{"id":1848,"date":"2010-12-26T21:16:27","date_gmt":"2010-12-26T20:16:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/?p=1848"},"modified":"2010-12-26T21:16:27","modified_gmt":"2010-12-26T20:16:27","slug":"le-accuse-di-un-pentito-ai-politici-e-la-solitudine-dei-magistrati-onesti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/?p=1848","title":{"rendered":"LE ACCUSE DI UN PENTITO AI POLITICI E LA SOLITUDINE DEI MAGISTRATI ONESTI"},"content":{"rendered":"<h2>Complotto sotto il mare<\/h2>\n<p><!-- fine TITOLO --><!-- inizio FIRMA --><em>di Riccardo Bocca<\/em><\/p>\n<p><!-- fine FIRMA --><strong>Rifiuti tossici inabissati in mare. Con coperture eccellenti. In un giro di auto diplomatiche e soldi in Svizzera. Le nuove rivelazioni del pentito della &#8216;ndrangheta che ha fatto trovare il primo relitto. <\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Colloquio con Francesco Fonti<\/em><\/strong><\/p>\n<p><!-- fine SOMMARIO --><!-- inizio TESTO -->(17 settembre 2009)<\/p>\n<div><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/data.kataweb.it\/kpmimages\/kpm3\/eol\/eol2\/2009\/09\/16\/jpg_2109751.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><\/div>\n<div>L&#8217;ex boss della &#8216;ndrangheta Francesco Fonti \u00e8 soddisfatto e amareggiato allo stesso tempo. &#8220;<strong>Per anni nessuno ha voluto ascoltare quello che dicevo ai magistrati. Ho sempre ammesso di essermi occupato dell&#8217;affondamento di navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi. Ho indicato dove cercare: al largo di Cetraro, nel punto in cui il 12 settembre la Regione Calabria e la Procura di Paola hanno trovato a 480 metri di profondit\u00e0 un mercantile con bidoni nella stiva. Eppure, anche oggi che tutti mi riconoscono attendibile, devo affrontare una situazione assurda: vivo nascosto, senza protezione, con il pericolo che mi cerchino sia la cosca a cui appartenevo, sia i pezzi di Stato che usavano me e altri &#8216;ndranghetisti come manovalanza&#8221;. <\/strong><\/div>\n<div><strong>L&#8217;altra sera, aggiunge Fonti, &#8220;mi ha telefonato Vincenzo Macr\u00ec, il consigliere della Direzione nazionale antimafia. Ha detto: &#8220;Speriamo che ora non ci ammazzino tutti&#8230;&#8221;. <\/strong><\/div>\n<div><strong>Ecco di cosa stiamo parlando. Di vicende che puntano dritte al cuore della malavita internazionale e delle istituzioni&#8221;.<\/strong> Nonostante questo, Fonti, trafficante di droga condannato a 50 anni di carcere, poi diventato collaboratore di giustizia, si sente sereno: &#8220;La mia \u00e8 stata una scelta di vita: mi sono pentito perch\u00e9 ho avuto ribrezzo di quanto fatto da malavitoso, dopodich\u00e9 succeda quel che deve succedere&#8221;. Ecco perch\u00e9 non intende restare in silenzio. &#8220;Sono tanti i retroscena da chiarire&#8221;, assicura. Tantopi\u00f9 dopo sabato, quando \u00e8 stato annunciato il ritrovamento lungo la costa cosentina della nave con i bidoni lunga circa 120 metri e larga una ventina: &#8220;In questo clima apparentemente pi\u00f9 disposto alla ricerca della verit\u00e0, voglio fornire un mio ulteriore contributo. In totale trasparenza. Senza chiedere niente in cambio, tranne il rispetto e la tutela della mia persona&#8221;. Con tale premessa, Fonti squaderna storie di gravit\u00e0 eccezionale e con particolari che, ovviamente, dovranno essere vagliati dagli investigatori.<script type=\"text\/javascript\"><\/script><\/p>\n<p><strong>ESCLUSIVO: <a href=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/multimedia\/home\/9443142\">Parla il boss della &#8216;ndrangheta<\/a><br \/>\nGUARDA IL VIDEO: <a href=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/multimedia\/home\/9614497\">Il relitto di Cetraro<\/a><\/strong><\/p>\n<p>Il suo racconto parte dal 1992, quando l&#8217;ex boss spiega di avere affondato le navi Cunski, Yvonne A e Voriais Sporadais dietro indicazione dell&#8217;armatore Ignazio Messina. &#8220;Nel dossier che ho depositato alla Direzione nazionale antimafia (pubblicato nel 2005 dal nostro settimanale), ho scritto che in quell&#8217;occasione abbiamo inviato uomini del clan Muto al largo di Cetraro per far calare a picco la Cunski, mentre ho precisato che la Yvonne A era stata affondata a Maratea&#8221;, dice Fonti: &#8220;Quanto alla Voriais Sporadais, indicai che a bordo aveva 75 bidoni di sostanze tossiche, ma non segnalai il punto esatto dell&#8217;affondamento. Oggi voglio precisare che la portammo al largo di Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria, sulla costa jonica, e che a occuparsi materialmente dell&#8217;operazione fu il boss della zona Natale Iamonte &#8220;. Di pi\u00f9: &#8220;Lo stesso Iamonte&#8221;, prosegue Fonti, &#8220;si \u00e8 dedicato spesso allo smaltimento in mare di scorie tossiche. Specialmente quelle che provenivano da ditte chimiche della Lombardia&#8221;.