{"id":1817,"date":"2010-12-18T17:37:34","date_gmt":"2010-12-18T16:37:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/?p=1817"},"modified":"2010-12-18T17:37:34","modified_gmt":"2010-12-18T16:37:34","slug":"leonardo-vitale-stato-e-mafia-una-cosa-sola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/?p=1817","title":{"rendered":"LEONARDO VITALE. STATO E MAFIA: UNA &quot;COSA SOLA&quot;."},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: large;\"><strong>L&#8217;importanza di Leonardo Vitale<\/strong><\/span><\/p>\n<p>di <strong>Giovanni Falcone<\/strong>\u00a0\u00a0<\/p>\n<p><strong>Dalla sentenza del maxi ter, istruito dal pool di Giovanni Falcone riportiamo alcuni stralci riguardanti la posizione processuale del primo collaboratore di giustizia che denunci\u00f2 le collusioni tra mafia, politica e appalti. <\/strong><strong>L&#8217;allucinante\u00a0odissea umana e giudiziaria di Leonardo Vitale<\/strong>, uomo d\u2019onore della famiglia di \u201cAltarello di Baida\u201d,\u00a0dapprima delegittimato dalla magistratura di regime e rinchiuso in un <strong>manicomio psichiatrico<\/strong>,<strong>\u00a0<\/strong>nel tentativo di\u00a0screditare le sue precise rivelazioni, eppoi condannato a morte dallo Stato massomafioso.\u00a0<\/p>\n<p>All\u2019epoca delle sue dichiarazioni\u00a0 Leonardo Vitale, che tra gli altri aveva accusato l\u2019ex sindaco di Palermo <strong>Vito Ciancimino<\/strong> e il Principe Vanni Calvello di San Vincenzo, non venne creduto, nonostante i molteplici riscontri investigativi,\u00a0e dietro pressioni politiche fu spedito nel manicomio criminale di Barcellona Pozzo di Gotto. All\u2019uscita dal manicomio fu ucciso per mano della massomafia.<br \/>\nFino a tempi non molto lontani le conoscenze dell\u2019apparato strutturale \u2013 funzionale di \u201cCosa Nostra\u201d sono state frammentarie e parziali e, correlativamente, episodica e discontinua \u00e8 stata l\u2019azione repressiva dello Stato, diretta prevalentemente a colpire, con risultati ovviamente deludenti, le singole manifestazioni criminose, viste in un\u2019ottica parcellizzante e disancorata dalla considerazione unitaria del fenomeno mafioso. Solo in tempi pi\u00f9 recenti, un rinnovato impegno investigativo, assistito da una professionalit\u00e0 pi\u00f9 qualificata e da tecniche di indagine pi\u00f9 sofisticate, ha prodotto un corretto approccio al fenomeno mafioso, ispirato dalla riconosciuta necessit\u00e0 di inquadrare gli specifici episodi criminosi nella logica e nelle dinamiche dell\u2019organizzazione criminale di cui sono espressione. In questo contesto si \u00e8 inserita la collaborazione di alcuni imputati di estrazione mafiosa che ha consentito di verificare la validit\u00e0 dei risultati gi\u00e0 raggiunti, offrendo al contempo una chiave di lettura dall\u2019interno del fenomeno mafioso ed imprimendo ulteriore impulso alle indagini. Il primo collaboratore della Giustizia era stato, nell\u2019ormai lontano 1973, Vitale Leonardo, un modesto \u201cuomo d\u2019onore\u201d che, travagliato da una crisi di coscienza, si era presentato in Questura ed aveva rivelato quanto a sua conoscenza sulla mafia e sui misfatti propri ed altrui. Oltre dieci anni dopo, Buscetta Tommaso, Contorno Salvatore ed altri avrebbero offerto una conferma pressoch\u00e9 integrale a quelle rivelazioni; ma nessuno, allora, seppe cogliere appieno l\u2019importanza delle confessioni del Vitale Leonardo e la mafia continu\u00f2 ad agire indisturbata, rafforzandosi all\u2019interno e crescendo in violenza ed in ferocia. Il Vitale veniva tratto in arresto dalla Squadra Mobile di Palermo il 17.8.1972 perch\u00e9 ritenuto coinvolto nel sequestro di persona, a scopo di estorsione, dell\u2019ing. Cassina Luciano, ma veniva scarcerato il successivo 30 settembre per mancanza