AVELLINO: INTRECCI TRA CAMORRA, GIUDICI, "STIMATI PROFESSIONISTI" E FALLIMENTI

CASO ORSINO-ESPOSITO/CLAN VOLLARO. COLLUSIONI DIGOS E MAGISTRATURA.
Pubblichiamo l’allarmante appello di due onesti imprenditori avellinesi schiacciati dalle omertose connivenze e contiguità tra organizzazioni camorristiche e Pubblica Amministrazione.
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La nostra attività imprenditoriale (mia e di mia moglie Esposito Giuseppina) inizia nel 1979, all’epoca eravamo studenti, con l’apertura di un piccolo negozio di mobili in Portici (Na).
Nel tempo la nostra attività si ingrandì e arrivammo a possedere 2 aziende, una ditta individuale ed una S.r.l., proprietarie di 3 negozi di abbigliamento in Portici, di un grosso negozio di arredamenti sempre in Portici e di un ancor più grande negozio di arredamenti in Sant’Anastasia.
Ovviamente avevamo molti dipendenti ed eravamo divenuti benestanti.
Comperammo una villa al mare in Calabria, due proprietà a S. Sebastiano al Vesuvio (villa con giardino e dependance con giardino), un appartamento di lusso ad Ercolano e due appartamenti in pieno centro di Roccaraso ( circa 130 mq + 60 mq), un locale commerciale in Portici.
Ad un certo punto entrammo nelle mire del clan Vollaro che pretese cifre sempre più consistenti per farci lavorare in pace, ovviamente ad ogni nostra resistenza corrispondevano minacce, atti intimidatori e attentati.
L’esosità degli estorsori ci costrinse a ricorrere all’aiuto finanziario di una persona, che credevamo essere nostro amico e con cui effettivamente intrattenevamo rapporti di amicizia a livello familiare, tale individuo si offerse di prestarci il denaro per poter tacitare le richieste estorsive dei camorristi.
In seguito questa persona, noto professionista napoletano, si rivelò essere un avido usuraio che in complicità con altri svolgeva questa ignobile attività.
In seguito l’usuraio si rivelò essere un personaggio molto pericoloso ed aggressivo, arrivando a minacciarmi con una pistola ed a vantarsi dei suoi stretti legami con il feroce clan camorristico dei Vollaro.
Quest’individuo arrivò a pretendere interessi che, fatti i dovuti calcoli e grazie ad un perverso meccanismo, arrivavano a raggiungere finanche il 400%.
Sempre questo viscido personaggio, quando non potei onorare prontamente i prestiti, si appropriò con minacce ed atti violenti delle mie proprietà di Ercolano e di Roccaraso, una vera e propria estorsione perpetrata usando la violenza per vincere la mia riottosità.
L’eccessiva avidità dei camorristi e del loro affiliato, e forse una sopravvalutazione delle mie disponibilità finanziarie, causarono il tracollo economico delle mie aziende ed il loro conseguente fallimento.
Ovviamente tutti i miei beni furono pignorati a favore dei creditori, tra cui per altro avevano avuto la sfacciataggine d’inserirsi anche gli usurai.
Il Giudice delle esecuzioni immobiliari del Tribunale di Nola si rifiutò di voler considerare il caso nel suo insieme e ritenne che non era sua competenza valutare i risvolti penali (intanto avevo denunciato il tutto alla Procura della Repubblica), in tal modo equiparava il mio caso, di fatto, ad un fallimento doloso, quanto in realtà era sempre stato, e tale riconosciuto dallo stesso tribunale fallimentare, fallimento semplice non fraudolento.
E’ pur vero che il giudice è tenuto a salvaguardare i diritti dei creditori ma è altrettanto vero che egli è tenuto a verificare la validità dei crediti vantati. Tra i miei creditori vi sono gli usurai e banche che si sono comportate come usurai e continuano a farlo tutt’ora. Le banche hanno applicato l’anatocisma finchè la legge non ha comparato tale pratica all’usura, ora applicano comunque pratiche che fungono da moltiplicatore del debito, va, inoltre considerato che le stesse banche hanno commesso atti illegali, dimostrati, ma su cui il Giudice civile non ha mai indagato.
Il G.E. si è limitato a dichiararsi incompetente a ripartire tra i creditori il ricavato delle vendita all’asta dei miei beni, compreso la casa in cui abitavo con la famiglia.
