APPELLO A TUTELA DELLE MINORANZE ROM

al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
al Consiglio Superiore della Magistratura,
all’Associazione Nazionale Magistrati,
al Tribunale e alla Procura di Pesaro,
al Primo Ministro,
al Ministro della Giustizia,
ai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica

Pesaro. Rischi di persecuzione contro i difensori dei diritti umani del Gruppo EveryOne.

“Con questa lettera, chiediamo alla magistratura, ai vertici delle autorità di forza pubblica e della classe politica del nostro Paese di prodigarsi affinché i difensori dei diritti umani del Gruppo EveryOne, che si sacrificano ogni giorno per proteggere i gruppi sociali e gli individui più vulnerabili, non siano considerati un “problema di sicurezza”, ma un baluardo preparato e responsabile contro i rischi diviolazioni dei diritti umani. La pressione e la repressione che accompagnano i nostri operatori umanitari e che durante un anno di permanenza a Pesaro hanno raggiunto punte acute e insopportabili, tanto da costringerli ad abbandonare la città dopo aver messo in salvo le famiglie Rom e migranti più fragili ed escluse, non sono un segno di “forza” e “risolutezza” da parte delle Istituzioni, ma di scarsa conoscenza dell’opera dei difensori dei diritti umani e della delicatezza della loro missione quotidiana, da cui dipendono vite umane e dignità di individui e comunità di persone…”.

Il Gruppo EveryOne, organizzazione internazionale per i diritti umani con sede in Italia, è un insieme di persone che coopera con istituzioni e organismi europei e internazionali per la salvaguardia delle minoranze nel mondo e dei loro diritti fondamentali.

In particolare, in Italia si occupa della tutela dei diritti umani e civili di Rom e Sinti, di migranti e profughi.

Il 13 febbraio 2010 è stato notificato a Roberto Malini e Dario Picciau, co-presidenti con Matteo Pegoraro di EveryOne, un decreto penale di condanna (n. 1153 D.P., emesso dal G.I.P. della Procura di Pesaro), in cui gli venivano contestati i reati 110 e 340 del codice penale (interruzione di pubblico servizio), relativamente all’identificazione, il pomeriggio del 20 dicembre 2010, di tre persone di etnia Rom all’esterno di un bar del centro di Pesaro. Secondo due agenti della Sezione Volanti, Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso, Malini e Picciau avrebbero turbato un’operazione di polizia. A tali accuse, Malini e Picciau hanno provveduto a proporre formale opposizione in tribunale, assistiti dagli avvocati Silvano Zanchini e Valeria Novelli del Foro di Pesaro. L’8 ottobre prossimo si svolgerà l’udienza per l’opposizione al decreto penale di condanna, presso il Tribunale di Pesaro.

I difensori dei diritti umani di EveryOne, e in particolare i suoi co-presidenti, hanno sempre operato con serenità e controllo, in situazioni spesso delicate e difficili. A Pesaro, città in cui quattro componenti dell’organizzazione si erano trasferiti per vivervi, EveryOne, in linea con la sua mission, si è occupato della tutela di diritti umani e civili, e in particolar modo della condizione dei Rom, dei profughi, dei senzatetto e degli omosessuali presenti sul territorio cittadino e provinciale. Abbiamo dialogato sempre con le istituzioni, le autorità e i media locali, per trasmettere loro una migliore informazione riguardo alla presenza in Italia del popolo Rom, alle normative e agli accordi europei e internazionali che tutelano i profughi, gli omosessuali e in genere le minoranze etniche e sociali. Purtroppo, abbiamo incontrato una situazione assai difficile, con molti episodi di discriminazione e un atteggiamento a nostro parere ostile, sia da parte del Comune di Pesaro che da parte della Questura, verso i gruppi sociali vulnerabili ed emarginati. Dopo il respingimento, nel 2008, avallato dall’allora Questore di Pesaro, di un gruppo di profughi afgani, che ha dato luogo ad un’interrogazione parlamentare su nostra segnalazione, presentata al Senato dagli onorevoli Marco Perduca e Donatella Poretti, l’atteggiamento della Questura di Pesaro è divenuto ancora meno amichevole, soprattutto nei confronti degli attivisti per i diritti umani che si presentavano o venivano identificati quali componenti di EveryOne. In particolare, quando il co-presidente Roberto Malini, oggetto del decreto penale di cui sopra, si è recato in Questura in seguito alla deportazione di afgani (con sottrazione di minori su ordine dell’autorità giudiziaria, nonostante nel gruppo vi fossero genitori e fratelli maggiori che li accompagnassero), è stato ricevuto nell’ufficio del questore Benedetto Pansini non per essere ascoltato riguardo alla segnalazione del mancato rispetto dei diritti dei profughi, ma per essere oggetto di un avviso orale, riportato dallo stesso Malini con la seguente motivazione: “Siccome i Rom sono notoriamente delinquenti, ravviso nella vostra attività a favore dei Rom gli estremi per un’associazione per delinquere”.