di sufficienti indizi; senonch\u00e9, il 30.3.1973, dopo di essere stato interrogato dal giudice istruttore di Palermo, si presentava spontaneamente alla Squadra Mobile di Palermo e svelava tutto ci\u00f2 che sapeva su \u201cCosa Nostra\u201d, di cui ammetteva di far parte, autoaccusandosi anche di gravi fatti delittuosi, tra cui alcuni omicidi, commessi in correit\u00e0 con numerosi personaggi. Le confessioni di Vitale Leonardo sortivano un esito sconfortante: gran parte delle persone da lui accusate venivano prosciolte, mentre lo stesso Vitale, <strong>dichiarato seminfermo di mente, era pressoch\u00e9 l\u2019unico ad essere condannato<\/strong>. Tornato in libert\u00e0, veniva ferocemente assassinato dopo pochi mesi e precisamente il 2\/12\/1984.<\/p>\n<p>Vediamo adesso che cosa aveva a suo tempo raccontato \u2026 il \u201cpazzo\u201d Vitale Leonardo (che \u00e8 stato poi indicato da Buscetta Tommaso come \u201cuomo d\u2019onore\u201d della \u201cfamiglia\u201d di Altarello di Baida, secondo quanto aveva appreso da Scrima Francesco, appartenente alla sua stessa \u201cfamiglia\u201d di Porta Nuova):\u2013 era divenuto \u201cuomo d\u2019onore\u201d dopo di avere dimostrato il proprio \u201cvalore\u201d uccidendo, su commissione di suo zio Vitale Giovanbattista, certo Mannino Vincenzo, reo di avere acquisito delle gabelle senza avere chiesto il \u201cpermesso\u201d. Suo zio, \u201crappresentante\u201d della \u201cfamiglia\u201d di Altarello, lo aveva messo alla prova chiedendogli, prima, se si sentiva capace di uccidere un cavallo; indi, gli aveva dato incarico, unitamente ad Inzerillo Salvatore (nato nel 1922) ed a La Fiura Emanuele, di studiare le abitudini del Mannino Vincenzo per ucciderlo. Egli aveva eseguito gli ordini e, alla fine, a bordo di una autovettura guidata da Ficarra Giuseppe, aveva atteso il Mannino nei pressi della via Tasca Lanza e lo aveva ucciso con un fucile, caricato a lupara, fornitogli dallo zio. Superata la prova, aveva prestato giuramento di \u201cuomo d\u2019onore\u201d in un casolare del fondo \u201cUscibene\u201d, di propriet\u00e0 di Guttadauro Domenico, alla presenza dello zio, dello Inzerillo Salvatore e di altri, secondo un preciso rito: gli avevano punto un dito con una spina di arancio amaro e avevano bruciato un\u2019immagine sacra facendogli ripetere il \u201crito sacro dei Beati Paoli\u201d; quindi, l\u2019avevano invitato a baciare in bocca tutti i presenti. Era entrato cos\u00ec a far parte ufficialmente della \u201cfamiglia\u201d di Altarello di Baida di \u201cCosa Nostra\u201d. \u2013 Per effetto del suo ingresso nella \u201cfamiglia\u201d, aveva cominciato a conoscere i componenti della propria e di altre famiglie ed aveva cominciato ad operare come membro di Cosa Nostra. Lo zio lo aveva adibito alla acquisizione di guardianie di cantieri edili siti nel viale della Regione Siciliana ed egli, per espletare il suo incarico, aveva cominciato a compiere diversi danneggiamenti a fini estorsivi ai danni di costruttori e proprietari terrieri. \u2026 Gi\u00e0 da queste dichiarazioni balza in evidenza l\u2019uso sistematizzato dell\u2019intimidazione e della violenza a fini di lucro come attivit\u00e0 tipica della mafia. Bisogna a questo punto ricordare che taluni degli imprenditori, indicati dal Vitale Leonardo come vittime di estorsioni\u00a0 mafiose, si sono poi organicamente inseriti in \u201cCosa Nostra\u201d. Ci si intende riferire ai costruttori Marchese Salvino e Pilo Giovanni, imputati, nel procedimento n.2289\/82 R.G.U.I. (definito con sentenza-ordinanza 8.11.1985), di associazione mafiosa, a Costanzo Giuseppe, la cui posizione viene definita con questa sentenza-ordinanza, ed a Prestifilippo Domenico, titolare del ristorante \u201cLa \u2018ngrasciata\u201d, che risulta (vedasi il Vol.8 della citata sentenza-ordinanza) aver prestato attivit\u00e0 di copertura a Spadaro Tommaso nel riciclaggio di danaro di provenienza illecita; tutti esempi della capacit\u00e0 espansiva e di infiltrazione della mafia nel tessuto sociale, che, forse, un pi\u00f9 incisivo intervento repressivo statuale avrebbe potuto impedire.