondere coraggio anche alle altre parti civili e a spezzare il timore reverenziale verso la figura del pubblico ministero, facendo luce sugli anomali comportamenti endoprocessuali e le frequentazioni del dr. Martuscelli con taluni imputati (del caso si sta oggi occupando la Procura di Napoli che ha aperto un fascicolo sulla gestione del procedimento per la morte di Franco)».

Nei giorni scorsi l’Associazione ha rivolto anche una denuncia a Raffaele Cantone Presidente dell’ANAC(in calce il testo integrale), chiedendo di far luce sulle pratiche medioevalistiche in essere presso le strutture sanitarie di Vallo della Lucania e la sostanziale impunità di cui godono i “colletti bianchi”, compresi i magistrati che hanno coperto le responsabilità per la morte del Prof. Francesco Mastrogiovanni e di altri pazienti in contenzione.

Ci auguriamo quindi che le pene scandalosamente miti comminate nei confronti dei medici, verranno quantificate correttamente nel grado di appello, condannando anche gli infermieri, tenendo conto della notevole gravità e allarme sociale dei reati consumati in danno di Franco, per cui è configurabile il delitto di “omicidio preterintenzionale”, come da noi evidenziato nell’atto di appello e nell’istanza rivolta alla Procuratore Generale presso la Corte d’Appello.
Nel caso di specie sussiste infatti sia il cd. “animus laedendi“, stante che la contenzione è stata attuata senza cure sino alla morte sia il cd. “animus necandi” che significa che l’agente non deve agire necessariamente con dolo di omicidio, ricadendo altrimenti nell’ipotesi di cui all’art. 575 c.p., bensì basta la previsione della morte, previsione di certo percepibile dal personale medico e paramedico, ben a conoscenza dei possibili esiti fatali di un regime contenitivo prolungato senza mai slegare la vittima per 4 giorni, lasciandolo fino alla fine agonizzare privo di alimentazione e di idonea idratazione.

 

COMUNICATO CONGIUNTO DEI FAMIGLIARI E DELLE ASSOCIAZIONI PARTI CIVILI  

Salerno, 7 novembre 2014. 

Si è svolta questamani, a Salerno, la prima udienza “filtro” che ha stabilito la calendarizzazione delle udienze del processo avanti la Corte di Appello per la morte del maestro Francesco Mastrogiovanni.

I familiari, le Associazioni presenti, costituite parti civili, e i relativi difensori hanno ribadito la loro ferma volontà di ottenere piena giustizia in relazione alle gravi responsabilità per la morte di Franco, affinché il processo di appello non si trasformi in un altro caso Cucchi, senza colpevoli.

Le schiaccianti e incontrovertibili prove sono, infatti, rappresentate dalle video registrazioni del circuito interno di sorveglianza del lager psichiatrico di Vallo della Lucania, che documentano l’atroce morte di un paziente affidato al sistema sanitario nazionale e, invece, fatto oggetto di vere e proprie torture e trattamenti inumani, lasciato legato mani e piedi, senza acqua né cibo per ben quattro giorni consecutivi, sin oltre alla morte.

Per far sì che la tragica “annunciata” morte di Stato di Francesco Mastrogiovanni non si ripeta più, i familiari e le Associazioni presenti richiedono alle Autorità competenti (Stato, Regioni, Aziende Sanitarie):

1) che la contenzione sia considerata finalmente illegittima;

2) che in ogni reparto psichiatrico siano installati impianti di sorveglianza, i cui video siano conservati per un minimo di cinque anni;

3) che sia garantito ai familiari e alle Associazioni l’accesso in ogni momento ai reparti;

4) che i pazienti siano trattati nel rispetto della propria dignità personale conservando i propri abiti civili e gli effetti personali;

5) che i pazienti siano posti nelle condizioni di poter comunicare con l’esterno, sia attraverso i personali telefoni cellulari che con i telefoni di reparto;

6) che sia riconosciuto il diritto del paziente alla propria difesa e immediata opposizione al TSO, anche attraverso l’intervento di familiari, associazioni o legali di fiducia.