Successivamente, mentre il Gruppo EveryOne instaurava un rapporto di collaborazione con i Carabinieri della stazione di Pesaro, si inaspriva l’atteggiamento della Polizia di Stato – in particolare della Sezione Volanti – nei confronti dei difensori dei diritti umani. Gli agenti di polizia fermavano gli attivisti di EveryOne e controllavano loro i documenti ogniqualvolta li vedevano impegnati nella quotidiana attività di assistenza e tutela alle famiglie Rom stanziate in città.

La Questura, secondo quanto riferito dalla maggior parte di loro, li convocava per il minimo pretesto, sempre con atteggiamento poco disposto a un dialogo sereno e chiedendo loro ragione di articoli apparsi sulla stampa locale o nazionale riguardanti casi curati da EveryOne, nonché di dimostrare i rapporti con il Parlamento europeo, cui presentavamo regolarmente relazioni sulla condizione dei Rom, dei migranti e delle altre minoranze. L’onorevole Viktoria Mohacsi, parlamentare europea ALDE (Alleanza dei Liberali e Democratici per l’Europa) e fra le massime autorità continentali riguardo alla condizione dei Rom nell’Unione europea, faceva recapitare dai suoi uffici di Bruxelles una lettera di incarico al Questore di Pesaro, ove si specificava che i sigg. Malini, Pegoraro e Picciau, in qualità di co-presidenti EveryOne, agivano per conto dell’on. Mohacsi riportando rapporti e segnalazioni di abusi alle autorità e agli organismi dell’Unione europea. Dopo la ricezione della lettera (allegata alla presente), la pressione della polizia diminuiva, ma solo temporaneamente. Né le istituzioni comunali, né la Polizia di Stato, sembravano comprendere che l’attività dei difensori dei diritti umani non va “contro le autorità” ma fa parte degli equilibri di una democrazia, di una società civile. Secondo quanto riferito dagli attivisti di EveryOne stanziati a Pesaro, gli stessi venivamo nuovamente redarguiti in Questura per nuove interrogazioni parlamentari scaturite da nostre segnalazioni e presentate da deputati e senatori al Parlamento italiano aventi come oggetto anche il territorio pesarese.

http://www.camera.it/view/doc_viewer_full?url=http%3A//banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/frmricercaattitxt.asp&back_to=http%3A//www.camera.it/205

Tuttavia, sembrava impossibile spiegare che la tutela di chi soffre esclusione sociale e persecuzione è la missione di un’organizzazione per i diritti umani come EveryOne e che era (ed è) proprio lo scrupolo e la serietà con cui il Gruppo svolge tale attività ad aver fatto guadagnare allo stesso la fiducia e la cooperazione dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, del Parlamento europeo, della Commissione Ue e del Consiglio d’Europa, nonché di diversi parlamentari italiani ed europei (di schieramenti diversificati) che credono nella civiltà dei Diritti Umani. Il pomeriggio del 20 dicembre 2008 non è accaduto nulla di insolito: gli attivisti di EveryOne hanno semplicemente svolto la loro attività di difensori dei diritti umani: avevano appuntamento di fronte al bar Harnold’s, in piazza Matteotti a Pesaro, con tre giovani Rom romeni che seguivano da tempo e che, fra l’altro, sono stati testimoni per la Commissione europea riguardo alla discriminazione dei Rom in Italia.