<br \/>\n\u2013 Accanto ad imprenditori sicuramente mafiosi, ne sono stati individuati tanti altri, contigui con ambienti mafiosi, che, interrogati, si sono mostrati estremamente reticenti, costretti in una situazione insostenibile per la paura, da un lato, delle ritorsioni mafiose e, dall\u2019altro, della criminalizzazione del loro operato. \u2026 Del resto, il settore dell\u2019edilizia, sia per gli elevati utili che consente, sia per l\u2019inevitabile riferimento al territorio, \u00e8 quello che forse ha risentito maggiormente della presenza mafiosa; ed anche in questo procedimento \u00e8 stato accertato che tutti i maggiori esponenti di \u201cCosa Nostra\u201d sono interessati alla realizzazione di attivit\u00e0 edilizia sia in proprio che per il tramite di imprenditori vittime o collegati, a vario titolo, con \u201cCosa Nostra\u201d.\u00a0<br \/>\n\u2013 Il racconto di Vitale Leonardo \u00e8 proseguito con la descrizione di altri gravi delitti. Egli, in particolare, ha ammesso di avere ucciso Bologna Giuseppe su mandato di suo zio, Vitale Giovanbattista \u2026 Ha ammesso inoltre l\u2019omicidio di Di Marco Pietro, avvenuto il 26.1.1972. Quest\u2019ultimo, a detta del Vitale, era stato ucciso personalmente da Rotolo Antonino su mandato di Cal\u00f2 Giuseppe \u2026 Significativo \u00e8 infine che gi\u00e0 allora esisteva, fra Rotolo Antonino e Cal\u00f2 Giuseppe, uno stretto legame, che sarebbe stato in seguito confermato da altre indagini. Vitale Leonardo ha parlato, poi, dell\u2019omicidio di Traina Vincenzo, consumato in Palermo il 17.10.1971. \u2026 Il racconto del Vitale trova un impressionante riscontro nelle indagini di Polizia \u2026 Da tale episodio emerge come gi\u00e0 a quei tempi Scrima Francesco ed il suo capo, Cal\u00f2 Giuseppe, fossero coinvolti nei sequestri di persona, attivit\u00e0 che il Cal\u00f2 non ha dismesso, tanto che, secondo quanto dichiarato da Buscetta Tommaso, egli regal\u00f2 al figlio di quest\u2019ultimo, Buscetta Antonio, la somma di lire 10 milioni proveniente dal sequestro Armellini, consumato in Roma nel 1980. Un\u2019altra vicenda riferita dal Vitale Leonardo chiama nuovamente in causa il Cal\u00f2 ed il suo gruppo di \u201camici\u201d. Si tratta della spedizione punitiva contro Adelfio Salvatore, proprietario del bar \u201cRosanero\u201d nonch\u00e9 fratello del cognato di Spadaro Tommaso, ordinata da Cal\u00f2 Giuseppe a richiesta dello stesso Spadaro. Il Vitale aveva agito, a suo dire, con gli immancabili Scrima Francesco e Rotolo Antonino e con due sconosciuti.<\/p>\n<p>Il Vitale Leonardo ha ancora riferito di avere appreso da Scrima Francesco che \u201cuno da Villabate che aveva partecipato all\u2019uccisione di Cavataio Michele si era montata la testa ed era stato fatto sparire\u201d \u2026 . Ebbene, il \u201cpentito\u201d Buscetta Tommaso ha affermato che Caruso Damiano, macellaio di Villabate appartenente alla famiglia di Di Cristina Giuseppe (Riesi), era uno degli autori dell\u2019omicidio di Cavataio Michele, specificando che in seguito il Caruso stesso era stato fatto scomparire dai Corleonesi in odio al Di Cristina (Vol.124 f.108) \u2013 (Vol.124 f.110). Da fonti, quindi, assolutamente diverse ed a distanza di parecchi anni, lo stesso omicidio viene riferito in maniera identica, anche nei motivi. Anche stavolta, la fonte della notizia, per Vitale Leonardo, \u00e8 Scrima Francesco, della \u201cfamiglia\u201d di Cal\u00f2 Giuseppe. Se si tiene conto che l\u2019omicidio era stato voluto