I familiari e le Associazioni presenti si sono impegnate, altresì, a formalizzare un programma comune, che verrà divulgato alla stampa prossimamente, partendo dal seguire e monitorare il corretto svolgimento del processo, nonché dal sostenere attivamente con azioni mirate il recepimento del reato di tortura nell’ordinamento statuale italiano, chiedendo anche apposita audizione alle commissioni competenti alle quali sarà consegnato il video della atroce agonia e morte di Francesco Mastrogiovanni.

f.to: I Familiari di Francesco Mastrogiovanni – Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni – Telefono Viola – contro gli abusi e le violenze psichiatriche –

Movimento per la Giustizia Robin Hood – Avvocati Senza Frontiere

Calendario udienze

10/3/2015 ore 11,30 Questioni preliminari, Relazione e Requisitoria

10/4/2015 arringhe (parti civili)

15/5/2015 arringhe difensori imputati

26/6/15, 30/6/15 e 18/9/15 arringhe difensori imputati

Il presidente Russo ha anticipato che intende concludere il processo e pronunciare sentenza entro la fine del 2015

Per info: Segreteria Avvocati senza Frontiere 02/36582657 – 329/2158780

ATTI DEL PROCEDIMENTO PENALE:

01 Decreto di Giudizio Immediato su richiesta P.M. Dr Rotondo 1_2_10
02 Richiesta Cautelare P.M. Rotondo
03 Ordinanza di Applicazione di Misura Interdittiva
04 Ricorso Cass. P.M. Rotondo
05 Sentenza Corte di Cassazione n 34961_2010
06 Memoria ex art 523 cpp Movimento per la Giustizia
07 Istanza ex art 570 cpp Movimento per la Giustizia
08 Sentenza Tribunale Vallo della Lucania n 825_2012
09 Appello Procura Vallo della Lucania
10 Appello parte Civile Movimento per la Giustizia
11 Istanza ex artt 570 e 572 cpp per integrazione atto di appello

DENUNCIA ALL’AUTORITA’ NAZIONALE ANTICORRUZIONE

Egregio Dr. Raffaele Cantone,

A nome e per conto del Movimento per la Giustizia e dell’Associazione 5 Stelle per la Legalità, mi pregio trasmetterle due ulteriori esposti relativi ai casi di malasanità e malagiustizia per le morti di Saverio Montano e Francesco Mastrogiovanni, causate da prolungate illegittime contenzioni e trattamenti disumani, mascherati da attività sanitarie, presso l’Ospedale di Vallo della Lucania.

Casi che non hanno trovato il primo alcuna tutela nelle competenti sedi giurisdizionali adite e il secondo pene del tutto miti e non adeguate alla gravità dei fatti-reato, assimilabili alla tortura.

La Onlus Movimento per la Giustizia si è costituita parte civile per impedire le solite manovre volte a mandare assolti anche i medici, allo scopo di affermare la libertà di cure contro i TSO, tutelando l’interesse comune di potere accedere ad una giustizia giusta e uguale per tutti, interesse inscindibilmente connesso alla più generale tutela del rispetto della persona umana, per cui nessuno può essere sottoposto a torture, tanto più in strutture sanitarie.

Abbiamo cercato di far luce sugli anomali comportamenti endoprocessuali e le frequentazioni del pm Martuscelli con taluni imputati. Del caso si sta oggi occupando il Gip presso la Procura di Napoli a seguito di opposizione all’archiviazione per l’anomala gestione del procedimento, senza che allo stato siano state svolte idonee indagini sui molteplici casi di pazienti deceduti a seguito della pratica generalizzata della cd. “contenzione di comodo”, come nel caso del Sig. Montano Saverio. Caso che apre un altro filone di ipotesi corruttive in relazione alla capacità di condizionamento delle compagnie assicuratrici nei confronti di CTU, periti e magistrati, allo scopo di evitare ogni forma di risarcimento danni e/o di ridurlo al minimo e/o ritardarlo sine die.

Il Procuratore di Vallo della Lucania, in accoglimento della ns. istanza ex art. 570 c.p.p., ha impugnato la sentenza di primo grado, con la quale pur condannando il primario e 5 medici a pene particolarmente miti, sono stati, invece, incongruamente assolti tutti gli infermieri che hanno attuato la contenzione, posta in essere con modalità particolarmente crudeli e sevizie, consistite nell’assoluta mancanza di cure al paziente, lasciato languire sino alla morte per ben oltre 83 ore, senza cibo né acqua, e con ferite profonde e sanguinanti, ignorando le sue continue richieste imploranti aiuto allo stesso primario Di Genio che il pm Martuscelli, contro ogni evidenza, rappresentata dalle videoregistrazioni, ha invece sostenuto “essere in ferie”.

