{"id":955,"date":"2010-08-11T18:08:43","date_gmt":"2010-08-11T17:08:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/?p=955"},"modified":"2010-08-11T18:08:43","modified_gmt":"2010-08-11T17:08:43","slug":"lesemplare-battaglia-delle-figlie-ultranovantenni-di-un-barone-calabrese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/?p=955","title":{"rendered":"L&#039;esemplare battaglia delle figlie (ultranovantenni) di un barone calabrese"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>DA OLTRE 35 ANNI IN LOTTA PER L&#8217;EREDITA&#8217;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sono le figlie legittime ma non hanno diritto all&#8217; eredit\u00e0<\/strong>. Ida e Grazia Mazziotti, ultranovantenni, hanno combattuto per\u00a0oltre 35 anni nelle aule di giustizia italiane. Sino alla Suprema Corte di Cassazione. Per essere prese in giro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo\u00a0pare essere\u00a0l&#8217;amaro epilogo di una vita dedicata a fare emergere la\u00a0giustizia, rivendicando i loro sacrosanti diritti ereditari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, se la corte d&#8217;appello aveva, almeno in parte, dato loro ragione, la Cassazione ha cancellato quella sentenza \u00abcon tre righe\u00bb. I giudici del Palazzaccio, secondo l&#8217; avv. Paolo Gamberale che ha cercato di ottenere la revocazione straordinaria della scandalosa sentenza sono incorsi in una \u00absvista\u00bb. Un \u00aberrore di fatto\u00bb, per rimediare al quale\u00a0l&#8217;ordinamento, in sede civile, offre\u00a0una\u00a0unica possibilit\u00e0, quella di\u00a0ottenere l&#8217; annullamento della decisione, ai sensi dell&#8217;art. 391 bis c.p.c.\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La storia\u00a0\u00e8 una storia d&#8217;altri tempi<\/strong>. Che comincia alla fine dell&#8217;<strong>Ottocento<\/strong> in Calabria, a <strong>Saracena<\/strong>, provincia di<strong> Cosenza<\/strong>. Qui il barone <strong>Giovanbattista Mazziotti<\/strong>, avvocato, possiede circa 120 ettari di terreni e fabbricati rurali. \u00c8 ricco e celibe, ma non \u00e8 solo: ha una relazione con Tommasina Ferrari, sposata e abbandonata da un marito che \u00e8 emigrato in America subito dopo il matrimonio e non \u00e8 pi\u00f9 tornato. In 40 anni, tanto dura il legame \u00abclandestino\u00bb, vengono al mondo tre maschi e tre femmine. Fra cui Grazia e Ida, oggi, sono le sole superstiti. \u00abIl barone &#8211; ci racconta una nipote delle anziane signore, <strong>Vittoria Maradei<\/strong> &#8211; allev\u00f2 e si cur\u00f2 dell&#8217;educazione e della crescita dei figli, ma non riconobbe mai la paternit\u00e0\u00bb. I rampolli ebbero il cognome del padre sparito, Di Pace, e quando Mazziotti mor\u00ec, nel 1969, scoprirono che il patrimonio gi\u00e0 non c&#8217; era pi\u00f9. La met\u00e0 era stata regalata al nipote (da parte del fratello) Domenico, anch&#8217; egli avvocato, in occasione delle sue nozze: anno 1945. Altri 60 ettari erano stati ceduti, sotto forma di rendita vitalizia, al pronipote dodicenne, Carlo, nel 1958. Il testamento, per quel poco che restava, nominava erede universale ancora Domenico Mazziotti, l&#8217;attuale controparte delle cugine. La causa inizia il 31 agosto &#8216; 71, quando due dei figli del barone gi\u00e0 non ci sono pi\u00f9. Inizia e subito finisce, in quanto gli altri quattro fratelli Di Pace non possono dimostrare che il padre, in realt\u00e0, \u00e8 un altro. La corte d&#8217;appello, alla quale si rivolgono dopo la sconfitta in tribunale, sospende il giudizio in attesa dell&#8217; accertamento della paternit\u00e0, sentenza che si fa attendere 15 anni. Ma \u00e8 il