{"id":105,"date":"2010-06-08T11:51:48","date_gmt":"2010-06-08T10:51:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/?p=105"},"modified":"2010-06-08T11:51:48","modified_gmt":"2010-06-08T10:51:48","slug":"105","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.avvocatisenzafrontiere.it\/?p=105","title":{"rendered":"SABINA BONDINI"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #000000;\">In calce la sintesi del caso giudiziario a cura dello Staff di\u00a0Avvocati senza Frontiere.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #000000;\"><strong>La mia storia (Autobiografia di Sabina Bondini).<\/strong><\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>Nell&#8217;et\u00e0 dello sviluppo ho avuto una malformazione al seno di carattere estetico: un&#8217;asimmetria mammaria.<br \/>\nIl ginecologo mi consigli\u00f2 di farmi visitare da un chirurgo estetico, il quale mi avrebbe potuta seguire durante l&#8217;adolescenza ed intervenire, se fosse stato il caso, alla fine dello sviluppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel <strong>1985<\/strong>, avevo 15 anni, mi rivolsi al <strong>Dott. Poppi<\/strong>, primario del reparto di chirurgia estetica dell&#8217;ospedale <strong>Sant&#8217;Orsola di Bologna<\/strong>. Il Dott. Poppi, al contrario del ginecologo, propose, invece, di operarmi subito, senza mettermi al corrente di cosa esattamente mi avrebbe fatto: del dolore fisico che avrei provato, delle cicatrici permanenti e delle possibili complicazioni.<br \/>\nAnzi, mi parl\u00f2 di un &#8220;interventino&#8221; e mi descrisse risultati ottimali: &#8220;La prossima estate andrai al mare in topless!&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel <strong>1986<\/strong> subii il primo intervento chirurgico in anestesia totale: avevo 16 anni.<br \/>\nCi furono subito delle complicazioni, per rimediare alle quali il Dott. Poppi, nel giro di 2 anni, mi oper\u00f2 altre 4 volte, sempre in anestesia totale. Nonostante i ripetuti interventi, non riusc\u00ec a rimediare al danno iniziale ed il risultato fu ogni volta peggiore: mi sono ritrovata con lo stesso problema di diversit\u00e0 di volume tra i due seni, grosse cicatrici (la pi\u00f9 grande \u00e8 di 32 cm), corpi estranei dimenticati dentro e, addirittura, sono stata protagonista di un film dell&#8217;orrore, svegliandomi in sala operatoria durante l&#8217;intervento, vivendo cos\u00ec un &#8220;awarness&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine di questi due anni di martirio, avevo allora 18 anni, decisi che non mi sarei pi\u00f9 fatta mettere sotto i ferri dal Dott. Poppi.<br \/>\nNon volevo pi\u00f9 sentir parlare di interventi chirurgici, al costo di restare con un seno inguardabile per tutta la vita.<br \/>\nPurtroppo, per\u00f2, a causa del corpo estraneo, il problema divent\u00f2 pi\u00f9 serio: stavolta c&#8217;era di mezzo la salute e non l&#8217;estetica.<br \/>\nPer questo, nel corso degli anni, subii altri 5 interventi, tutti con anestesia totale, sempre per rimediare agli errori iniziali del dott. Poppi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel <strong>1988<\/strong> ho denunciato il Dott. Poppi e l&#8217;ospedale Sant&#8217;Orsola di Bologna per il dolore fisico e psicologico che avevo subito e per i ripetuti errori. Ero giovane, figlia di gente comune e non avevo n\u00e8 le conoscenze, n\u00e8 la disponibilita finanziaria per permettermi un avvocato &#8220;onesto&#8221; che prendesse veramente le mie parti. Ero obbligata a propormi come una cliente che paga solo a cose concluse e non deve essere il loro cliente ideale visto che sono passati 17 anni e il processo non si \u00e8 ancora concluso.