{"id":1835,"date":"2010-12-26T20:16:35","date_gmt":"2010-12-26T19:16:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/?p=1835"},"modified":"2010-12-26T20:16:35","modified_gmt":"2010-12-26T19:16:35","slug":"cosi-lo-stato-pagava-la-ndrangheta-per-smaltire-i-rifiuti-tossici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/?p=1835","title":{"rendered":"&quot;Cos\u00ec lo Stato pagava la &#039;ndrangheta per smaltire i rifiuti tossici&quot;"},"content":{"rendered":"<h2>Parla un boss: &#8220;Cos\u00ec lo Stato pagava la &#8216;ndrangheta per smaltire i rifiuti tossici&#8221;<\/h2>\n<p><!-- fine TITOLO --><!-- inizio FIRMA --><em>di Riccardo Bocca<\/em><\/p>\n<p><!-- fine FIRMA --><!-- inizio SOMMARIO -->Condannato per traffico di droga. Ha collaborato con l&#8217;Antimafia. Ritenuto attendibile, ora ha consegnato ai giudici un memoriale. Esplosivo<\/p>\n<p><!-- fine SOMMARIO --><!-- inizio TESTO -->(09 giugno 2005)<\/p>\n<div>A partire dal giugno 2004 &#8220;L&#8217;espresso&#8221; ha pubblicato una lunga serie di articoli riguardo al traffico internazionale di rifiuti tossici e radioattivi. Un lavoro che ha avuto come prima tappa la ricostruzione del caso Rosso, la motonave che nel 1990 si \u00e8 arenata su una spiaggia calabrese e che tutt&#8217;oggi \u00e8 al centro di un&#8217;indagine della Procura di Paola. In seguito, l&#8217;inchiesta del nostro giornale si \u00e8 allargata all&#8217;intera vicenda delle cosiddette &#8220;carrette del mare&#8221;, le navi che tra gli anni Ottanta e Novanta sarebbero state affondate volontariamente con il loro carico di scorie tossiche e nucleari. Affari di dimensioni planetarie che sono stati investigati dalla Procura di Reggio Calabria, e che avrebbero coinvolto in decine di nazioni politici e faccendieri, servizi segreti e industriali, massoni e malavitosi. Uno scenario segnato dalla morte misteriosa del capitano Natale De Grazia, consulente chiave degli inquirenti, nonch\u00e9 dalle tracce di scambi occulti tra Italia e Somalia nella stagione della cooperazione, secondo alcuni causa dell&#8217;omicidio dei giornalisti Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.<\/div>\n<p>Ora &#8220;L&#8217;espresso&#8221; \u00e8 venuto a conoscenza di un nuovo documento. Un lungo e dettagliato memoriale scritto da un ex capo della &#8216;ndrangheta (vedi scheda), qui tenuto anonimo per ragioni di sicurezza, gi\u00e0 in passato collaboratore di giustizia e oggi con un cumulo di pena pari a trent&#8217;anni per associazione a delinquere e traffico internazionale di stupefacenti. Alla Direzione nazionale antimafia ha consegnato pagine scritte in prima persona, con episodi vissuti direttamente, dove le rivelazioni sull&#8217;affondamento doloso delle navi radioattive si alternano a quelle sui traffici internazionali di armi e sulle convergenze con uomini dello Stato e dei servizi segreti.<\/p>\n<p>Tutto materiale che, ovviamente, dovr\u00e0 essere vagliato nei minimi particolari dai magistrati, i quali peraltro stanno gi\u00e0 da tempo lavorando su fronti connessi, in modo da confermare o smentire tutte le responsabilit\u00e0 delle persone citate. E soprattutto dovranno essere verificati con la massima attenzione i siti, italiani e non, dove l&#8217;autore del memoriale indica la presenza dei fusti con scorie tossiche e radioattive. Un percorso che &#8220;L&#8217;espresso&#8221; seguir\u00e0 passo passo, nella speranza di raccontare al pi\u00f9 presto la verit\u00e0 su questi gravi fatti.