passaggio fondamentale. I Di Pace (a questo punto Mazziotti) riprendono la vertenza e vincono il primo round: le sorelle (anche il terzo fratello nel frattempo \u00e8 morto) sono le eredi legittime, bench\u00e8 possano aspirare soltanto al recupero dei pochi beni elencati nel testamento e della donazione nuziale del &#8216; 45. Per la parte ceduta al pronipote, invece, non c&#8217; \u00e8 nulla da fare. Per motivi diversi la sentenza viene impugnata sia dalle figlie del barone (ormai due), sia da Domenico Mazziotti. Questi sostiene che il regalo avuto dallo zio per il matrimonio non pu\u00f2 essergli sottratto, perch\u00e8 le eredi hanno tralasciato di sottoporre la questione al collegio quando la causa \u00e8 ricominciata, nel &#8216; 98. La tesi, bocciata dai giudici d&#8217; appello, viene invece accolta dalla Cassazione. E le anziane sorelle si ritrovano con un pugno di mosche in mano. Per le signore Mazziotti \u00e8 una doccia fredda. Ma come? La donazione nuziale, spiega l&#8217; avvocato Gamberale, era menzionata alle pagine sette e otto del ricorso per l&#8217;eredit\u00e0. Si \u00e8 trattato senza dubbio di un errore \u00abobiettivamente e immediatamente rilevabile\u00bb. Che, si augurano Ida e Grazia, la Suprema Corte possa\u00a0cancellare, come riferisce, Lavinia Di Gianvito, nella minuziosa ricostruzione dei fatti pubblicata sul Corriere della Sera e\u00a0sopra riassunta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma le cose non vanno come dovrebbero<\/strong>.\u00a0L&#8217;elementare diritto di eredi legittime, &#8220;scippato&#8221; dal potente cugino (Domenico Mazziotti), vicino alle locali logge templari, non viene ancora una volta riconosciuto, neppure in sede revocatoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Della lunga odissea giudiziaria<\/strong> delle due anziane sorelle, che ha le sue origini nella Calabria latifondista e baronale, dove il padre Avv. G. Mazziotti ha una relazione durata 40 anni, con la madre delle sorelle, gi\u00e0 coniugata con un precedente marito (che dopo il matrimonio l\u2019abbandonava, emigrando in America), ne da notizia anche la stampa nazionale, nonch\u00e9 la trasmissione televisiva <strong><em>Mi Manda Rai 3<\/em><\/strong>, ben illustrando grazie alla nipote Vittoria Maradei, gli inquietananti retroscena ambientali che hanno impedito alle due battagliere vecchine di ottenere il riconoscimento dell\u2019ingente patrimonio paterno, costituito da vari fabbricati, 120 ettari di terreno e conseguenti rendite per il valore di svariati miliardi delle vecchie lire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si trattava, in un buona sostanza, di smascherare una lampante simulazione di una finta donazione che il padre fece al nipote e pronipote Domenico Mazziotti, escogitata in punto di morte <em>(il padre Giovanbattista Mazziotti mor\u00ec nel 1969), <\/em>\u00a0dietro minacce, per diseredare completamente i figli naturali, mai riconosciuti, nemmeno nel testamento, seppure la madre e il padre avessero com gi\u00e0 detto vissuto \u201c<em><strong>more uxorio<\/strong>\u201d<\/em>, per oltre 40 anni, unitamente ai figli, sotto lo stesso tetto, in un rapporto famigliare quasi perfetto, pur non essendosi mai, formalmente, sposati, a causa delle resistenze della famiglia paterna che vantava altolocate discendenze templari, ritenendo la madre, Ferrari Tommasina, di umili origini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A\u00a0tale contesto etnosociologico<\/strong>, in cui nel corso degli anni \u00e8 stato tentato veramente di tutto per impedire alle eredi legittime di intraprendere la causa e di proseguire l\u2019azione intentata nei confronti