Condotte che andavano quindi sanzionate in maniera ben più severa dal Tribunale di Vallo della Lucania, integrando la più grave ipotesi di “omicidio preterintenzionale”, come da noi sollecitato al P.G. di Salerno, il quale allo stato non ha accolto la nostra allegata istanza affermando che non saprebbe cos’altro aggiungere ai motivi della Procura di Vallo.

Il processo di appello si aprirà a Salerno il 7 novembre 2014.

Alla luce del tentativo di deviare il processo su binari morti, l’Associazione da me rappresentata invita il Suo Ufficio a voler svolgere ogni più opportuna indagine volta a verificare l’esistenza di una rete di salvataggio, che garantisce impunità ai colletti bianchi, in grado di condizionare l’attività giurisdizionale, attraverso la collusione di intranei ai centri vitali di comando degli stessi uffici inquirenti e giudicanti, finalizzata a sovvertire la legalità e il regolare corso della giustizia, conculcando fondamentali diritti e libertà dei cittadini.

ALLEGATI DENUNCIA AUTORITA’ NAZIONALE ANTICORRUZIONE

Elenco atti:

– Denuncia-Esposto 29/10/2014 Onlus/ANAC

– Esposto a carico P.M. Martuscelli 16/5/14

– Delibera C.S.M. 20/2/13

– Denuncia-Esposto a carico P.M. Martuscelli 9/10/12

– 1° Memoria istruttoria a P.M. Napoli 9/6/13

– Richiesta di archiviazione P.M. Napoli 11/1/14

– Atto di opposizione ex art. 410 c.p.p. 14/5/14

– Decreto rigetto riapertura indagini Procuratore Vallo della Lucania 12/8/13

– Atto di appello Procuratore Vallo della Lucania 18/6/13

– Rigetto istanze Procuratore Vallo della Lucania 20/6/13

– Richiesta convalida arresto P.M. Martuscelli c/Francesco Mastrogiovanni 6/10/1999

– Sentenza Corte d’Appello Salerno assoluzione Francesco Mastrogiovanni 26/6/2001

– Sentenza Tribunale di Vallo della Lucania c/Francesco Mastrogiovanni 30/05/2000

 

Rassegna stampa:

Ecco il video della tortura che ha scioccato l’Italia ma non il P.M. Martuscelli
http://video.corriere.it/agonia-mastrogiovanni-maestro-lasciato-morire-ospedale/cae4f01e-0a30-11e2-a442-48fbd27c0e44
http://www.youtube.com/watch?v=WFtO-VJyN9M

http://www.lavocedirobinhood.it/Articolo.asp?id=201&titolo=T.S.O.:%20CURA%20O%20TORTURA?%20ASSASSINIO%20MASTROGIOVANNI.%20LA%20LEGGE%20BASAGLIA%2032%20ANNI%20DOP

http://espresso.repubblica.it/attualita/cronaca/2012/09/28/news/cosi-hanno-ucciso-mastrogiovanni-1.46861

http://speciali.espresso.repubblica.it/interattivi/franco-mastrogiovanni/index.html

Il Manifesto del 7 Nonembre 2014: mastrogiovanni.pdf

 

NAPOLI UNA CITTA’ CHE NON SI PIEGA. W LUIGI DE MAGISTRIS SINDACO ANTIMASSONERIA!