<\/p><\/div>\n<div>Nel caso della Voriais Sporadais, precisa, accadde tutto in una notte autunnale del 1992: &#8220;Io e il figlio di Natale Iamonte, di cui non ricordo il nome, salimmo sul motoscafo con un terzo &#8216;ndranghetista che guidava e aveva una cassetta di candelotti di dinamite. Arrivammo al limite delle acque territoriali, montammo sopra la nave, facemmo portare a riva il capitano e l&#8217;equipaggio, dopodich\u00e9 piazzammo i candelotti a prua e sparimmo indisturbati&#8221;.<\/p>\n<p>Fonti non ha problemi ad ammetterlo: &#8220;Era una procedura facile e abituale. Ho detto e ribadisco in totale tranquillit\u00e0 che sui fondali della Calabria ci sono circa 30 navi&#8221;. E non parla per sentito dire: &#8220;Io ne ho affondate tre, ma ogni anno al santuario di Polsi (provincia di Reggio Calabria) si svolgeva la riunione plenaria della &#8216;ndrangheta, dove i capi bastone riassumevano le attivit\u00e0 svolte nei territori di loro competenza. Proprio in queste occasioni, ho sentito descrivere l&#8217;affondamento di almeno tre navi nell&#8217;area tra Scilla e Cariddi, di altre presso Tropea, di altre ancora vicino a Crotone. E non mi spingo oltre per non essere impreciso&#8221;. Ci\u00f2 che invece Fonti riferisce con certezza, \u00e8 il sistema che regolava la sparizione delle navi in fondo al Mediterraneo. &#8220;Il mio filtro con il mondo della politica \u00e8 stato, fin dal 1978, un agente del Sismi che si presentava con il nome Pino. Un trentenne atletico, alto circa un metro e ottanta con i capelli castani ben pettinati all&#8217;indietro, presentatomi nella Capitale da Guido Giannettini, che alla fine degli anni Sessanta aveva cercato di blandirmi per strapparmi informazioni sulla gerarchia della &#8216;ndrangheta. Funzionava cos\u00ec: l&#8217;agente Pino contattava a Reggio Calabria la cosca De Stefano, la quale informava il mio capo Romeo, che a sua volta mi faceva andare all&#8217;hotel Palace di Roma, in via Nazionale. Da l\u00ec telefonavo alla segreteria del Sismi dicendo: &#8220;Sono Ciccio e devo parlare con Pino&#8221;. Poi venivo chiamato al numero dell&#8217;albergo, e avveniva l&#8217;incontro&#8221; Il contenuto degli appuntamenti, era sempre simile. &#8220;L&#8217;agente Pino mi indicava la quantit\u00e0 di scorie che dovevamo far sparire &#8220;, spiega Fonti, &#8220;e mi chiedeva se avessimo la possibilit\u00e0 immediata di agire&#8221;. La maggior parte delle volte, la risposta era positiva. Ed era un ottimo affare: &#8220;Si partiva da 4 miliardi di vecchie lire per un carico, e si arrivava fino a un massimo di 30&#8221;. Soldi che venivano puntualmente versati a Lugano, presso il conto Whisky all&#8217;agenzia Aeroporto della banca Ubs, o in alcune banche di Cipro, Malta, Vaduz e Singapore. Tutte operazioni che svolgevamo grazie alla consulenza segreta del banchiere Valentino Foti, con cui avevamo un cinico rapporto di reciproca convenienza &#8220;. Quanto ai politici che stavano alle spalle dell&#8217;agente Pino, secondo Fonti, sarebbero nomi noti della cronaca italiana. &#8220;Mi incontrai pi\u00f9 volte per gestire il traffico e la sparizione delle scorie pericolose con Riccardo Misasi, l&#8217;uomo forte calabrese della Democrazia cristiana&#8221;, dice, &#8220;il quale ci indicava se i carichi dovessero essere affondati o seppelliti in territorio italiano o straniero. La &#8216;ndrangheta, infatti, ha fatto colare a picco carrette del mare davanti al Kenya, alla Somalia e allo Zaire (ex Congo belga), usando capitani di nazionalit\u00e0 italiana o comunque europea, ed equipaggi misti con tunisini, marocchini e albanesi&#8221;. Rimane l&#8217;incontrovertibile fatto, aggiunge Fonti, &#8220;che la maggior parte delle navi \u00e8 stata fatta sparire sui fondali dei nostri mari &#8220;. Non soltanto attorno alla Calabria, &#8220;ma anche nel tratto davanti a La Spezia e al largo di Livorno, dove Natale Iamonte mi disse che aveva &#8220;sistemato&#8221; un carico di scorie tossiche di un&#8217;industria farmaceutica del Nord&#8221;.<\/p><\/div>\n<div><a href=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/dettaglio\/complotto-sotto-il-mare\/2109748\">http:\/\/espresso.repubblica.it\/dettaglio\/complotto-sotto-il-mare\/2109748<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Complotto sotto il mare di Riccardo Bocca Rifiuti tossici inabissati in mare. Con coperture eccellenti. In un giro di auto diplomatiche e soldi in Svizzera. Le nuove rivelazioni del pentito della &#8216;ndrangheta che ha fatto trovare il primo relitto. 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