{"id":2110,"date":"2011-03-29T19:09:51","date_gmt":"2011-03-29T18:09:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/?p=2110"},"modified":"2011-03-29T19:09:51","modified_gmt":"2011-03-29T18:09:51","slug":"andrea-gagliardoni-ucciso-a-23-anni-prima-dal-lavoro-eppoi-dalla-giustizia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/?p=2110","title":{"rendered":"Andrea Gagliardoni ucciso a 23 anni prima dal lavoro eppoi dalla giustizia"},"content":{"rendered":"<p><strong>Colpevole di essere morto!<\/strong><\/p>\n<p>Andrea Gagliardoni ha questa colpa. \u00c8 morto a 23 anni il 20 giugno del 2006, alle 6.10 del mattino, durante il suo turno di lavoro presso l\u2019Asoplast di Ortezzano (Fermo). La sua testa \u00e8 stata schiacciata da una macchina tampografica; un congegno che produce, in modo seriale e preciso, marchi o scritte ad inchiostro su superfici varie, in un certo senso \u00e8 l\u2019evoluzione moderna del ben pi\u00f9 noto timbro.<\/p>\n<p>La macchina utilizzata da Andrea serviva per fissare l\u2019inchiostro sui frontalini che dovevano essere stampati e posti sulle lavatrici Ariston. Erano due anni che lavora in quell\u2019azienda, due anni passati a percorrere 80 km di strada per guadagnare 900 euro, due anni passati ad usare quel macchinario. Non era uno sprovveduto Andrea, conosceva bene il suo lavoro, sapeva che quella macchina aveva dei difetti, per giunta segnalati ripetutamente.<\/p>\n<p>Quel giorno Andrea si era alzato alle 04.00 del mattino, aveva chiesto un cambio turno. Alle 05.00 del 20 giugno del 2006, fa partire la macchina, poco pi\u00f9 di un\u2019ora dopo si accorge che le stampe sono imprecise ed irregolari, decide di controllare e posiziona la macchina in stand by<strong>, blocca quindi la lavorazione, <\/strong>si china sul piano di lavoro per controllare gli inchiostri, questione di istanti, di pochissimi secondi, la macchina riparte autonomamente e in quell\u2019attimo maledetto un ragazzo di ventitr\u00e9 anni muore. Il cranio \u00e8 stato schiacciato da un tampone siliconico dal peso di 8 tonnellate.<\/p>\n<p>Due gli imputati per omicidio colposo; <strong>Giuseppe Bonifazi <\/strong>e<strong> Mario Guglielmi<\/strong>. Il primo era Amministratore Delegato dell&#8217;Asoplast, responsabile di non aver rispettato le norme di sicurezza sul lavoro, non solo per quanto concerne il controllo delle attrezzatture, ma anche in virt\u00f9 della <strong>disattivazione dei sistemi di sicurezza<\/strong>, attuata per velocizzare la produzione. Questo \u00e8 il primo punto su cui riflettere; il profitto guida scelte e decisioni, permette di sacrificare tutto, anche la sicurezza dei propri lavoratori.<\/p>\n<p>Guglielmi, invece, era l\u2019Amministratore Delegato della ditta Mag System Srl con sede in Schio. Il reato a lui contestato riguardava la produzione stessa della macchina, non conforme ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dall&#8217;allegato 1 del D.P.R. 459\/96, delle norme UNI. Le parti hanno optato per il patteggiamento e la pena commisurata \u00e8 stata di 8 mesi con la condizionale. <strong>Sentenza definitiva.<\/strong><\/p>\n<p>Questo \u00e8 stato il valore che la Giustizia ha dato alla vita spezzata di Andrea.<\/p>\n<p>Andrea diventa cos\u00ec un altro nome nelle liste delle morti bianche, un altro dato che fa impennare le curve delle annuali statistiche, un\u2019altra storia che fa oscillare dal piedistallo imprenditore e uomini di Stato con le loro belle riflessioni sulla sicurezza sui posti di lavoro. Il tempo poi cancella il nome di Andrea dai giornali, trasformandolo in<strong> un morto invisibile, <\/strong>una di quelle morti che scuotono le coscienze, per un attimo, per un giorno, per una settimana forse e poi, poi cade il silenzio, da cui ci si sveglia solo quando sentiamo parlare di un altro Andrea, e di nuovo scene di piazza, servizi giornalistici, dita puntate, ma poi di nuovo silenzio.<\/p>\n<p><strong>Morire di lavoro \u00e8 normale oggi, \u00e8 eccezionale assistere a sentenze giudiziarie esemplari contro il Potere.\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p>Giudicare; un mestiere complicato, \u201c<em>arbitro in terra del bene e del male\u201d<\/em>, cantava De Andr\u00e8, e proprio per questo enorme valore essa deve essere innanzitutto deterrente dei reati e non il contrario come ha ben sottolineato <strong><em>Graziella Marota<\/em><\/strong>, mamma di Andrea.<\/p>\n<p>Mamma Graziella, una persona le cui parole hanno il valore aggiunto di chi non parla a sproposito, di chi conosce il tunnel di un dolore che si poteva evitare, di un dolore rinnovato da una sentenza irrisoria. Una donna che oggi lotta in prima linea contro questa piaga sociale delle morti bianche.