soprattutto dai Corleonesi, la tesi dell\u2019alleanza del Cal\u00f2 con i corleonesi ne esce confermata. Un altro episodio significativo riferito dal Vitale riguarda una riunione, presieduta da Riina Salvatore, in cui si era stabilito a quale famiglia (Altarello o Noce) sarebbe spettata la tangente imposta all\u2019impresa Pilo, che stava iniziando lavori edilizi nel fondo Campofranco. Alla riunione, organizzata da Spina Raffaele (\u201crappresentante\u201d della famiglia della Noce), avevano partecipato anche Cal\u00f2 Giuseppe, Cuccia Ciro, Anselmo Vincenzo, D\u2019Alessandro Salvatore e lo stesso Vitale Leonardo. Era prevalsa la \u201cfamiglia\u201d della Noce per ragioni \u201csentimentali\u201d (il Riina Salvatore aveva detto \u201cIo la Noce ce l\u2019ho nel cuore\u201d). Il Vitale, quindi, era andato ad informarne lo zio, al soggiorno obbligato a Linosa, e quest\u2019ultimo, nell\u2019accettare la decisione, aveva incaricato il nipote di far presente al Cal\u00f2 che bisognava, comunque, attribuire parte della tangente alla famiglia di Altarello. L\u2019episodio sopra riferito ha notevole rilevanza, perch\u00e9 offre un puntuale riscontro a quanto avrebbe dichiarato, oltre dieci anni dopo, Buscetta Tommaso sulle vicende di \u201cCosa Nostra\u201d. Invero, secondo Buscetta, per effetto della prima \u201cguerra di mafia\u201d (1962-1963), e della accresciuta pressione da parte degli organismi di Polizia, \u201cCosa Nostra\u201d si era disciolta, nel senso che era venuto meno quel coordinamento fra le \u201cfamiglie\u201d assicurato dalla \u201ccommissione\u201d. Nei primi anni \u201970, essendosi conclusi favorevolmente (per la mafia) i processi contro le organizzazioni mafiose palermitane, era stata decisa la ricostituzione di \u201cCosa Nostra\u201d sotto la direzione protempore di un \u201ctriumvirato\u201d composto da Bontade Stefano, Riina Salvatore e Badalamenti Gaetano. Ebbene, la presenza ed il ruolo di Riina Salvatore, riferiti da Vitale Leonardo, nella controversia fra le due \u201cfamiglie\u201d della Noce e di Altarello, all\u2019epoca del triumvirato, confermano in pieno le dichiarazioni di Buscetta. Infatti, la questione relativa alla spettanza di una tangente ad una famiglia anzich\u00e9 ad un\u2019altra, \u00e8 un \u201caffare\u201d di pertinenza della \u201ccommissione\u201d; il fatto che la controversia sia stata decisa, invece, dal Riina Salvatore \u2013 membro del triumvirato, secondo le dichiarazioni del Buscetta \u2013 conferma appieno che ancora la \u201ccommissione\u201d non era stata ricostituita e che il Riina aveva la potest\u00e0 di emettere decisioni che dovevano essere rispettate dai capi famiglia. Ma l\u2019episodio raccontato dal Vitale vale anche a confermare indirettamente il sistema delle alleanze facente capo ai Corleonesi e l\u2019atteggiamento prevaricatore di questi ultimi. Invero, tenendo conto della zona in cui doveva essere realizzata la costruzione del Pilo, la tangente sarebbe dovuta spettare, secondo il rigido criterio di competenza territoriale adottato da \u201cCosa Nostra\u201d, alla \u201cfamiglia\u201d di Altarello; ma, ciononostante, il Riina Salvatore, ergendosi ad unico arbitro della controversia, l\u2019aveva attribuita a quella della Noce solo perch\u00e9 \u201cce l\u2019aveva nel cuore\u201d ed il fido Cal\u00f2 Giuseppe, rappresentante della \u201cfamiglia\u201d di Porta Nuova che aveva partecipato alla riunione, si era ben guardato, come d\u2019abitudine, dal dissentire dalle opinioni del Riina (proprio tale atteggiamento di acquiescenza, secondo Buscetta, era stato rimproverato al Cal\u00f2 Giuseppe da Inzerillo Salvatore e da Bontate Stefano, nel corso di un incontro in cui si era cercato di evitare la frattura coi corleonesi). \u2026<br \/>\nQuasi tutti i personaggi \u2026 indicati [da Vitale] come \u201cuomini d\u2019onore\u201d sono stati in seguito accusati da Buscetta Tommaso e da Contorno Salvatore, che li hanno indicati perfino con gli stessi soprannomi \u2026 Nel marzo 1985 il Rotolo \u00e8 stato arrestato, a Roma, proprio con Cal\u00f2 Giuseppe, pi\u00f9 potente e pericoloso che mai, senza che, nel frattempo, gli organismi di Polizia si fossero granch\u00e9 interessati di loro. Numerosi sono i riferimenti del Vitale a personaggi insospettabili quali \u201cuomini d\u2019onore\u201d; valga, per tutti, l\u2019indicazione dell\u2019assessore del Comune di Palermo, Trapani Giuseppe (ormai deceduto), come appartenente alla \u201cfamiglia\u201d di Porta Nuova, e del principe Vanni Calvello Alessandro di San Vincenzo, imputato nel procedimento-stralcio definito con sentenza-ordinanza del 16.8.1986. Nei confronti del Trapani Giuseppe, del principe di San Vincenzo e degli altri insospettabili indicati dal Vitale allora non vennero compiuti accertamenti di sorta \u2026 [Ma Vanni Calvello] coinvolto in Inghilterra in una vicenda di traffico internazionale di eroina \u2026 ha riportato recentemente condanna alla pena di anni venticinque di reclusione. Non risulta nemmeno che sia stata in alcun modo vagliata, allora, la posizione di Ciancimino Vito, nei confronti del quale il Vitale Leonardo aveva riferito fatti veramente gravi ed inquietanti \u2026 Sia Vitale che Buscetta, poi, hanno riferito di avere appreso dei rapporti fra Riina e Ciancimino proprio dal Cal\u00f2. Le rivelazioni di Vitale Leonardo sono state in buona parte sottovalutate e passate nel dimenticatoio, bench\u00e9 sorrette da numerosi riscontri, e lo stesso Vitale \u00e8 stato etichettato come \u201cpazzo\u201d (seminfermo di mente) e comunque da non prendere sul serio. Ma l\u2019asserita malattia mentale che lo affliggeva, non comportando, come accertato dal perito, n\u00e9 allucinazioni, n\u00e9 deliri di persecuzione n\u00e9 altre gravi alterazioni psichiche, non esludeva [sic.] la sua capacit\u00e0 di ricordare e di raccontare fatti a sua conoscenza. Si tratta quindi di valutarne l\u2019attendibilit\u00e0, che, alla luce dei riscontri gi\u00e0 allora esistenti e di quelli emersi successivamente, soprattutto attraverso le dichiarazioni di Buscetta e di Contorno, appare indubbia. Il Vitale, come si evince da un memoriale scritto di suo pugno, trasmesso a questo Ufficio dalla Squadra Mobile \u2026, si era indotto a collaborare con la Giustizia perch\u00e9 aveva subito una vera e propria crisi di coscienza per i delitti compiuti e si era rifugiato nella fede in Dio. Si segnalano i seguenti passi del memoriale perch\u00e9 ognuno possa valutare le motivazioni del suo pentimento: \u201cIo sono stato preso in giro dalla vita, dal male che mi \u00e8 piovuto addosso sin da bambino. Poi \u00e8 venuta la mafia, con le sue false leggi, con i suoi falsi ideali: combattere i ladri, aiutare i deboli e, per\u00f2, uccidere; pazzi! I Beati Paoli, Coriolano della Floresta, la massoneria, la Giovane Italia, la camorra napoletana e calabrese, Cosa Nostra mi hanno aperto gli occhi su un mondo fatto di delitti e di tutto quanto c\u2019\u00e8 di peggio perch\u00e9 si vive lontano da Dio e dalle leggi divine\u201d \u2026; \u201cbisogna essere mafiosi per avere successo. Questo mi hanno insegnato ed io ho obbedito\u201d \u2026; \u201cLa mia colpa \u00e8 di essere nato, di essere vissuto in una famiglia di tradizioni mafiose e di essere vissuto in una societ\u00e0 dove tutti sono mafiosi e per questo rispettati, mentre quelli che non lo sono vengono disprezzati \u2026; \u201c(i mafiosi) sono solo dei delinquenti e della peggior specie\u201d \u2026; \u201ccoloro che li rispettano e li proteggono e che si lasciano corrompere o, peggio ancora, si servono di essi (hanno dimenticato