“Questa è una città che non si piega e la mia è una vicenda surreale…” ha dichiarato commosso il Sindaco Luigi de Magistris, nel corso di una conferenza stampa, a seguito della decisione del T.A.R. che, in accoglimento del suo ricorso giurisdizionale, lo ha reintegrato con effetto immediato nelle sue funzioni di primo cittadino della capitale campana. Funzioni che, peraltro, non aveva mai abbandonato, continuando a fare il “Sindaco di strada”, come lui amava autoironicamente definirsi.
de magistris
”Ho subito troppe ingiustizie da uomo delle istituzioni – ha sottolineato – una delle più grandi dal C.S.M. presieduto dal Capo dello Stato”, riferendosi all’inchiesta “Why not” e alle successive vicende giudiziarie che, da ultimo, dopo l’altrettanto illegittima condanna, da parte del Tribunale di Roma, con l’accusa di preteso “abuso d‘ufficio”, ne hanno provocato l’ingiusta sospensione dalla carica di Sindaco, mediante una “procedura lampo” e a dir poco sospetta attuata dal Prefetto di Napoli, in applicazione retroattiva della legge Severino, in relazione alle cause di incandidabilità.
Legge e decisioni, la cui legittimità vengono oggi, però, messe in discussione dai giudici del T.A.R., che hanno deciso all’unanimità di inviare gli atti alla Consulta, ritenendo la non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli articoli 10 e 11, in relazione all’applicazione retroattiva della Legge Severino, che si pone in contrasto con gli articoli “2, 4, 51 e 97 della Costituzione”.
“Vado avanti continuando ad avere fiducia, sono uomo di istituzioni” – ha aggiunto Luigi De Magistris, tra gli applausi e la gioia dei suoi sostenitori – “Sono contento che una parte della ferita sia stata sanata dalle istituzioni perché questo mi dà speranza”. ”Mi viene riconosciuto un diritto costituzionale, cioè quello di poter continuare a fare il sindaco di Napoli…”. “Da oggi, la mia azione politica è mutata e sarà rivolta sempre più verso le istanze sociali e chi è in strada. Mi sento più carico di prima con la voglia di lavorare giorno e notte. “Vado avanti continuando ad avere fiducia perché – ha concluso De Magistris – rimanendo uomo delle istituzioni, è un segnale credere che all’interno di esse ci sia una spinta anche di rinnovamento forte”.
Noi siamo al suo fianco e lo sosterremo insieme ai cittadini della Campania e di tutta Italia che credono nella giustizia e nella legalità, contrastando la dilagante corruzione di stampo massonico-politico-giudiziaria che sta divorando il Paese.
IL CASO DE MAGISTRIS IN BREVE E LA LUNGA MANO DELLA MASSONERIA PER AFFOSSARE LE SCOMODE INCHIESTE “WHY NOT”, “POSEIDONE” e “TOGHE LUCANE”.
La vicenda risale al 18.1.08 quando su decisione del C.S.M., l’ex P.M. Luigi De Magistris è condannato al trasferimento da Catanzaro e dalle sue funzioni, sottraendogli in tal modo le scomode inchieste che stava conducendo sui comitati d’affari che avevano messo le mani sui finanziamenti europei destinati all’Ambiente e sugli intrecci affaristici tra politica, imprenditoria, massoneria e poteri occulti.
Le inchieste sono note come “Why Not”, “Poseidone” e “Toghe Lucane”.
L’affare non riguarda solo la Calabria, ci sono di mezzo la Compagnia delle Opere, l’alta finanza, un asse che viaggia da Catanzaro, a Roma, a Bruxelles, fino alla loggia di San Marino, di cui faceva parte anche l’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi.
Tutti i procedimenti verranno poi affossati, seppure dalle indagini svolte dall’ex P.M. De Magistris emergeva la spartizione di denaro pubblico, il finanziamento ai partiti, il ruolo di lobby e poteri occulti deviati.
Nei confronti dell’ex P.M. viene disposta anche la sanzione della censura, essendo stato riconosciuto colpevole di aver asseritamente “violato i suoi doveri e norme di procedura nella conduzione di alcune inchieste”. Il suo trasferimento non era però, come richiesto dal Ministro di Giustizia, immediatamente esecutivo. De Magistris interroga testimoni, dispone perquisizioni, iscrive nel registro degli indagati personaggi illustri, del calibro di Clemente Mastella, all’epoca Ministro della Giustizia, o di Romano Prodi, all’epoca Presidente del Consiglio.
La condanna del C.S.M. riguarda sei delle undici accuse contestate inizialmente a De Magistris.
Due in particolare i provvedimenti adottati da De Magistris ritenuti “abnormi” dai suoi detrattori: il primo quello con cui l’ex P.M. aveva disposto che i nomi di due degli indagati (il senatore di Forza Italia Pittelli ed il generale Cretella, fossero chiusi in un armadio blindato, unitamente al decreto di perquisizione nei confronti del P.G. di Potenza Tufaro). Il secondo, per la trasmissione del fascicolo Poseidone alla Procura di Salerno, dopo che il procuratore gli aveva revocato la delega, per non aver informato i superiori di alcuni provvedimenti adottati, e per la mancata richiesta di convalida di 26 fermi. Nessuna responsabilità invece per le fughe di notizie sulle sue inchieste, come quella sull’iscrizione di Prodi nel registro degli indagati.
Nelle motivazioni della condanna il C.S.M. aveva sostenuto che De Magistris avrebbe violato “regole di particolare rilievo”, dimostrando – (sic!) – “insufficienti diligenza, correttezza e rispetto della dignità delle persone”. Il Ministro della Giustizia Luigi Scotti, il 31 marzo 2008 impugnava la sentenza del CSM ritenendo che De Magistris non doveva essere assolto dall’accusa di non aver adottato tutte le misure necessarie per impedire la fuga di notizie sulle sue inchieste, a cominciare da quella sull’iscrizione del presidente del Consiglio Prodi tra gli indagati nella Why Not. Né tanto meno dalla contestazione di aver diffuso sospetti senza prove nei confronti di superiori e colleghi.
Le dimissioni dalla magistratura e la persecuzione politico-giudiziaria
Nonostante le dimissioni dalla magistratura, l’ex P.M. viene condannato con una abnorme sentenza dal Tribunale di Roma, territorialmente incompetente, alla pena di un anno e tre mesi per preteso “abuso d’ufficio” nella conduzione delle indagini dell’inchiesta “Why Not”.
Pur in pendenza del procedimento di appello e il carattere non definitivo della condanna giungiamo così alla sbrigativa e frettolosa sospensione dalla carica di primo cittadino di Luigi De Magistris.
E’ la conferma di un complotto ad orologeria in danno di un uomo coraggioso che ha incarnato prima come magistrato e poi come Sindaco gli ideali di uguaglianza e giustizia sociale dell’Italia onesta, seguendo le orme di Falcone e Borsellino.

