{"id":1950,"date":"2011-01-10T19:58:33","date_gmt":"2011-01-10T18:58:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/?p=1950"},"modified":"2011-01-10T19:58:33","modified_gmt":"2011-01-10T18:58:33","slug":"lo-scomodo-giudice-ragazzino-che-aveva-infastidito-cossiga-ucciso-dalla-massomafia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/?p=1950","title":{"rendered":"LO SCOMODO \u00abGIUDICE RAGAZZINO\u00bb CHE AVEVA INFASTIDITO COSSIGA UCCISO DALLA MASSOMAFIA"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>Era il 21 settembre 1990, quando venne vigliaccamente trucidato con la complicit\u00e0 delle massime cariche dello Stato,<\/strong><strong>\u00a0gi\u00f9 nel vallone, braccato come un animale ferito, dai sicari della \u00abmassomafia\u00bb, contro la quale\u00a0aveva diretto sagacemente la sua azione, attraverso mirate indagini patrimoniali,\u00a0\u00a0scoperchiando una vera e propria Tangentopoli, su cui prima\u00a0per decenni\u00a0la Procura di Agrigento aveva chiuso\u00a0entrambi gli occhi. <\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>&#8220;Giudice ragazzino&#8221;.<\/strong> Cos\u00ec\u00a0l&#8217;aveva ingenerosamente battezzato l&#8217;ex Presidente della Repubblica,<strong> Cossiga<\/strong>, vicino ai poteri occulti, sempre pronto a scendere in campo\u00a0quando le indagini della magistratura giungevano a toccare il cosiddetto <strong>\u00abquarto livello\u00bb,<\/strong> cio\u00e8 quello dell&#8217;intreccio, tra mafia, politica, affari, massonaria, servizi segreti.\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>Questa \u00e8 la storia quasi dimenticata dell&#8217;assassinio\u00a0rimasto per la magistratura di regime (ma non per noi) &#8220;senza movente&#8221; del magistrato Rosario Livatino<\/strong> che \u00abgiovane\u00bb lo era davvero. Due settimane pi\u00f9 tardi se non lo avessero eliminato avrebbe compiuto 38 anni.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-size: small;\">L&#8217;allarmante esternazione proveniente della pi\u00f9 alta carica dello Stato\u00a0non era certo\u00a0un complimento.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">&#8220;Possiamo continuare con questo tab\u00f9, che poi significa che ogni ragazzino che ha vinto il concorso ritiene di dover esercitare l&#8217;azione penale a diritto e a rovescio, come gli pare e gli piace, senza rispondere a nessuno? \u2026<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Non \u00e8 possibile che si creda che un ragazzino, solo perch\u00e9 ha fatto il concorso di diritto romano, sia in grado di condurre indagini complesse contro la mafia e il traffico di droga. Questa \u00e8 un&#8217;autentica sciocchezza! A questo ragazzino io non gli affiderei nemmeno l&#8217;amministrazione di una casa terrena, come si dice in Sardegna, una casa a un piano con una sola finestra, che \u00e8 anche la porta&#8221;. Parola di Cossiga.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>Parole offensive, ingiustificate, sprezzanti<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Come altrettanto\u00a0offensive e sprezzanti saranno\u00a0quelle poi pronunciate dallo stesso\u00a0Cossiga\u00a0contro il\u00a0Procuratore\u00a0di Palmi, Agostino Cordova, che &#8220;ragazzino&#8221; non era, ma aveva\u00a0avuto anche lui il torto di indagare sui santuari delle massomafie.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Affermazioni\u00a0volte ad\u00a0intimidire, delegittimare\u00a0e scavare intorno a quei\u00a0magistrati scomodi, a quegli uomini delle istituzioni che non piegano la testa, una trincea sempre pi\u00f9 incolmabile di isolamento, solitudine e discredito.