Ecco la testimonianza di Roberto Malini e Dario Picciau riguardo all’accaduto:
“Nico Grancea, Americano Grancea e Ionut Ciuraru ci attendevano davanti al locale e, come avveniva a un ritmo assai frequente, sono stati fermati dalla polizia. Quando abbiamo raggiunto il luogo dell’appuntamento, abbiamo notato una volante ferma fuori dall’Harnold’s e un agente che attendeva all’interno della vettura che il barista gli portasse panini e bibite (sarebbero arrivati poco dopo). L’altro agente era sceso e, con fare molto autoritario, chiedeva ai tre ragazzi perché si trovassero a Pesaro, affermando più volte che i Rom non lavorano e rubano, e che a lui non piaceva vederli in giro. Abbiamo salutato i tre giovani, dicendo all’agente che li conoscevamo e che vivevano a Pesaro con le famiglie in edifici dismessi, in attesa che il Comune di Pesaro, come dichiarato pubblicamente dal sindaco Ceriscioli e dagli assessori Pascucci e Savelli, attuasse il programma di integrazione promesso, che viene richiamato anche in due interrogazioni parlamentari.

http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2009/3/20_Intolleranza_e_azioni_repressive_attuate_dalla_citta_di_Pesaro_contro_i_Rom.html

Poi abbiamo chiesto all’agente se potesse usare parole meno dure, visto che i tre ragazzi stavano passando un momento difficile (familiari stretti dei tre avevano gravi problemi di salute, in quel periodo, e Nico Grancea aveva avuto da poco un bambino, dovendo far fronte a condizioni socio-economiche assai precarie) ed erano molto provati. Abbiamo detto all’agente che avremmo atteso i tre nel bar. Tuttavia, l’agente ci fermava, chiedendoci i documenti. Intanto gli chiedevamo perché avesse fermato i tre giovani. ‘Quando vediamo certe facce,’ rispondeva, ‘sappiamo per esperienza che nel 90% dei casi sono dei criminali’.

 Con molta civiltà e pacatezza, gli facevamo presente che non è giusto valutare gli esseri umani in base alla loro faccia.
Allora l’agente cominciava a chiederci, in tono aspro: ‘Ah, volete dire che siamo razzisti?’. Evitavamo di entrare nella discussione, anche perché la polizia fermava con frequenza le persone di etnia Rom a Pesaro e da parte nostra abbiamo sempre cercato di evitare di esagitare gli animi degli agenti, per evitare ripercussioni sulla comunità Rom. Quando l’agente ci chiedeva di allontanarci di tre metri da lui, lo assecondavamo senza fiatare. A differenza di quanto scritto dagli agenti nel loro rapporto, trasmesso alla Digos e successivamente alla Procura della Repubblica, non vi era nessuno nei pressi, oltre a noi, ai tre giovani Rom, all’agente in piedi davanti al bar e a quello seduto nell’auto. Lo può confermare un altro attivista EveryOne che ha potuto osservare la scena passando contemporaneamente dall’altro lato della piazza. Riguardo allo svolgersi dei fatti, può confermare la loro dinamica il sig. Ionut Ciuraru, uno dei tre giovani fermati dall’agente e poi condotto, per l’ennesima volta, in Questura.

Al link http://www.everyonegroup.com/downloads/testimonianza.mov

una dichiarazione video che Ionut Ciuraru ci ha gentilmente rilasciato da un Internet point, dopo aver appreso del decreto penale con cui siamo stati colpiti. E’ per accertarci che lo rilasciassero e potesse tornare ad assistere la madre, malata di cancro, che ci siamo diretti in Questura, quella sera, non certo per scusarci con l’agente, come invece da lui riferito. Avendolo incontrato lì, tuttavia, lo salutavamo con gentilezza e civiltà, come è nostro costume”.

