{"id":1932,"date":"2011-01-09T18:53:57","date_gmt":"2011-01-09T17:53:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/?p=1932"},"modified":"2011-01-09T18:53:57","modified_gmt":"2011-01-09T17:53:57","slug":"bruno-caccia-il-procuratore-ucciso-dalla-massomafia-che-controlla-la-procura-torinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/?p=1932","title":{"rendered":"BRUNO CACCIA: IL PROCURATORE UCCISO DALLA MASSOMAFIA CHE CONTROLLA LA PROCURA TORINESE"},"content":{"rendered":"<div><strong><span style=\"font-size: large;\">Caccia, un omicidio ancora senza firma.<\/span><\/strong><\/div>\n<div><strong><span style=\"font-size: large;\">\u00a0<\/span><\/strong><\/div>\n<div><strong><span style=\"font-size: large;\">\u00a0<\/span><\/strong><\/div>\n<div><strong><\/strong><span style=\"font-size: small;\"><strong>Il magistrato Bruno Caccia, ucciso il 26 giugno 1983\u00a0<\/strong><\/span><\/div>\n<h2>Cinque processi non hanno cancellato tutti i misteri.<\/h2>\n<h2>Preso il mandante, mancano i killer e il vero movente<\/h2>\n<p>di Niccol\u00f2 Zancan<\/p>\n<p>TORINO. Ventisei anni dopo in via Sommacampagna, fra il Po e la collina torinese, resta una targa sotto la fronda di un glicine: \u00abIl 26 giugno 1983 qui \u00e8 caduto, stroncato da mano assassina, nel pieno della sua lotta contro il crimine, Bruno Caccia. Procuratore della Repubblica, medaglia d\u2019oro al valor civile, strenuo difensore del diritto, luminoso esempio di coraggio e fedelt\u00e0 al dovere\u00bb. Era la sera delle elezioni politiche. Craxi stava per diventare presidente del Consiglio. Il magistrato pi\u00f9 importante della citt\u00e0, quello che si occupava di lotta al terrorismo, poteri forti, tangenti, mafia e criminalit\u00e0 organizzata, usc\u00ec di casa senza scorta. Come un cittadino qualunque. Doveva portare fuori il cane. Erano le 23,15. Due killer lo stavano aspettando.<\/p>\n<p>La prima relazione della polizia \u00e8 precisa: \u00abIl conducente della Fiat 128, con rapida manovra, si avvicinava al magistrato. Bloccata l\u2019autovettura, gli esplodeva contro alcuni colpi di arma da fuoco che ne provocavano la caduta sul marciapiedi. Contemporaneamente, il passeggero scendeva dalla 128, e chinatosi sul corpo del dottor Caccia, gli esplodeva contro altri tre colpi\u00bb. Diciassette proiettili in tutto. Di questo omicidio, che ha cambiato la storia di Torino, c\u2019\u00e8 una verit\u00e0 processuale. Il pentito \u00abCiccio\u00bb Miano, catanese, ha raccolto e registrato la rivendicazione di un boss calabrese orgoglioso del suo lavoro: \u00abPer Caccia, dovete ringraziare solo me&#8230;\u00bb. Cinque gradi di giudizio hanno stabilito che il mandante dell\u2019assassinio \u00e8 proprio Domenico Belfiore, tutt\u2019ora in carcere. Mai pentito.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 anche una verit\u00e0 storica, pi\u00f9 difficile da mettere a fuoco, ancora sospesa. \u00abUna zona grigia\u00bb, l\u2019hanno definita alcuni investigatori. Mancano gli esecutori materiali, nonostante l\u2019identikit tracciato sulla base di due testimonianze. Mancano, forse, soprattutto, alcuni passaggi che hanno portato alla condanna a morte del procuratore Caccia. Dove \u00abla sua colpa\u00bb sembra riassunta in una frase della sentenza della V sezione penale della Cassazione, datata 23 settembre \u201992: \u00abI calabresi lo consideravano uomo di particolare durezza e di particolare pericolo per loro, nella sua inavvicinabilit\u00e0\u00bb. Era rigoroso, ostinato. Estremamente riservato. Teneva sempre con s\u00e9 la chiave della cassaforte della Procura. La notte dell\u2019omicidio per\u00f2 non fu trovata.<\/p>\n<p>Di tutto questo si occupa domani la puntata di \u00abLa Storia Siamo Noi\u00bb condotta da Giovanni Minoli (alle 8,05 su Rai Tre, alle 22 su Rai Storia). Il documentario firmato da Sergio Leszczynsky si intitola \u00abTorino Criminale. Il caso Caccia\u00bb. \u00c8 una ricostruzione scrupolosa, punteggiata dalle voci dei protagonisti. La figlia Paola Caccia: \u00abIo credo che non sia emersa tutta la verit\u00e0 su questo caso\u00bb. Il magistrato Francesco Gianfrotta: \u00abIl procuratore era un personaggio pericoloso per gli interessi criminali\u00bb. Il magistrato Marcello Maddalena: \u00abSicuramente mancano dei tasselli. Anche sul piano dei moventi possibili\u00bb. La figlia Cristina Caccia: \u00abMi \u00e8 sembrato strano che fosse solo questione di dare noia a una banda di criminali&#8230; Che si potesse decidere di uccidere cos\u00ec un procuratore&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p>Chi aveva benedetto quella decisione? Durante i processi sono emersi aspetti inquietanti. \u00abLe bobine che contenevano le registrazioni del pentito Miano furono alterate e manipolate\u00bb, spiega il procuratore Laudi. L\u2019avvocato Badellino: \u00abSi \u00e8 detto che fossero soppressioni volontarie, per questo la Cassazione dichiar\u00f2 inutilizzabili le conversazioni\u00bb. Ma la Procura di Torino aveva fatto copia dei nastri originali. Riusc\u00ec a salvare l\u2019attendibilit\u00e0 delle dichiarazioni del pentito. Rimasero molti dubbi. Alcuni conducono proprio a Palazzo di Giustizia. Ai legami fra clan malavitosi e certa magistratura. Rapporti che passavano per il bar \u00abMonique\u00bb, gestito dal pregiudicato Gianfranco Gonella, proprio di fronte alla vecchia Procura.<\/p>\n<p>Nella sentenza si legge: \u00abLe disposte intercettazioni avevano consentito di accertare l\u2019esistenza di rapporti di familiarit\u00e0 ed amicizia fra il Gonella ed il dottor Moschella (Procuratore della Repubblica di Ivrea) e la dottoressa Carpinteri (giudice del Tribunale penale di Torino). Senza contare la perfetta conoscenza che il Moschella aveva delle attivit\u00e0 del Gonella&#8230; Gonella aveva riposto particolare attenzione nel rendere favori e servigi, era persino riuscito ad imporre deferenza ai suoi amici magistrati&#8230; Il solito Gonella si era incessantemente interessato presso il procuratore Moschella delle vicende processuali di Belfiore&#8230;\u00bb. C\u2019\u00e8 anche questo, nella zona grigia. Si sa che Bruno Caccia \u00e8 stato ucciso perch\u00e9 il suo impegno disturbava l\u2019attivit\u00e0 della \u2018ndrangheta a Torino. Mancano i killer della 128, mancano troppi pezzi di verit\u00e0.<\/p>\n<p>25 giugno 2009<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\">www.lastampa.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caccia, un omicidio ancora senza firma. \u00a0 \u00a0 Il magistrato Bruno Caccia, ucciso il 26 giugno 1983\u00a0 Cinque processi non hanno cancellato tutti i misteri. 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