<script type=\"text\/javascript\"><\/script><\/p>\n<p>Il primo capo della &#8216;ndrangheta a capire l&#8217;importanza del business dei rifiuti tossici e radioattivi \u00e8 stato Giuseppe Nirta. Nel 1982 era il responsabile del territorio di San Luca e Mammasantissima, ossia il vertice supremo dell&#8217;organizzazione. Per questo aveva contatti a Roma con personaggi dei servizi segreti, della massoneria e della politica&#8230; Inizia cos\u00ec il memoriale consegnato all&#8217;Antimafia da un ex boss della &#8216;ndrangheta. Il quale precisa: &#8220;Allora non avevo rapporti diretti con i massimi vertici della famiglia di San Luca, a cui ero affiliato, in quanto il mio livello era quello cosiddetto dello &#8220;sgarro&#8221;, e gestivo solo estorsioni. Nirta per\u00f2 era un lontano cugino di mia madre, e per questo avevo una corsia preferenziale con lui, il quale pi\u00f9 volte mi assicur\u00f2 che il business dei rifiuti pericolosi avrebbe portato tanti soldi nelle nostre casse&#8221;.<\/p>\n<p><strong>In soccorso del ministro<\/strong><br \/>\n&#8220;In particolare&#8221;, si legge, &#8220;Nirta mi spieg\u00f2 che gli era stato proposto dal ministro della Difesa Lelio Lagorio, col quale aveva rapporti tramite l&#8217;ex sottosegretario ai Trasporti Nello Vincelli e l&#8217;onorevole Vito Napoli, di stoccare bidoni di rifiuti tossici e occultarli in zone della Calabria da individuare. L&#8217;ipotesi ventilata a Roma era quella di sotterrarli in alcuni punti dell&#8217;Aspromonte e nelle fosse naturali marine che c&#8217;erano davanti alle coste ioniche della Calabria. Nirta per\u00f2 mi disse che non voleva prendersi da solo questa responsabilit\u00e0, e avrebbe quindi convocato i principali capi della &#8216;ndrangheta nella provincia di Reggio Calabria per decidere cosa fare. Mi inform\u00f2 anche che sia la camorra napoletana che la mafia siciliana erano gi\u00e0 state interpellate sullo smaltimento dei rifiuti, e che avevano dato il loro benestare. La cosa comunque&#8221;, scrive l&#8217;ex boss, &#8220;non si svilupp\u00f2 subito. Ci furono una serie di riunioni nei mesi successivi che si svolsero all&#8217;aperto presso il santuario di Polsi, sui monti alle spalle di San Luca, dove si teneva anche l&#8217;incontro annuale di tutta la &#8216;ndrangheta. Agli incontri parteciparono le famiglie di Melito Porto Salvo nella persona di Natale Iamonte, di Africo nella persona di Giuseppe Morabito (&#8216;u tiradrittu), di Plat\u00ec nella persona di Giuseppino Barbaro, di Sinopoli nella persona di Domenico Alvaro, di Gioiosa Marina nella persona di Salvatore Aquino e naturalmente di San Luca nella persona di Giuseppe Nirta. Fu lo stesso Nirta a riferirmi i particolari, perch\u00e9 aveva deciso che avrei dovuto occuparmi dell&#8217;aspetto organizzativo della famiglia di San Luca, e dunque dovevo conoscerne la struttura e gli affari pi\u00f9 importanti&#8221;.<\/p>\n<div>Fonte: <a href=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/dettaglio\/Parla-un-boss\/2129200\">http:\/\/espresso.repubblica.it\/dettaglio\/Parla-un-boss\/2129200<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parla un boss: &#8220;Cos\u00ec lo Stato pagava la &#8216;ndrangheta per smaltire i rifiuti tossici&#8221; di Riccardo Bocca Condannato per traffico di droga. 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