<br \/>\nIl primo avvocato a cui mi sono rivolta, dopo qualche mese, mi propose di accettare la modica cifra di 10.000.000 delle vecchie\u00a0lire.\u00a0Ho subito pensato che voleva prendersi gioco di me. Oggi la mia salute non \u00e9 pi\u00f9 in pericolo anche se so che questa storia non \u00e9 ancora finita perch\u00e9, prima o poi, dovr\u00f2 cambiare la protesi. Inoltre, le cicatrici sono troppo grandi e non esiste nessun intervento di chirurgia plastica che possa rimediarle, quindi, ho dovuto imparare a conviverci.<br \/>\nAnche se periti, avvocati, dottori e chirurghi mi hanno sempre dato ragione, la mia causa contro l&#8217;ospedale ed il dott. Poppi non si \u00e8 ancora conclusa. A questo punto voglio riassumere sinteticamente i fatti pi\u00f9 salienti: <strong>10 interventi di chirurgia estetica<\/strong> fino ad oggi tutti sotto anestesia totale, e ben <strong>17 anni di causa solo presso il Tribunale di Bologna<\/strong>.<br \/>\nLa sentenza di primo grado \u00e9 stata pronunciata il <strong>13 Settembre 2004<\/strong>, il giudice ha condannato il dott. Poppi e l&#8217;ospedale Sant&#8217;Orsola a pagarmi la somma di appena \u20ac 52.410,00, ma hanno fatto appello, chiedendo la sospensione della condanna,\u00a0e non si sa, ancora, quanto tempo\u00a0ancora potr\u00e0 durare. La prima udienza\u00a0veniva rinviata al dicembre 2005.\u00a0 Seppure \u00e8 pacifico che il medico sia\u00a0colpevole,\u00a0<strong>non vogliono pagare<\/strong>, con la scusa del palleggiamento\u00a0di responsabilit\u00e0 tra USL, ASL, Regione Emilia Romagna e Unipol Assicurazioni, ognuno di loro ha i suoi motivi per i quali deve pagare l&#8217;altro e, intanto, passano gli anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">La Corte d&#8217;Appello di Bologna, sezione II civile<\/span><\/strong> (Ordinanza del 14 gennaio 2005)\u00a0\u00a0<strong><span style=\"text-decoration: underline;\">scandalosamente asseconda queste manovre e sospende la sentenza di primo grado\u00a0che, invece, doveva essere provvisoriamente esecutiva<\/span><\/strong>, tutelando\u00a0le presunte ragioni\u00a0degli enti pubblici che giocano &#8220;a scarica barile&#8221; su chi debba ereogare il risarcimento, invece che privilegiare i miei diritti di comune cittadina vittima della malasanit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cos\u00ec io, intanto, continuo ad aspettare<\/strong>.<br \/>\nLa modesta cifra, prevista come risarcimento,\u00a0peraltro, non ripagherebbe comunque\u00a0quella rabbia che provo ogni volta che torno a casa dopo l&#8217;ennesimo intervento chirurgico,\u00a0 guardando allo specchio\u00a0il mio\u00a0corpo sempre pi\u00f9 martoriato, quella sensazione di\u00a0avere fatto\u00a0da cavia, quel senso d&#8217;impotenza e di frustrazione per la fiducia tradita.<br \/>\nSentimenti forti questi, negativi, difficili da superare. Ferite psicologiche che hanno marcato indelebilmente la mia vita e l&#8217;anima. Ora voglio gridare al mondo intero che bisogna informarsi bene quando un\u00a0medico chirurgo\u00a0ci propone un intervento o una cura di qualsiasi genere: quali i risultati, quali le conseguenze e le possibili complicazioni.<br \/>\nMi piacerebbe che ci fosse tra medico e paziente un rapporto pi\u00f9 umano, di rispetto e d&#8217;informazione.<br \/>\nChirurgo estetico e psicologo dovrebbero lavorare insieme per stabilire se le motivazioni all&#8217;origine della richiesta del paziente sono esclusivamente estetiche o psicologiche.<br \/>\nLa chirurgia estetica non va presa alla leggera: non abbiate timore di chiedere, di dubitare e di richiedere un&#8217;altra volta.