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 tutto. C\u2019\u00e8 una sentenza definitiva sulla morte di Andrea, ma la sua storia non si pu\u00f2 archiviare cos\u00ec! Non \u00e8 possibile, perch\u00e9 il suo dramma e quello della sua famiglia nascondono un retroscena ancora pi\u00f9 amaro.<\/p>\n<p><strong>Andrea ha commesso l\u2019errore di morire.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Andrea non doveva morire per svariate motivi, tutto era evitabile, ma soprattutto non doveva morire perch\u00e9 cos\u00ec ha recato troppo disturbo alla burocrazia locale. Da quasi 5 anni la famiglia attende ancora di dare una degna sepoltura ad Andrea, da ben 4 anni una madre chiede assiduamente al proprio Sindaco di permetterle di avere una tomba su cui piangere il proprio figlio. 5 anni! Dal 2006 al 2011 Andrea non ha avuto e non ha ancora una tomba definitiva.<\/strong><\/p>\n<p>Quando il 20 giugno del 2006 Andrea muore, lo shock \u00e8 devastante. La famiglia non possedeva un loculo nel cimitero, nessuno va in Comune a richiederlo, perch\u00e9, fondamentalmente, la situazione drammatica aveva posto in secondo piano tutto il resto ed \u00e8 un\u2019amica di famiglia (<em>la signora Germana Cantatore<\/em>) che si mobilita fornendo temporaneamente una proprio nicchia. Doveva essere una sistemazione provvisoria. E nessuno sottolinea, tanto meno il Comune stesso, al momento del rilascio delle autorizzazioni alla sepoltura, le conseguenze di questo prestito.<\/p>\n<p>La mamma di Andrea,<strong> <\/strong>dopo i primi momenti bui, inizia a rivolgersi al Comune per richiedere un loculo definitivo in nome del figlio. Inizialmente le viene risposto che causa carenza degli stessi sarebbe stata costretta ad attendere le edificazioni di nuovi. Fino all\u2019estate del 2009 tutto tace, dopodich\u00e9, spinta anche dalla necessit\u00e0 di restituire la tomba alla Sig.ra Cantatore, decide di inviare una richiesta scritta al Comune, e nella risposta si legge che: <em>\u201cla possibilit\u00e0 di avere un loculo presso il nostro cimitero avviene contestualmente al decesso\u2026l\u2019usufruire del prestito del loculo stesso, \u00e8 stata una libera scelta della famiglia pertanto, affinch\u00e9 la signora Cantatore ne rientri in possesso, se ne dovr\u00e0 attendere la scomparsa e non prima.\u201d<\/em> In poche parole la legittima proprietaria rientrer\u00e0 in possesso del loculo al momento della sua morte e solo allora Andrea potr\u00e0 essere traslato. Per la famiglia Gagliardoni tutto ci\u00f2 \u00e8 insostenibile, perch\u00e9 la signora Cantatore non ha parenti ed al momento della sua morte dovrebbe occuparsi di tutto la signora Graziella, che contemporaneamente dovrebbe anche traslare il proprio figlio.<\/p>\n<p>Ora perch\u00e9 non riequilibrare la situazione in anticipo e dare almeno una lieve pace spirituale a questa famiglia? Non c\u2019\u00e8 un motivo valido che si frappone a questa richiesta.<\/p>\n<p><strong>Mario Andrenacci, Sindaco di Porto Salt\u2019Elpidio<\/strong> <strong>(FM), <\/strong>ai microfoni della trasmissione <em>Mi Manda Raitre<\/em>, appare integerrimo ed inflessibile alle richieste della sua concittadina, non una piega dinnanzi alla disperazione della Signora Marota, o alle domande ed affermazioni di biasimo del conduttore Vianello, e tanto meno il disappunto del pubblico in sala lo scuote. Si aggrappa al principio dell\u2019uguaglianza dei cittadini dinnanzi alla legge, all\u2019esistenza di deroghe comunali ed alla necessit\u00e0 di non effettuare favoritismi per preservare l\u2019ordine della comunit\u00e0. Teme forse che tutti i suoi cittadini il giorno dopo si sveglino con il pallino di spostare i propri cari da una parte all\u2019altra del cimitero?<\/p>\n<p>Quasi ammirevole questa coerenza, penso in un primo momento. Basta molto poco poi per capire che questa rigidit\u00e0 \u00e8 ridicola ed inappropriata, perch\u00e9 nel Comune esistono 200 loculi liberi, perch\u00e9 le regole emesse dal Consiglio Comunali sono successive alla morte di Andrea e prive oltretutto di validit\u00e0, come da pi\u00f9 fonti giuridiche \u00e8 stato ribadito, per altro anche durante la trasmissione dal Prof. Claudio Franchini (docente di diritto Pubblico ed Amministrativo presso l\u2019Universit\u00e0 di Tor Vergata).<\/p>\n<p>Ma ancora oggi manifestazione e richieste non hanno portato a nulla! La dignit\u00e0, il rispetto per le persone si frantumano dinnanzi alla burocrazia e a leggi assurde, questo \u00e8 accettabile?<\/p>\n<p>La vita di Andrea si \u00e8 fermata per inappetenze di chi doveva garantirgli un lavoro sicuro, ma forse avrebbe dovuto chieder il permesso di morire per garantirsi un ennesimo diritto negato; quello della sepoltura.