Riteniamo utile e importante, da parte nostra, riferire alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pesaro e al Giudice per  le Indagini Preliminari lo svolgersi dell’episodio che ha condotto gli agenti di Polizia di Stato a scrivere il loro rapporto da cui è derivata la condanna penale a due dei co-presidenti di EveryOne, visto che la Procura non ha avuto modo di ascoltare né le loro testimonianze né quelle dei tre giovani Rom fermati né quelle del barista o dei passanti. Siamo molto amareggiati di tutto ciò, in considerazione del fatto che – al di là di come andrà a finire questo procedimento giudiziario – la nostra organizzazione, che si autofinanzia e utilizza ogni fondo economico (sempre derivante da donazioni private dei suoi membri) per aiutare i poveri e gli esclusi, sia stata costretta, solo per aver svolto la propria missione, ad affrontare consistenti spese legali, togliendo risorse a casi umanitari drammatici e sicuramente più urgenti.

Desideriamo farvi notare, infine, l’importanza dell’attività dei difensori dei diritti umani e le innumerevoli difficoltà che incontrano quando si impegnano per tutelare la vita e la dignità di esseri umani che una cultura deviata considera “asociali” e meri  “problemi di sicurezza”, e non – come in realtà sono – persone in grave disagio, prede di mancate assistenze, di discriminazione, di odio e di violenze. Quando accade che le autorità decidano di liberarsi dei gruppi sociali vulnerabili, combattendo anche le organizzazioni che cercano di tutelarne i diritti, si verifica un fenomeno pericoloso, che in genere è tipico dei regimi in cui i diritti umani non trovano posto. Ecco perché, dopo un anno difficilissimo e dopo aver messo in salvo le famiglie più deboli, i difensori dei diritti umani del Gruppo EveryOne che vivevano a Pesaro sono stati costretti a trasferirsi altrove. Ed ecco perché il caso del nostro Gruppo viene monitorato dagli uffici di Ginevra dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, nonché direttamente seguito dallo Special Rapporteur ONU sulla condizione dei difensori dei diritti umani Mrs. Margaret Sekaggya,poiché emblematico della necessità di evitare che in Italia e in Europa si verifichino gravi episodi di persecuzione dei difensori dei diritti umani.

http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2010/2/19_Due_attivisti_del_Gruppo_EveryOne_colpiti_da_decreto_penale.html

Il Gruppo EveryOne è inoltre seguito con preoccupazione da Front Line, la principale organizzazione che tutela gli attivisti per i diritti umani a rischio di vita nel mondo, e recentemente EveryOne (unica organizzazione umanitaria dell’Unione europea invitata al meeting) ha preso parte alla 5th Dublin Platform for the protection of Human Rights Defenders dove, rappresentata dal co-presidente Matteo Pegoraro, ha potuto incontrare Mrs. Navanethem Pillay, Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.

http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2010/7/10_Persecuzione_giudiziaria_contro_gli_per_i_deifensori_dei_diritti_umani_di_EveryOne..html

Con questa lettera, chiediamo alla magistratura, ai vertici delle autorità di forza pubblica e della classe politica del nostro Paese di
prodigarsi affinché i difensori dei diritti umani del Gruppo EveryOne, che si sacrificano ogni giorno per proteggere i gruppi sociali e gli individui più vulnerabili, non siano considerati un “problema di sicurezza”, ma un baluardo preparato e responsabile contro i rischi di violazioni dei diritti umani. La pressione e la repressione che accompagnano i nostri operatori umanitari e che durante un anno di permanenza a Pesaro hanno raggiunto punte acute e insopportabili, tanto da costringerli ad abbandonare la città dopo aver messo in salvo le famiglie Rom e migranti più fragili ed escluse, non sono un segno di “forza” e “risolutezza” da parte delle Istituzioni, ma di scarsa conoscenza dell’opera dei difensori dei diritti umani e della delicatezza della loro missione quotidiana, da cui dipendono vite umane e dignità di individui e comunità di persone.

