{"id":1087,"date":"2010-09-07T12:54:50","date_gmt":"2010-09-07T11:54:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/?p=1087"},"modified":"2010-09-07T12:54:50","modified_gmt":"2010-09-07T11:54:50","slug":"aiuto-perdo-la-casa-per-tre-milioni-di-lire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/?p=1087","title":{"rendered":"&quot;Aiuto, perdo la casa per tre milioni di lire&quot;"},"content":{"rendered":"<h3>Mozzo. Non pag\u00f2 gli interessi del mutuo ritenuti ingiusti per tre milioni di\u00a0vecchie lire.\u00a0Ora dopo 19 anni di causa, oltre a venire ingiustamente condannato a pagare\u00a0ben 45 mila euro, rischia di vedersi anche sfrattare dalla propria abitazione.\u00a0La solita &#8220;<em>giustizia&#8221;<\/em> alla rovescia.<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Francesco Di Lorenzo protesta davanti al Tribunale. Rischia di vedersi sfrattato dalla casa di sua propriet\u00e0 in via Manzoni a Mozzo, in cui vive con la moglie e i due figli, per colpa di tre milioni di vecchie lire. Nemmeno 1.500 euro, che adesso, col senno di poi e dopo anni di estenuanti lentezze processuali, sembrano una bazzecola, ma che allora, 1988, costituivano una questione di principio. La vicenda giudiziaria che ha investito Francesco Di Lorenzo, 71 anni da compiere, ex dipendente dell&#8217;Agenzia delle Entrate, \u00e8 la classica palla di neve che ruzzolando a valle s&#8217;\u00e8 ingigantita ed \u00e8 diventata valanga. Il suo calvario comincia nel 1986 con la decisione di comprare un appartamento in una palazzina in via di costruzione a Mozzo. La guerra sugli interessi. Anticipo di 14 milioni di lire, contratto che prevede la permuta della sua vecchia abitazione (quella dove vive tuttora), ma tempi di consegna che s&#8217;allungano. Pare che la societ\u00e0 immobiliare sia in difficolt\u00e0 economica, tanto che si fa anticipare dalla banca i soldi del mutuo. \u00abIl fatto \u00e8 &#8211; precisa il signor Di Lorenzo -, che il mutuo doveva partire solo al momento di consegnare l&#8217;appartamento\u00bb. L&#8217;istituto di credito esige gli interessi passivi, che l&#8217;immobiliare pensa bene di addebitare ai futuri inquilini. Sono tre milioni di lire a testa, contro il cui esborso il signor Francesco s&#8217;impunta. Inizia in questo modo, tutto sommato banale, il domino di disavventure giudiziarie che gli roviner\u00e0 l&#8217;esistenza. La societ\u00e0 reclama i soldi con tanto di fattura, il dipendente delle Entrate risponde con una lettera di diffida in cui contesta i tre milioni di interessi non dovuti, il ritardo nella consegna e alcuni lavori non eseguiti. \u00c8 l&#8217;incipit della guerra legale, perch\u00e9 da l\u00ec in poi entrano in scena gli avvocati. Il primo legale di Di Lorenzo fa riferimento alla missiva dell&#8217;assistito, soprattutto al post scriptum sulle inadempienze contestate alla ditta che il dipendente statale aveva aggiunto a penna e che, vedremo in seguito, durante il processo sparir\u00e0 misteriosamente. i contenziosi con l&#8217;immobiliare. Le cause partono nel 1988: una di possesso che lo statale finir\u00e0 per perdere in tempi relativamente rapidi (l&#8217;appartamento rester\u00e0 di propriet\u00e0 dell&#8217;immobiliare), l&#8217;altra di merito in cui ci si contende acconti, lavori effettuati, spese, interessi (fra cui i famosi tre milioni di lire). I rapporti tra le parti si deteriorano fin da subito. Non sono nemmeno passati sei mesi dall&#8217;inizio del contenzioso di possesso che la societ\u00e0 cambia la serratura dell&#8217;abitazione. \u00abNoi avevamo gi\u00e0 iniziato il trasloco &#8211; ricorda Di Lorenzo -, dentro c&#8217;erano