\u00a0<\/p>\n<p>All&#8217;udienza del\u00a02005, la Corte d&#8217;Appello, sezione seconda,\u00a0oltre a congelare il risarcimento danni,\u00a0rinvia la decisione della causa al\u00a0<span style=\"text-decoration: underline;\">12 marzo 2010.<\/span>\u00a0Ben 5 anni dopo! (R.G.A. N. 2437\/04 &#8211;\u00a0Consigliere Relatore\u00a0dott. Fischietti).<\/p>\n<p><strong>La mia unica fortuna\u00a0\u00e8 quella di\u00a0rivolgermi ad Avvocati senza Frontiere che denuncia\u00a0la mia vicenda come caso emblamatico di malagiustizia e malasanit\u00e0 anche alla Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo.\u00a0 <\/strong>Vengo intervistata a Parigi dove vivo da alcuni anni da una troupe di Rai 1, nell&#8217;ambito\u00a0di un programma sugli errori medici e la chirurgia plastica. Nelle more, la Corte d&#8217;Appello di Ancona <strong>condanna lo Stato Italiano<\/strong> ai sensi della cd. &#8220;Legge Pinto&#8221; per la lungaggine del procedimento, riconoscendomi un equo indennizzo di \u20ac 17.000,00 oltre spese legali: in proporzione quasi di pi\u00f9 della modesta somma virtualmente attribuitami dal\u00a0Tribunale di Bologna per tutti i gravi danni fisici, morali e patrimoniali\u00a0da me patiti\u00a0in oltre 17 anni di continui interventi chirurgici e di incessante calvario giudiziario.<\/p>\n<p>A seguito di tale pesante condanna la Corte d&#8217;Appello II sezione civile di Bologna anticipa a sorpresa l&#8217;udienza di trattazione di qualche anno e condanna la Regione Emilia Romagna in solido con il Dott. Poppi Vittorio al risarcimento dei danni\u00a0nella misura gi\u00e0 determinata dalla sentenza di primo grado pari\u00a0ad \u20ac 52.410,22, oltre interessi, detraendo per\u00f2 (a titolo di sconto) la somma di \u20ac 12.911,42, in precedenza liquidata\u00a0quale danno materiale per gli interventi successivi e compensando singolarmente le spese del grado di giudizio,\u00a0cos\u00ec gravando iniquamente la mia persona di un pesante importo che\u00a0sono stata costretta a pagare al legale che mi aveva\u00a0in precedenza &#8220;difesa&#8221;, senza\u00a0contestare la\u00a0lungaggine del procedimento poi denunciata da Avvocati senza Frontiere. Avendo tale somma assorbito\u00a0buona parte del magro risarcimento danno riconosciutomi sono stata ovviamente costretta\u00a0mio malgrado ad impugnare in Cassazione la sentenza della Corte d&#8217;Appello di Bologna n. 1988\/08, grazie al provvidenziale\u00a0sostegno della Onlus\u00a0Movimento per la Giustizia Robin Hood e all&#8217;intervento\u00a0della rete di assistenza legale\u00a0di Avvocati senza Frontiere.\u00a0 <strong>Vorrei far conoscere questa storia &#8220;istruttiva&#8221; al maggior numero di persone<\/strong>.<br \/>\nSabina Bondini<\/p>\n<p><strong>STORIA DI UNA DUPLICE VIOLENZA. PRIMA IL\u00a0 BISTURI DEL CHIRURGO POI QUELLA DELLA GIUSTIZIA MASSONICA DELLA CORTE D\u2019APPELLO CHE PER PROTEGGERE UN \u201cBARONE\u201d SI ACCANISCE CONTRO UNA GIOVANE SEDICENNE DETURPATA A VITA, REVOCANDO LA PROVVISORIA ESECUTORIETA\u2019 DELLA CONDANNA DI PRIMO GRADO. <\/strong>A cura dello Staff di Avvocati senza Frontiere.<\/p>\n<p>Ecco la storia. Sabina nel periodo dell\u2019adolescenza decide di sottoporsi ad un intervento di chirurgia plastica apparentemente banale per correggere un\u2019asimmetria mammaria, che, data la sua giovane et\u00e0, nonostante le provocasse un certo disagio psicologico, qualunque chirurgo scrupoloso\u00a0 le avrebbe sconsigliato.<\/p>\n<p>Per l\u2019intervento si affida al dr. Poppi dell\u2019Azienda Ospedaliera di Bologna che la rassicura, affermando trattarsi di un \u201cfacile intervento\u201d e nel quale ripone quindi, fiduciosa, tutte le sue speranze. Purtroppo il \u201cfacile intervento\u201d va male con il risultato di rendere ancora pi\u00f9 evidente il difetto congenito al quale, come se non bastasse, si aggiungono vistose cicatrici causate dal bisturi.