del cugino, <strong>si aggiunge il contesto clientelare<\/strong> della giustizia, che\u00a0impedisce di ottenere\u00a0quella giustizia, apparentemente elementare, codificata prima nella Costituzione, eppoi nel codice civile, con l\u2019equiparazione legale e sostanziale dei figli naturali a quelli legittimi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LA SCANDALOSA LUNGAGGINE E RETROSCENA DELL&#8217;ITER PROCEDIMENTALE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel 1970, dopo varie peripezie e rifiuti<\/strong>, dipesi, soprattutto, dalle reticenze dell\u2019ambiente calabrese (<em>Castrovillari \u00e8 ai piedi del Pollino<\/em>), \u00a0ancora caratterizzato da una sorta di feudalesimo, le sorelle riuscirono finalmente a trovare un avvocato disposto ad intraprendere la causa &#8211; cosa di per s\u00e8 a volte difficile anche al nord in casi consimili\u00a0&#8211; al fine di\u00a0ottenere di essere riconosciute figlie legittime del padre che non volle mai riconoscere i figli coi quali visse fino alla morte insieme alla sua convivente perch\u00e9 questa, non aveva origini sociali ritenute dalla famiglia compatibili con il matrimonio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, ci\u00f2 che pur appare \u201c<em>prime facie\u201d<\/em>\u00a0 un diritto naturale, nell\u2019attuale aberrante sistema di tacite connivenze, contiguit\u00e0 e aperte collusioni istituzionali, privo di effettivi controlli sull\u2019operato della magistratura, assai spesso non trova quella equa riparazione che ogni persona di buon senso e buona fede si aspetta. Ci\u00f2, semplicemente, perch\u00e9 molto spesso gli interessi lesi da riconoscere riguardano le logge\u00a0massoniche, i locali\u00a0ambienti forensi, la politica, l\u2019economia e, insomma,\u00a0chi insomma gode di &lt;<strong><em>protezioni altolocate&gt;,<\/em><\/strong> con capacit\u00e0 di pilotare le decisioni su magistrati compiacenti &#8211; e, nel caso, se necessario &#8211; oliare i meccanismi del potere decisionale, sino alla Suprema Corte di Cassazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed \u00e8 cos\u00ec che una semplice causa ereditaria di facile soluzione, quando le controparti sono affiliati a fratellanze, consorterie politico-affaristiche od amici di amici, viene, scientemente, aggrovigliata e dilatoriamente rinviata <em>sine die<\/em> la sua definizione, per rendere impossibile alle malcapitate vittime di tali artefizi e manovre processuali, il riconoscimento di quegli elementari diritti che in un paese normale e con una magistratura veramente indipendente verrebbero affermati nel giro massimo di tre anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella specie, <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">dopo ben 35 anni<\/span><\/strong>, tenuto conto che le anziane sorelle 92enni erano ancora in vita e non si davano pace, interviene nel novembre 2004, una prima sconcertante sentenza della II sezione civile della Corte di Cassazione (Relatore<strong> Dr. Schettino<\/strong>, C. n. 21903\/04) che, <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">contro il parere dello stesso Procuratore Generale<\/span><\/strong>, con poche righe, incorrendo in palesi errori di fatto e nell\u2019erronea lettura di atti interni, annulla ben 35 anni di cause, cassando la precedente sofferta decisione della Corte d\u2019Appello di Catanzaro, favorevole alle sorelle, con la quale erano stati, invece, riconosciuti i loro diritti di eredi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; a\u00a0questo punto\u00a0che viene\u00a0inoltrato ricorso per revocazione, ex <strong>art. 391 bis c.p.c.