alcuni oggetti di valore affettivo, nonch\u00e9 suppellettili ed elettrodomestici nuovi di zecca, tutta roba che non fu pi\u00f9 ritrovata\u00bb. Qualche tempo dopo il dipendente statale ricambier\u00e0 il blitz, procurandosi la chiave e andando a vivere in quell&#8217;appartamento per qualche mese. \u00abIo e mia moglie non sopportavamo che tutti i lavori che avevamo deciso e pagato di tasca nostra andassero a beneficio di un altro (l&#8217;abitazione stava per essere affittata, ndr) &#8211; racconta il signor Francesco -. Rimanemmo l\u00ec con l&#8217;incertezza e il disagio di chi \u00e8 privato della certezza di vivere in casa propria, fino a quando non scatt\u00f2 il sequestro conservativo\u00bb. il legale gli fa causa \u00c8 l\u00ec che Di Lorenzo comincia a infilarsi nell&#8217;imbuto della sua odissea giudiziaria. E dire che, alla prima udienza della causa di possesso, il pretore aveva invitato le parti a raggiungere un accordo. \u00abIo ero quasi propenso a versare i tre milioni di lire &#8211; confida oggi il signor Francesco -, ma il mio avvocato (il secondo, dopo che il primo aveva lasciato l&#8217;incarico per subentrati impegni, ndr) continuava a insistere: c&#8217;\u00e8 un contratto che va rispettato. Mi sono fidato di lui, ho pensato: \u00e8 uno rinomato, sapr\u00e0 certo quel che fa. Col tempo ho cominciato a sospettare che lui agisse contro i miei interessi e che fosse d&#8217;accordo con il collega di controparte per tirarla per le lunghe e guadagnarci. Anche per questo motivo l&#8217;ho denunciato all&#8217;ordine degli avvocati, che per\u00f2 lo ha scagionato\u00bb. Saranno i dissidi col suo legale a rappresentare la seconda tegola economico-giudiziaria. Perch\u00e9, nel &#8217;94 (a causa ancora in corso), quando il cliente decide di sollevarlo dall&#8217;incarico, l&#8217;avvocato presenta una parcella da 40 milioni di lire, due anni dello stipendio del signor Francesco. Cos\u00ec, quando manifesta l&#8217;intenzione di non pagare, Di Lorenzo si ritrova con un altro contenzioso sul gobbone, intentato dal suo ex difensore e risoltosi con una sconfitta: lo statale viene condannato a risarcire 25 mila euro, che si affretta a reperire tramite prestiti di amici e di una finanziaria, nel momento in cui intuisce che met\u00e0 della sua casa rischia di andare all&#8217;asta. verdetto ribaltato in appello Sul fronte dell&#8217;altro contenzioso, per\u00f2, arrivano buone notizie. \u00c8 il 2002 e Di Lorenzo vince la causa di merito. Il tribunale civile gli riconosce un risarcimento di 50 mila euro. La controparte impugna il verdetto e nel luglio del 2007 (19 anni dopo l&#8217;avvio) la Corte d&#8217;appello decreta che \u00e8 lui a dovere 45 mila euro all&#8217;immobiliare. Per il signor Francesco il verdetto \u00e8 ingiusto perch\u00e9 i giudici non hanno tenuto conto di una cosa: il post scriptum sparito dalla sua lettera. L&#8217;ex dipendente delle Entrate assicura che, in primo grado, la controparte &#8211; per dimostrare che non era stato lui a ventilare per primo la richiesta di messa in mora, un dettaglio fondamentale per vincere il contenzioso &#8211; aveva prodotto la sua missiva dopo aver debitamente cancellato la coda. Per questo motivo ha presentato una denuncia di falso, un atto che, in virt\u00f9 di una sentenza della Corte suprema, sarebbe determinante per l&#8217;esito del processo civile e che, invece, in appello &#8211; per il signor Francesco &#8211; sarebbe stato liquidato come puro rilievo penale, e dunque estraneo al contendere. Si potrebbe ricorrere in Cassazione, ma l&#8217;ormai pensionato Di Lorenzo non ha pi\u00f9 un avvocato: il suo terzo