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>Rosario Livatino\u00a0era un servitore fedele,\u00a0silenzioso e infaticabile della<\/strong> <strong>giustizia, un vero uomo delle istituzioni<\/strong>, come ce ne sono stati pochi, di cui tutti\u00a0gli italiani sono fieri\u00a0e sarebbero felici se gli altri magistrati silenti ne seguissero l&#8217;esempio. Alle pubbliche dichiarazioni preferiva il quotidiano scrupoloso impegno, senza risparmare la propria vita,\u00a0spesso lavorando sino a notte\u00a0fonda, con spirito di abnegazione. Insomma, un magistrato che interpretava le sue alte funzioni istituzionali in senso autenticamente nobile e con vero\u00a0spirito di\u00a0missione. Generoso di cuore e ferventemente religioso si prodigava come lui stesso affermava con orgoglio per &#8220;<strong>dare alla legge un&#8217;anima<\/strong>&#8220;. Si perch\u00e9 la giustizia che tutti\u00a0ben conosciamo\u00a0un&#8217;anima non l&#8217;ha mai avuta. Questo doveva essere secondo Livatino il primario compito del giudice: dare un volto umano all&#8217;astratto comando della legge.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.solfano.it\/canicatti\/livatino1010.jpg\" alt=\"\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" width=\"300\" height=\"412\" align=\"left\" \/>Venne invece ucciso\u00a0la mattina del 21 settembre 1990 sulla superstrada Canicatt\u00ec-Agrigento, lasciato solo dallo Stato, dai colleghi\u00a0e dalla Chiesa, che oggi\u00a0propone di avviarne il processo canonico di \u00ab<strong>beatificazione<\/strong>\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>Da morto si sa anche chi era scomodo pu\u00f2 venire eletto santo<\/strong>. <strong>Anzi conviene a tutti.<\/strong>\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<strong>Specialmente allo Stato\u00a0massomafioso che pu\u00f2\u00a0bere il sangue delle proprie vittime e cibarsi della loro\u00a0gloria.\u00a0\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>Come affermava lo stesso Livatino: <\/strong>&#8220;Il sommo atto di giustizia \u00e8 necessariamente sommo atto di amore se \u00e8 giustizia vera, e viceversa se \u00e8 amore autentico&#8221;. Diversamente \u00e8 menzogna, come lo sono per lo pi\u00f9 le celebrazioni che provengono da ogni psrte, in occasione dell&#8217;Anniversario della sua morte,\u00a0senza che nessuno si preoccupi di scavare le cause e i veri mandanti rimasti occulti del vile omicidio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small;\"><strong><span style=\"font-size: small;\">Il giudice Rosario Livatino venne ufficialmente ucciso, mentre si recava, senza scorta, in tribunale, per mano di quattro sicari assoldati dalla Stidda agrigentina, organizzazione mafiosa in contrasto con Cosa Nostra. <\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small;\"><strong><span style=\"font-size: small;\">LA STORIA UFFICIALE.<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Gli atti affermano che Livatino venne ucciso dagli &#8216;stiddari&#8217; &#8221;per lanciare un segnale di potenza militare verso Cosa nostra&#8221; e per punire un magistrato severo ed imparziale. Come esecutori dell&#8217;omicidio sono stati individuati Paolo Amico, Domenico Pace, Giovanni Avarello e Gaetano Puzzangaro, tutti condannati all&#8217; ergastolo con sentenza definitiva. I componenti del commando sono stati individuati grazie al testimone Pietro Ivano Nava, di Sesto San Giovanni, che sopraggiunse poco dopo e vide atterrito la disperata fuga a piedi del giudice nella campagna dove uno dei sicari lo raggiunse sparandogli ancora a bruciapelo gli ultimi quattro colpi in testa. Il 16 ottobre 2001 la Cassazione ha confermato la condanna all&#8217;ergastolo per Salvatore Gallea e Salvatore Calafato accusati di essere i mandanti dell&#8217;omicidio.