<\/strong>, fondato sull\u2019errore di fatto, contenuto nella sentenza di annullamento della decisione della Corte di Appello di Catanzaro, che riconosceva la ricostruzione dell\u2019asse ereditario e la riduzione della cosidetta \u201c<em>donazione obnuziale<\/em>\u201d, attraverso cui il cugino si \u00e8 indebitamente impossessato dell\u2019intero patrimonio ereditario. Il ricorso straordinario viene ancora una volta respinto con motivazioni palesemente capziose,\u00a0senza tenere\u00a0in alcun modo conto delle specifiche censure mosse dal legale alla precedente sentenza (C. n. 22835\/05).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019epilogo di questa\u00a0esemplare quanto amara vicenda<\/strong> dimostra\u00a0non trattarsi di mero\u00a0\u201c<strong><em><span style=\"text-decoration: underline;\">errore revocatorio<\/span><\/em><\/strong>\u201d, come abilmente cercato di rappresentare dal difensore per mediare (a cui i giudici di Cassazione ove in buona fede ben avrebbero potuto porre rimedio), bens\u00ec di vero e proprio \u201c<strong><em>dolo revocatorio<\/em><\/strong>\u201d, disciplinato dall&#8217;art. 395 c.p.c., sia da parte dei membri del collegio giudicante sia dello stesso P.G. di udienza, che in stridente contrasto con il precedente favorevole parere gi\u00e0 espresso nel pregresso giudizio di legittimit\u00e0, oggetto di revocazione, chiedeva del tutto inopinatamente il rigetto del nuovo ricorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019esame degli atti risulta infatti in\u00a0maniera eclatante e incontrovertibile la sussistenza del dolo revocatorio in cui\u00a0\u00e8 incorsa per ben due volte consecutive\u00a0la Cassazione, in quanto \u00e8 falso che nel precedente ricorso avanti alla Corte di Appello di Catanzaro &#8220;<span style=\"text-decoration: underline;\"><em><strong>non\u00a0siano state riproposte le domande di riduzione della donazione<\/strong><\/em>&#8220;,<\/span> come capziosamente e infondatamente affermato nelle decisioni contestate da avvocati senza frontiere, che si ritengono l\u2019effetto di probabili oscure pressioni e interessi, oltre che affette da palesi falsit\u00e0 ideologiche e dolo degli organi giudicanti, stante la gravit\u00e0 del loro comportamento sul piano strettamente giuridico e giurisdizionale. Attraverso tale espediente i giudici di Cassazione hanno\u00a0probabilmente inteso continuare a favorire una parte in danno dell\u2019altra, ragione per cui\u00a0\u00e8 stato\u00a0ipotizzato il reato di favoreggiamento, falso ideologico, abuso continuato e interesse privato in atti di ufficio, oltre che di associazione a delinquere, come denunciato alla Procura di Potenza. C&#8217;\u00e8 da augurarsi che vengano svolte tutte le opportune indagini nei confronti dei magistrati giudicanti per restituire credibilit\u00e0 alle decisioni della Suprema Corte di Cassazione e la\u00a0fiducia\u00a0di tutti quei cittadini onesti che hanno speso la loro vita i patrimoni alla ricerca della verit\u00e0 e della giustizia, come le\u00a0sorelle ultranovantenni\u00a0Ida e Grazia Mazziotti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/archiviostorico.corriere.it\/2005\/ottobre\/09\/anni_lotta_per_eredita_co_10_051009106.shtml\">http:\/\/archiviostorico.corriere.it\/2005\/ottobre\/09\/anni_lotta_per_eredita_co_10_051009106.shtml<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA OLTRE 35 ANNI IN LOTTA PER L&#8217;EREDITA&#8217; Sono le figlie legittime ma non hanno diritto all&#8217; eredit\u00e0. Ida e Grazia Mazziotti, ultranovantenni, hanno combattuto per\u00a0oltre 35 anni nelle aule di giustizia italiane. Sino alla Suprema Corte di Cassazione. 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