legale gli ha dato il benservito dopo che, ritenendolo involontario responsabile di alcuni errori, l&#8217;ex dipendente statale aveva denunciato pure lui all&#8217;Ordine. Tenta cos\u00ec di contattare altri avvocati, ma gli viene risposto che per il terzo grado occorrono molti soldi. E lui non ne ha. incatenato davanti al tribunale Da allora ha provato a smuovere le acque con una denuncia in Procura e poi con alcune lettere alla presidenza della Repubblica, a quella del Consiglio e al Csm, che hanno sortito silenzi o risposte di cortesia. La casa dove vive, nel frattempo \u00e8 stata pignorata. La controparte che reclama i 45 mila euro dovuti per legge ha chiesto l&#8217;esecuzione forzata e luned\u00ec in via Manzoni busser\u00e0 il consulente tecnico d&#8217;ufficio per un sopralluogo finalizzato \u00aballe operazioni di perizia\u00bb. Lui, il signor Francesco, pensionato con a carico due figli adulti senza lavoro, facendo violenza al suo pudore e alla sua dignit\u00e0 di funzionario di Stato, ieri ha portato la sua storia fuori dal tribunale, dove s&#8217;\u00e8 incatenato esibendo il cartello \u00abLa giustizia ci ha tolto la vita\u00bb. Il presidente del tribunale Ezio Siniscalchi \u00e8 sceso per confortarlo, mentre il carabiniere di piantone, con una delicatezza impacciata per la commozione, non riusciva a far altro che manifestargli la sua solidariet\u00e0 e a ringraziarlo per i toni educati della protesta. 19 anni per una sentenza Lui, intanto, raccontava dei torti che ritiene di aver subito e dello scandalo dei 19 anni che la giustizia civile ci ha impiegato per sfornare la decisione su un tipo di questione molto comune e apparentemente non complicatissima. E di quei tre milioni di lire che, mannaggia, se li avesse pagati subito&#8230; Ma in quel lontano &#8217;88 &#8211; quando il Muro di Berlino era cemento e non solo storia e quando il Quartetto Cetra ancora teneva concerti &#8211; quella cifra per il signor Di Lorenzo era una questione di principio. Mai si sarebbe immaginato che quei soldi erano l&#8217;anticipo di un mare di guai. Ieri chiedeva soltanto come pu\u00f2 salvare la sua casa. Legato a un cancello e in compagnia della sua disperazione: perch\u00e9 quella non gliela pu\u00f2 p<br \/>\nignorare nessuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">da &#8220;Eco di Bergamo&#8221;, del 05-03-2009<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.mauronovelli.it\/COG.EU\/B%20Gius%205-3-09.htm#4254-26785332\">http:\/\/www.mauronovelli.it\/COG.EU\/B%20Gius%205-3-09.htm#4254-26785332<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mozzo. Non pag\u00f2 gli interessi del mutuo ritenuti ingiusti per tre milioni di\u00a0vecchie lire.\u00a0Ora dopo 19 anni di causa, oltre a venire ingiustamente condannato a pagare\u00a0ben 45 mila euro, rischia di vedersi anche sfrattare dalla propria abitazione.\u00a0La solita &#8220;giustizia&#8221; alla &hellip;<\/p>\n<p class=\"read-more\"><a href=\"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/?p=1087\">Continua &raquo;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_s2mail":"","footnotes":""},"categories":[13],"tags":[],"class_list":["post-1087","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-lombardia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1087","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1087"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1087\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1087"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1087"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1087"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}