<br \/>\nSecondo la sentenza, Livatino venne ucciso perch\u00e9 &#8221;perseguiva le cosche mafiose impedendone l&#8217;attivita&#8217; criminale, laddove si sarebbe preteso un trattamento lassista, cio\u00e9 una gestione giudiziaria se non compiacente, almeno, pur inconsapevolmente, debole, che \u00e8 poi quella non rara che ha consentito la proliferazione, il rafforzamento e l&#8217; espansione della mafia&#8221;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small;\"><strong><span style=\"font-size: small;\">LE VERITA&#8217; INESPLORATE. <\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Invero, il giudice ragazzino di Agrigento si era messo in testa di sgominare i clan della provincia, dove operava\u00a0lo Zar degli appalti, il mafioso <strong>Filippo Salamone<\/strong>, fratello del\u00a0P.M.<strong> Fabio Salamone<\/strong>,\u00a0all&#8217;epeca applicato\u00a0presso la\u00a0stessa Procura\u00a0nissena,\u00a0che avrebbe dovuto contrastare le attivit\u00e0 della \u00ab<strong>cupola<\/strong>\u00bb che gestiva\u00a0i grandi affari\u00a0isolani, facente riferimento\u00a0al fratello ingegnere, titolare della societ\u00e0\u00a0\u00ab<strong>Impresem<\/strong>\u00bb, indicato dallo stesso <strong>Tot\u00f2 Riina<\/strong>, come anche confermato dai pentiti\u00a0Siino e Brusca,<strong> <\/strong>quale unico manipolatore degli appalti, compresi quelli\u00a0superiori a 5 miliardi di lire, in rappresentanza di <strong>imprenditori<\/strong> e<strong> politici<\/strong>.\u00a0\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>Livatino\u00a0che aveva concentrato la sua azione sul nodo \u00abmafia-politica\u00bb<\/strong> voleva colpire duro, partendo dal sequestro dei patrimoni illeciti, tanto da avere passato ai raggi X i beni del Clan Ferro e Petruzzella, proponendo misure di prevenzione personali e patrimoniali per i capi-cosca ed i loro picciotti. La storia di Livatino &#8211;\u00a0scrive di lui il sociologo Nando Dalla Chiesa &#8211; da quando nella primavera del 1979 giunge alla procura di Agrigento\u00a0&#8211; \u00e8 concentrare le sue\u00a0indagini sugli interessi economici della mafia, dall&#8217;azione contro le &#8220;famiglie&#8221; in guerra a Palma di Montechiaro, sino\u00a0alla scoperta e alla denuncia del cosiddetto intreccio tra mafia e affari, ricostruito all&#8217;interno del &#8220;regime della corruzione&#8221;, \u00abche con il sistema mafioso condivide l&#8217;ambiguit\u00e0 e la doppiezza dei comportamenti, la convinzione strumentale che &#8220;sia tutto giusto e lecito, moralmente, politicamente, ci\u00f2 che non \u00e8 perseguibile penalmente\u00bb. In questo senso,\u00a0secondo Dalla Chiesa e\u00a0Arlacchi lo scopo di Livatino \u00e8 di riuscire a rimuovere gli ostacoli politici-istituzionali all&#8217;azione giudiziaria. \u00abQuella del giudice ragazzino \u00e8 la testimonianza di una battaglia coraggiosa contro la mafia ma anche in difesa dell&#8217;indipendenza dei magistrati\u00bb.\u00a0[&#8220;<em>Il giudice ragazzino. Storia di Rosario Livatino assassinato dalla mafia sotto il regime della corruzione<\/em>&#8220;,\u00a0Einaudi, Gli struzzi, 2002].<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">E&#8217; inutile\u00a0ribadire a riguardo\u00a0che<strong> l&#8217;incisivit\u00e0<\/strong> <strong>senza precedenti<\/strong>\u00a0dell&#8217;azione investigativa\u00a0e l&#8217;integrit\u00e0 morale del giovane P.M.\u00a0si scontravano in maniera\u00a0insanabile con\u00a0l&#8217;ambiente giudiziario locale,\u00a0portato consuetudinariamente ad <strong>insabbiare<\/strong> ogni inchiesta riguardante mafia-politica-appalti.\u00a0Ragione che avrebbe potuto\u00a0far maturare la decisione di eliminarlo all&#8217;interno\u00a0degli stessi ambienti della\u00a0locale procura onde mantenere inalterato il controllo del territorio.