Dio)\u201d \u2026; \u201cSi diventa uomini d\u2019onore (seguendo i Comandamenti di Dio) e non uccidendo e rubando e incutendo paura\u201d \u2026; \u201cLa mafia in s\u00e9 stessa \u00e8 il male; un male che non d\u00e0 scampo per colui che viene preso in questa morsa\u201d \u2026; \u201cil mafioso non ha via di scelta perch\u00e9 mafioso non si nasce, ma ci si diventa, glielo fanno diventare\u201d \u2026; \u201cla mafia \u00e8 delinquenza e i mafiosi non vanno rispettati o ossequiati perch\u00e9 sono mafiosi o perch\u00e9 sono uomini ricchi e potenti \u2026\u201d. Ed ancora: \u201cSeminfermit\u00e0 mentale=male psichico; mafia=male sociale; mafia politica=male sociale; Autorit\u00e0 corrotte=male sociale; prostituzione=male sociale; sifilide, creste di gallo ecc.=male fisico che si ripercuote nella psiche ammalata sin da bambino; crisi religiose=male psichico derivato da questi mali. Questi sono i mali di cui sono rimasto vittima, io, Vitale Leonardo risorto nella fede nel vero Dio\u201d \u2026. Certamente \u00e8 possibile che questa crisi mistica sia effetto delle sue alterate condizioni psichiche: ma ci\u00f2 non sposta di una virgola il giudizio sulle sue dichiarazioni. Vitale Leonardo, escarcerato nel giugno 1984, \u00e8 stato ucciso dopo pochi mesi (2 dicembre 1984), a Palermo a colpi di pistola, mentre tornava dalla Messa domenicale. Non dovrebbero esservi dubbi circa i mandanti di tale efferato assassinio, specie se si considera che il delitto \u00e8 stato consumato in un contesto in cui Buscetta Tommaso, Contorno Salvatore ed altri \u201cpentiti\u201d avevano imboccato la strada della collaborazione con la Giustizia. Con Vitale Leonardo, e in un brevissimo arco di tempo, sono stati uccisi Coniglio Mario (fratello di Coniglio Salvatore, anch\u2019egli collaboratore della Giustizia), Anselmo Salvatore (ucciso mentre si trovava agli arresti domiciliari dopo avere reso importanti dichiarazioni sul traffico di stupefacenti) e Busetta Pietro, inerme ed onesto cittadino reo soltanto di avere sposato una sorella di Buscetta Tommaso. Questo Ufficio, pertanto, ha emesso il 12.5.1986, per l\u2019omicidio di Vitale Leonardo e degli altri, mandato di cattura contro Greco Michele, Greco Ferrara Salvatore, Greco Giuseppe n.1952, Riina Salvatore, Provenzano Bernardo, Brusca Bernardo, Riccobono Rosario, Scaglione Salvatore, Cal\u00f2 Giuseppe, Motisi Ignazio, Di Carlo Andrea, Madonia Francesco, Picone Giusto, Anselmo Vincenzo ed Anselmo Francesco Paolo (detto mandato di cattura ha positivamente superato l\u2019esame di legittimit\u00e0 da parte della Corte di Cassazione: vedasi\u00a0 &#8211; per tutte \u2013 la sentenza emessa dalla Sez. I, in camera di consiglio, in data 1.12.1986 sul ricorso proposto da Greco Michele avverso ordinanza 26.5.1986 del Tribunale di Palermo, ed acquisita in copia al presente processo ( (Vol.IV f.63) \u2013 (Vol.IV f.65) ).<\/p>\n<p><strong>A differenza della giustizia statuale massomafiosa, la Mafia ha percepito l\u2019importanza delle propalazioni di Vitale Leonardo e, nel momento ritenuto pi\u00f9 opportuno, lo ha inesorabilmente punito per avere violato la legge dell\u2019omert\u00e0. \u00c8 augurabile che, almeno dopo morto, Vitale trovi anche tra i tanti Santi della Chiesa il credito che meritava e che merita. \u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Articolo pubblicato sul numero di ANTIMAFIA duemila giugno 2003<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;importanza di Leonardo Vitale di Giovanni Falcone\u00a0\u00a0 Dalla sentenza del maxi ter, istruito dal pool di Giovanni Falcone riportiamo alcuni stralci riguardanti la posizione processuale del primo collaboratore di giustizia che denunci\u00f2 le collusioni tra mafia, politica e appalti. 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