<\/p>\n<p>\u00a0<strong>LETTERA DI UNA MADRE PER UN FIGLIO CHE NON C&#8217;E&#8217; PIU&#8217;<\/strong><\/p>\n<p>Andrea aveva 23 anni quando, il 20 giugno 2006, \u00e8 rimasto con il cranio schiacciato da una macchina tampografica non a norma. Andrea voleva imparare a suonare la tromba, come se la chitarra da sola gli andasse stretta. Perch\u00e9 a quell&#8217;et\u00e0 la taglia dei desideri si allarga e non stai pi\u00f9 nei tuoi panni dalla voglia di metterti alla prova, conoscere, guardare avanti. Da li a quattro giorni pure la metratura della sua vita sarebbe lievitata di colpo: dalla sua camera da ragazzo, in casa dei genitori, a un mini appartamento, acquistato dai suoi con un mutuo, a met\u00e0 strada tra Porto Sant&#8217;Elpidio e la fabbrica Asoplast di Ortezzano, dove aveva trovato lavoro come precario per 900 euro al mese. Andrea voleva imparare a suonare la tromba, ma non ha fatto in tempo: una tromba che, rimasta la dov&#8217;era in camera sua, suona un silenzio assordante. E neppure l&#8217;appartamento \u00e8 riuscito ad abitare: doveva entrare nella nuova casa sabato 24 giugno 2006, se ne \u00e8 andato il 20 giugno di 3 anni fa. Oggi Andrea avrebbe 26 anni ma \u00e8 morto in fabbrica alle sei e dieci dell&#8217;ultimo mattino di primavera. E suonerebbe ancora la chitarra con i Nervous Breakdwn e non darebbe il suo nome a una borsa di studio. Sarebbe la gioia di sua mamma Graziella e non la ragione della sua battaglia da neo cavaliere della Repubblica, per cultura sulla sicurezza. Una battaglia finita con una sconfitta dolorosa: nel nome del figlio e a nome dei tanti caduti sul lavoro, senza giustizia: Umbria-Oli, Molfetta, Thyssenkrupp, Mineo&#8230;.Sono solo le stazioni pi\u00f9 raccontate di una via Crucis quotidiana, che per un po&#8217; chiama a raccolta l&#8217;indignazione italiana, che poi guarda altrove. Le morti si fanno sentire, ma le sentenze molto meno, quando passano sotto silenzio anche per una sorta di disagio nell&#8217;accettarle e comunicarle. I responsabili di questa orrenda morte sono stati condannati a otto mesi di condizionale con la sospensione della pena, anche se il Procuratore generale del tribunale di Fermo aveva parlato \u00abdi un chiaro segnale perch\u00e9 questi reati vengano repressi con la massima severit\u00e0\u00bb. Andrea \u00e8 stato ucciso per la seconda volta. La tragedia \u00e8 finita nel dimenticatoio, con alcune frasi fatte e disfatte, tipo non deve pi\u00f9 accadere, basta con queste stragi, lavoreremo per migliorare la sicurezza. Parole piene di buone intenzioni, che lo spillo della smemoratezza buca in un momento. Parole al vento! Alla fine anche Andrea si \u00e8 perso tra i morti da stabilimento e da cantiere: martiri del lavoro che fanno notizia il tempo di commuovere, che non promuovono ronde per la sicurezza, spesso rimossi pure nei processi. Tragedie quotidianamente dimenticate da un Paese ignavo e incurante. La tromba silente di Andrea a suonare la sua ritirata. Questo \u00e8 quanto accade a tutti i morti sul lavoro; di loro restano solo dolore e angoscia dei familiari ma giustamente questo non fa notizia : una mamma che piange tutti i giorni, che guarda sempre la porta di casa aspettando che il suo Andrea rientri perch\u00e9 spera che tutta la sofferenza che sta vivendo sia solo un brutto sogno&#8230;.. Ma tutto ci\u00f2 non importa a nessuno!!!!!!!!!!!!Questa \u00e8 la tragica realt\u00e0, di chi rimane e si rende conto di essere emarginato e dimenticato da tutti.<\/p>\n<p>Graziella Marota<\/p>\n<p>(mamma di Andrea Gagliardoni)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Colpevole di essere morto! Andrea Gagliardoni ha questa colpa. \u00c8 morto a 23 anni il 20 giugno del 2006, alle 6.10 del mattino, durante il suo turno di lavoro presso l\u2019Asoplast di Ortezzano (Fermo). La sua testa \u00e8 stata schiacciata &hellip;<\/p>\n<p class=\"read-more\"><a href=\"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/?p=2110\">Continua &raquo;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_s2mail":"","footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-2110","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-marche"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2110","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2110"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2110\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2110"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2110"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2110"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}