\u00a0 Baster\u00e0\u00a0dire, come poi pi\u00f9 tardi osserver\u00e0\u00a0lo\u00a0stesso\u00a0nuovo <strong>Procuratore\u00a0Miccich\u00e8<\/strong>\u00a0che,\u00a0fino al 1992,\u00a0cio\u00e8 due anni dopo l&#8217;uccisione di Livatino, di inchieste\u00a0contro la Pubblica Amministrazione ad Agrigento se ne fecero\u00a0in tutto<strong> solo<\/strong> una <strong>ventina<\/strong>, salendo\u00a0a ben <strong>500<\/strong>, nel solo 1993 &#8230; !\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>Le cause della morte di Livatino\u00a0vanno quindi ricercate nella tangentopoli che verr\u00e0 poi scoperchiata nella valle dei templi e nell&#8217;isola siciliana,<\/strong>\u00a0dopo le stragi di Capaci e Via D&#8217;Amelio, in cui perirono Falcone, Borsellino e relative scorte, dove oltre ai templi di Zeus, Giunone ed\u00a0Eracle,\u00a0sono rimasti intatti quelli delle logge massoniche, che per decenni hanno\u00a0garantito impunit\u00e0 alle attivit\u00e0 delle organizzazioni criminali e alla\u00a0&#8220;famiglia&#8221; di Filippo Salamone, l&#8217; \u00ab<strong>acchiappatutto isolano<\/strong>\u00bb, definito con\u00a0l&#8217;altro Salamone magistrato:<strong> \u00abi fratelli pi\u00f9 potenti della citt\u00e0\u00bb<\/strong>. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Grazie\u00a0alle nuove strategie\u00a0introdotte dal giovane Livatino, volte ad individuare\u00a0i percorsi dei patrimoni illeciti\u00a0accumulati dalla mafia e allo sviluppo delle sue intuizioni investigative, sulle cui\u00a0orme procedettero Falcone e Borsellino, i due grandi magistrati, prima di venire a loro volta trucidati, riuscirono a\u00a0portare alla luce\u00a0i collegamenti con le massomafie del nord, il finanziamento illecito dei partitti\u00a0e il riciclaggio dei proventi del narcotraffico nelle banche svizzere. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>Dopo la loro morte<\/strong>, Filippo Salamone venne arrestato per ordine della\u00a0Procura di Palermo con l&#8217;accusa di concorso in associazione mafiosa, eppoi condannato a sei anni di reclusione, confermati nel 2008 dalla V sezione penale della Corte di Cassazione.\u00a0L&#8217;ordine di cattura\u00a0venne emesso nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta \u00ab<strong>mafia e appalti ter<\/strong>\u00bb, scaturita dalle dichiarazioni di Angelo Siino,\u00a0in cui furono\u00a0chiesti gli arresti di\u00a0altre 9 persone, tra cui\u00a0l&#8217;amministratore della Calcestruzzi spa del Gruppo Ferruzzi, Lorenzo Panzavolta, gi\u00e0 coinvolto nelle inchieste del pool di Milano, e gli imprenditori siciliani Sebastiano Crivello e Giuseppe Bondi; l&#8217;imprenditore palermitano Antonino Buscemi, l&#8217;ingegnere palermitano Giovanni Bini, collegato a Buscemi, rappresentante del finanziere Raul Gardini e collettore della cosiddetta \u00abtassa Riina\u00bb, cio\u00e8 della parte di tangente che toccava alla mafia, dopo che venne deciso di sbarazzarsi di Siino; gli imprenditori agrigentini Giovanni Miccich\u00e8, socio di Salamone, e Antonio Vita che regolarmente si aggiudicava appalti pubblici pilotati dal comitato d&#8217;affari gestito da Buscemi e Bini e in precedenza da Siino.\u00a0 L&#8217;imprenditore Salamone era gi\u00e0 stato in precedenza arrestato nel 1993 e condannato ad un anno e tre mesi per \u00ab<strong>concussione<\/strong>\u00bb. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">A riguardo, Siino ha dichiarato che alla fine degli anni &#8217;80: \u00abesisteva un gruppo di interessi, che aveva il 90 per cento del controllo dei grandi appalti in Sicilia, facente capo all&#8217;ex presidente della Regione siciliana, <strong>Rino Nicolosi<\/strong>, all&#8217;ex ministro <strong>Calogero Mannino<\/strong>, a <strong>Salvatore Sciangula<\/strong> (politico democristiano indicato come colui che avrebbe favorito l&#8217;ascesa delle imprese del cognato Salamone), a Salamone e Vita\u00bb, e inoltre che \u00abesisteva un accordo tra Antonino Buscemi e il Gruppo Ferruzzi, tramite Lorenzo Panzavolta\u00bb. Dopo una riunione avvenuta nel 1988 negli uffici della Calcestruzzi, presenti Salamone, Bini e Buscemi, per decidere il nuovo sistema di controllo degli appalti,\u00a0venne deciso che a quest&#8217;ultimo sarebbero toccati soltanto gli appalti di importo inferiore ai 5 miliardi. Degli altri si sarebbe dovuto interessare Salamone divenendo cos\u00ec, secondo l&#8217;accusa, \u00ab<strong>perno di quel sistema<\/strong>\u00bb. Circostanze poi praticamente in toto confermate dalla condanna definitiva della Corte di Cassazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>Pu\u00f2 essere che Livatino avesse intuito\u00a0gi\u00e0 dal 1990 questo sistema\u00a0corruttivo interno alla Procura di Agrigento dove operava e si apprestasse a farlo saltare&#8230;?<\/strong>\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">E&#8217; la risposta che aspettiamo potere presto ricevere dalla parte sana della magistratura e delle Autorit\u00e0 dello Stato, magari anche con l&#8217;aiuto della Chiesa e delle Associazioni antimafia, sempre pronte a\u00a0ricordare con arrendovole mestizia\u00a0la memoria dei martiri della giustizia e a inscenare solenni celebrazioni, fiaccolate, dibattiti\u00a0e manifestazioni di piazza, ma senza mai impegnarsi con la dovuta\u00a0determinazione\u00a0sul terreno della denuncia dei poteri forti e della ricostruzione storica dei fatti. Fedelt\u00e0 ricostruttiva\u00a0che, come la storia insegna,\u00a0al di l\u00e0 delle monche ipocrite false verit\u00e0 giudiziarie, \u00e8\u00a0sempre la\u00a0Societ\u00e0 civile nel suo insieme a riuscire a\u00a0portare\u00a0alla luce, rivelando\u00a0le verit\u00e0 nascoste dal potere,\u00a0attraverso\u00a0il generoso sforzo e incessante impegno\u00a0di\u00a0uomini liberi, privi di collari ideologici e padrini politici. Solo cos\u00ec si potr\u00e0 veramente rendere giustizia a Rosario Livatino e ai tanti magistrati e\u00a0fedeli servitori dello Stato, beatificandone veramante la memoria.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">&#8220;Il mondo di oggi ha bisogno di persone che abbiano amore<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">e lottino per la vita almeno con la stessa intensit\u00e0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">con cui altri si battono per la distruzione e la morte&#8221;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Gandhi<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small;\"><span style=\"font-size: small;\">A cura\u00a0di Pietro Palau Giovannetti<\/span>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era il 21 settembre 1990, quando venne vigliaccamente trucidato con la complicit\u00e0 delle massime cariche dello Stato,\u00a0gi\u00f9 nel vallone, braccato come un animale ferito, dai sicari della \u00abmassomafia\u00bb, contro la quale\u00a0aveva diretto sagacemente la sua azione, attraverso mirate indagini patrimoniali,\u00a0\u00a0scoperchiando &hellip;<\/p>\n<p class=\"read-more\"><a href=\"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/?p=1950\">Continua &raquo;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_s2mail":"","footnotes":""},"categories":[19],"tags":[],"class_list":["post-1950","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-sicilia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1950","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1950"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1950\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1950"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1950"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1950"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}