Dalla parte di De Magistris

L’Italia per bene è dalla parte di De Magistris vittima dei poteri criminali e della massomafia giudiziaria che controllano lo Stato. E’ un preciso dovere denunciare la corruzione della magistratura di regime asservita ai poteri forti e alla massoneria internazionale.
Lo Stato mafioso-camorristico ha sospeso a tempi di record lo scomodo Sindaco di Napoli Luigi De Magistris. Prima lo hanno costretto a dimettersi da magistrato per le scomode inchieste sui rapporti tra mafia, politica e massoneria. Ora vogliono impedirgli anche di fare il Sindaco di Napoli, calpestando la volontà popolare. Il prefetto della città, Francesco Antonio Musolino, dopo avere ricevuto copia della sentenza di primo grado che condanna a un anno e tre mesi per abuso d’ufficio l’ex pm nel processo “Why Not”, nonostante la palese illegittimità della condanna, peraltro sub judice, ha deciso sbrigativamente che Luigi De Magistris verrà sospeso dalla carica di primo cittadino. E’ la conferma di un complotto ad orologeria in danno di un uomo coraggioso che ha incarnato prima come magistrato e poi come Sindaco gli ideali di uguaglianza e giustizia sociale dell’Italia onesta, seguendo le orme di Falcone e Borsellino. Il Sindaco De Magistris, che per noi e per tutti i napoletani per bene rimane tale, ha ribadito che non ha alcuna intenzione di dimettersi dalla carica e che la sentenza è indegna e sarà annullata in appello. E che, se costretto farà «il sindaco in strada». In effetti ha ragione: ci sono “fior di delinquenti nella magistratura” e risulta del tutto ingiustificato sul piano processuale che l’abnorme condanna dell’ex P.M. di Catanzaro sia giunta dal Tribunale di Roma, la cui incompetenza territoriale ex art. 11 c.p.p. è ben nota anche agli studenti del primo anno di scienze giuridiche e alla casalinga. Ma questa è la giustizia italiana: forte con i deboli debole con i forti.
Vedi l’intervista di Fazio e Gramellini a Luigi De Magistris su Rai tre:

Sosteniamo Luigi De Magistris e mobilitiamoci per fermare i disegni criminogeni governatvi e del C.S.M. e dell’Associazione Nazionale Magistrati.