Veniamo al risvolto penale della vicenda: Nel 2004 presentammo denuncia alla Procura della Repubblica contro usurai ed estorsori, tale denuncia, su consiglio pro bono di un giovane legale, tracciava per grandi linee la vicenda perché ci aspettavamo di essere convocati da un magistrato per poter scendere nei particolari. La denuncia fu presentata alla Procura e non alle locali forze dell’ordine perché negli anni precedenti si erano verificati episodi di collusione tra tali organismi e la malavita organizzata, i fatti ebbero grande rilevanza e furono promosse azioni giudiziarie, inoltre noi stessi avemmo a costatare strani comportamenti. Ascoltati dai CC di San Sebastiano rendemmo dettagliata deposizione circa i fatti riguardanti l’usura ma fummo più vaghi sugli estorsori, per le ragioni già dette. Dal 2004 al 2010 nessuno ci ha ascoltato, ad eccezione dei CC 2 volte, in ogni caso mai nessun giudice, ed anzi la procedura è stata divisa in due tronconi, uno per l’usura ed uno per l’estorsione, nonostante noi avessimo dimostrato che i reati erano contigui e perpetrati da personaggi in complicità tra loro, Proc. N° 52969/05 e 11335/10.
A giugno del 2010 il Giudice che si occupava delle indagini sull’usura ha archiviato la procedura senza neanche avvertirci, privandoci del nostro diritto di fare opposizione. Inoltre non si spiega come mai lo stesso magistrato, su nostra richiesta ci abbia concesso i benefici previsti dall’art. 20 della legge 44/1999 (il 25/11/2009) che prevede la sospensione dei termini esecutivi per le vittime della criminalità organizzata, riconoscendoci, dunque, tale status, e poi poco dopo (comunque prima dello scadere dei canonici 300 gg) archivia il tutto, senza per altro ritirare la concessione dell’art. 20, bloccando in tal modo la nostra richiesta di poter accedere ai fondi di solidarietà destinati alle vittime di camorra.
Veramente la spiegazione è che il Signor Giudice in 5 anni non ha fatto indagini ma ha tenuto la pratica a raccogliere polvere, dopo di che dovendo rispondere della sua ignavia si è cavato d’impaccio archiviando. La motivazione dell’archiviazione “perché non eravamo credibili in quanto esistevano rapporti antecedenti con gli usurai” è una vera beffa. Tali rapporti li avevamo già riferiti noi nella nostra denuncia, specificandone la natura e furono proprio tali rapporti a far conoscere agli usurai la nostra florida situazione finanziaria (l’usuraio era il nostro commercialista sin dal lontano 1979, mai avevamo prima sospettato la sua vera attività). Inoltre egli asserisce che i prestiti potevano avere carattere amichevole, tassi che vanno da un minimo del 120% annui fino ad un massimo del 370% annui non ritengo abbiano nulla di amichevole.
Ancora maggiormente inspiegabile è tale archiviazione se si considera il fatto che abbiamo prodotto prove non solo testimoniali (testimonianza mia e di mia moglie) ma anche prove documentali incisive e verificabili.
Anche per la procedura contro gli estorsori è stata proposta l’archiviazione, con motivazioni assolutamente pretestuose: “I fatti sono avvenuti prima del 1997” assolutamente non vero, sono continuati ben oltre tale data. “Mancanza di credibilità perché denunciato in ritardo”, io e mia moglie abbiamo ben chiarito che denunciammo solo nel 2004 perché non solo eravamo sottoposti a continue pressioni da parte dei malavitosi ma anche perché la situazione, nella zona in cui operavamo, era molto grave con le forze dell’ordine gravemente e fortemente colluse con la malavita organizzata. Inoltre il giudice, sempre nelle motivazioni dell’archiviazione asserisce di non ravvedere continuità tra i fatti denunciati e i gravi episodi di intimidazioni e minacce, anch’essi regolarmente denunciati, che ancor oggi si verificano.
Contro entrambe le archiviazioni abbiamo presentato richiesta di revisione e opposizione.
Incomprensibile è stato anche creare due procedure quando abbiamo dimostrato esservi contiguità tra reati di usura ed estorsione, lo stesso usuraio si vantò di far parte del clan camorristico che ci perseguitava in più occasioni si fece da intermediario ed egli stesso ci estorse degli immobili di grande valore.
Nel frattempo tutti i miei beni sono stati venduti forzosamente dal Tribunale, la casa in cui abitavamo è stata anch’essa venduta e il 13 novembre 2009. L’Ufficiale Giudiziario, con l’appoggio della forza pubblica, mi voleva gettare materialmente per strada, solo le mie precarie condizioni di salute e l’intervento del Sindaco del mio comune di residenza (San Sebastiano al Vesuvio, Napoli) lo hanno costretto a rinviare.
In quale modo noi si possa sopravvivere senza più una casa, senza un lavoro, nell’indigenza più assoluta, io gravemente cardiopatico, con tre by-pass, e mia moglie malata anch’essa, nessuno mi ha mai spiegato.
Tutti gli sforzi fatti in questi anni per rientrare nel tessuto produttivo (vari tentativi di iniziare una nuova attività) sono stati vanificati dall’aggressività dei criminali che mi hanno perseguitato e continuano ancor oggi.