Oltre all’opposizione al decreto penale di condanna, presto i tre co-presidenti del Gruppo EveryOne, Malini, Pegoraro e Picciau, dovranno difendersi in un altro procedimento penale, sempre presso il Tribunale di Pesaro, accusati dalla locale Procura di calunnia (art. 368 c.p.) nei confronti di un assessore del Comune di Pesaro e di un responsabile dei Servizi Sociali locali, con il rischio di una condanna penale fino a sei anni di detenzione, per aver dichiarato che la sottrazione di bambini Rom a genitori indigenti ed emarginati da parte dei Servizi Sociali è un abuso: la stessa conclusione tratta dall’eurodeputata Viktoria Mohacsi e da tutte le organizzazioni internazionali per i diritti umani, in base alla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia, alle Carte sui diritti umani e alle Costituzioni nazionali degli stati membri dell’Unione europea.

Anche riguardo a questo caso, vi è sconcerto e preoccupazione da parte dell’organizzazione Front Line e delle Nazioni Unite, che seguono da vicino lo sviluppo di questo caso, che non ha precedenti nell’Unione europea, con timore di un ritorno a politiche persecutorie nei confronti dei difensori dei diritti umani, come avvenne solo in epoche buie, da cui l’Unione europea ha preso da tempo le distanze. Dietro richiesta delle autorità cui è rivolta nell’intestazione la lettera aperta, il Gruppo EveryOne è disponibile a metterle in contatto con il Dipartimento delle Nazioni Unite, a Ginevra, che si sta occupando dei casi giudiziari che colpiscono i suoi co-presidenti.

Chiediamo al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Consiglio Superiore della Magistratura di vigilare sui procedimenti in corso nei confronti dei difensori dei diritti umani del Gruppo EveryOne, affinché non siano emessi verdetti ingiusti che colpirebbero senza ragione la loro legittima missione umanitaria; chiediamo inoltre ai rappresentanti del Parlamento e del Governo di valutare attentamente la serie di episodi sopra descritti, che pongono gli operatori umanitari del Gruppo EveryOne in una condizione di persecuzione e intimidazione che mal si addice alle basi giuridiche della democrazia e della civiltà, in cui la difesa dei diritti umani è una componente essenziale e basilare; chiediamo infine alla Procura della Repubblica di Pesaro e ai suoi magistrati di non trasformare evidenti errori giudiziari in una questione di principio o di orgoglio e di accogliere i nostri ricorsi, ovvero di archiviare le accuse pendenti nei confronti degli attivisti di EveryOne. Accuse che a nostro avviso non trovano ragioni nel diritto e colpiscono senza alcun motivo persone che dedicano le loro vite a proteggere le classi sociali più deboli ed escluse, agendo fra mille difficoltà.

La missione degli operatori umanitari, d’altronde, è espressa in una sintesi chiara e concisa dalla Dichiarazione Universale sui Difensori dei Diritti Umani, che all’articolo 1 afferma:
“Tutti hanno il diritto, individualmente ed in associazione con altri, di promuovere e lottare per la protezione e la realizzazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali a livello nazionale ed internazionale” e, successivamente, all’articolo 6 “di pubblicare liberamente, comunicare o distribuire ad altri opinioni, informazioni e conoscenze su tutti i diritti umani e le libertà fondamentali”.

RingraziandoLa dell’attenzione che vorrà dedicare al nostro caso, cogliamo l’occasione per porgerLe i nostri migliori saluti.

Gruppo EveryOne

Roberto Malini Matteo Pegoraro Dario Picciau

Per conoscere i dettagli del caso è importante analizzare i documenti giuridici, le posizioni delle Nazioni Unite, del Parlamento Europeo e di Front Line, i report scaricabili a questo link:

http://www.everyonegroup.com/downloads/casoeveryone.zip

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