Nel tempo abbiamo subito minacce, intimidazioni ed attentati di ogni genere: spari contro i nostri esercizi (molte volte), furti di automezzi carichi di merce, spari conto la mia casa e la mia vettura, furti negli esercizi, rapimento di mio figlio (durato pochi minuti per fortuna), auto con mia moglie a bordo spinta fuori strada, percosse a me e a mia moglie, uccisione del nostro amato cane a colpi d’arma da fuoco. E ultime in ordine di tempo atti vandalici contro la mia vettura (settembre 2010), un ordigno incendiario gettato nel cortile di casa (07/12/2010) che ha causato un principio d’incendio da me domato con un estintore, dopo di che sono intervenuti i CC.
Il 3 gennaio 2011 un messaggio anonimo contenente una minaccia, scritto su un biglietto d’auguri, è stato lasciato nella buca delle lettere.
Il 17 gennaio 2011 un individuo introdottosi nel giardino di casa ha aggredito mia moglie,verso le ore 19, picchiandola e poi spingendola per le scale interne al giardino stesso. Evidentemente i malavitosi vogliono mantenere costante la pressione su di noi ed anzi rincarano vieppiù la dose.
Il 21 marzo 2011 un individuo aggredì in giardino mia moglie ponendo in essere un tentativo di strangolamento.
Lo stato economico attuale è disastroso.
Faccio notare che per volere del comitato per l’ordine e la sicurezza siamo sottoposti a protezione di tipo 4, cioè i Carabinieri della locale caserma passano più volte al giorno a controllare che non vi siano pericoli incombenti. Sicuramente la costanza e la tenacia del Comandante la stazione di San Sebastiano al Vesuvio, prima, e il Comandante della stazione di Castel Baronia ora e i militi ai loro ordini hanno evitato che nuove e, forse più gravi, violenze fossero commesse a nostro danno.
Ci risulta incomprensibile come sia possibile proteggerci se saremo ridotti a vivere in strada (realmente, non retoricamente).
Come è incomprensibile che la polizia si mobiliti in otto, dico otto, agenti, alcuni della DIGOS per sfrattarci mentre contemporaneamente il Comandante dei CC e il suo vice erano presenti per garantirci la protezione. Una assurda ed incomprensibile contraddizione.
Il 23 novembre 2011 l’ufficiale giudiziario accompagnato da un buon numero di poliziotti, con l’ambulanza pronta nel caso mi dovesse venire un altro infarto, erano pronti buttarmi in strada in strada, con la famiglia, a calci nel di dietro.
Se fossi stato il boss Provenzano forse mi avrebbero trattato meglio.
E’ molto facile fare i forti con i deboli, salvo poi a farsi deboli con i forti.
In extremis arriva una delibera del Comune di San Sebastiano che integrando un piccolo contributo provinciale con un altro piccolo obolo mettevano a nostra disposizione una modesta cifra.
Tale cifra è servita per fittare una casa, effettuare il trasloco, allacciare le utenze e quanto altro è stato necessario per abbandonare la casa entro e non oltre il 10 gennaio 2012.
Non è certo una vittoria, sono stato costretto a lasciare la casa che mi era costata tanti sacrifici e tanti anni di duro di lavoro, anzi è costato duro lavoro a tutta la mia famiglia: mia moglie lavorava con me e mio figlio è cresciuto nell’azienda, fin dai primi mesi di vita.
Tutto perso, tutto finito. Se solo avessero considerato che con le nostre denunce abbiamo indicato personaggi occulti che agivano all’ombra della camorra forse non ci avrebbero umiliato come hanno fatto. L’elemosina che ci è stata fatta, e di cui siamo grati, è anch’essa un’umiliazione perché in quanto vittime avremmo avuto diritto ad accedere ai fondi di solidarietà come stabilisce la legge 44/99. Almeno avremmo sentito la vicinanza dello Stato e non il dolore di dover chiedere la carità, avremmo anche potuto ritornare a produrre reddito rientrando nel tessuto produttivo. Ora, senza un lavoro come potrò pagare la pigione della casa in cui mi sono dovuto trasferire?
Il 6 febbraio 2012 sono stato buttato fuori di casa dall’Ufficiale Giudiziario, con l’ausilio della forza pubblica. La mia casa è stata consegnata a coloro che l’avevano acquistata all’asta, persone, che ho scoperto, essere solo i prestanome dei delinquenti che hanno inquinato la mia vita e quella della mia famiglia. Lo Stato, dispensatore di giustizia, toglie alle vittime per dare ai carnefici.
Anche in questa piccola e umilissima abitazione in cui attualmente viviamo, in un paesino dell’Alta Irpinia, io e la mia famiglia, siamo stati raggiunti dalle minacce e intimidazioni dei camorristi.
Ben sette intimidazioni, regolarmente denunciate alle forze dell’ordine, ci hanno fatto ben comprendere, se mai ce ne fosse stato bisogno, che i malavitosi non si sono dimenticati di noi e che non intendono farlo.
Luigi Orsino

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