<\/p>\n<p>Sabina \u00e8 cos\u00ec costretta a sottoporsi a numerosi nuovi interventi che l\u2019ormai famoso chirurgo si offre di praticargli nel tentativo di rimediare anche solo in parte all\u2019originario intervento che l\u2019aveva gravemente deturpata. Ma il Dr. Poppi, invece di porre rimedio continua a peggiorare maldestramente la situazione. L\u2019imperizia giunge al punto di \u201cdimenticare\u201d corpi estranei all\u2019interno della zona operata\u2026<\/p>\n<p>Disperata, la giovane ragazza decise di appellarsi alla giustizia denunciando nel 1988 il Dr. Poppi e l\u2019Azienda Ospedaliera di Bologna per danni fisici e morali causati dai maldestri interventi.<\/p>\n<p><strong>In primo grado<\/strong> la causa viene dilatoriamente trascinata per svariati anni, in quanto vengono sollevate una serie di defatiganti eccezioni dalla difesa del chirurgo, circa gli altri soggetti che debbono essere chiamati in causa per rispondere in solido dei danni. L\u2019incertezza \u00e8 artatamente alimentata dall\u2019estinzione delle vecchie U.S.L. sostituite dalle odierne A.S.L.. Il giudice, dando prova di buon senso, ritiene comunque infine che la domanda dell\u2019attrice, la cui attesa era gi\u00e0 stata sufficientemente penosa, non dovesse essere ulteriormente pregiudicata dalle incertezze legislative e giurisprudenziali su cui i convenuti cercavano di speculare per ritardare la definizione del giudizio e palleggiarsi le responsabilit\u00e0. E\u2019 cos\u00ec\u00a0 che, dando giustamente credito alle perizie medico-legali, il primo Giudice accerta\u00a0 la civile responsabilit\u00e0 del dottor Poppi per imperizia colposa, condannandolo in solido con l\u2019Azienda ospedaliera S. Orsola di Bologna a pagare a titolo di risarcimento dei danni subiti da Sabina,\u00a0 \u20ac 52.410,00= (somma\u00a0 la cui entit\u00e0 \u00e8 peraltro ridicola rispetto al danno permanente subito e al risarcimento effettivamente spettante). Sennonch\u00e9, seppure i 52.410 euro liquidati dal giudice risultassero assolutamente inconsistenti rispetto alla gravit\u00e0 del danno subito da una ragazzina sedicenne deturpata a vita, il chirurgo che ne ha distrutto la vita, non pago, propone appello, per motivi presumibilmente pi\u00f9 di prestigio professionale che economici, in quanto la modesta somma liquidata dovrebbe venire versata dall\u2019assicurazione e non di tasca del chirurgo.<\/p>\n<p><strong>In appello.<\/strong> Ci\u00f2 che risulta veramente scandaloso e che non pu\u00f2 essere lasciato passare sotto silenzio \u00e8 il comportamento dei giudici della Corte di Appello di Bologna i quali con l\u2019ordinanza del 14 gennaio 2005 si spingono a sospendere cautelarmente, <em><strong>inaudita altera parte<\/strong><\/em>, sino all\u2019udienza di trattazione, l\u2019esecutoriet\u00e0 della sentenza di primo grado, sul mero presupposto che Sabina aveva come suo diritto ingiunto il pagamento di quanto gli spettava\u00a0 per legge ai soggetti condannati in primo grado, che si palleggiavano la responsabilit\u00e0 su chi dovesse risarcire il danno, nonostante l&#8217;esecutivit\u00e0 della sentenza impugnata.<\/p>\n<p>L\u2019abuso in atti di ufficio commesso dai giudici bolognesi che hanno spudoratamente inteso favorire la parte pi\u00f9 forte non pu\u00f2 non suscitare perplessit\u00e0 anche ad osservatori inesperti di diritto. Infatti, la sospensione della provvisoria esecutoriet\u00e0 della sentenza \u00e8 una misura eccezionale che, ai sensi degli artt. 283 e 351 c.p.c., pu\u00f2 essere disposta solo in caso sussistano gravi motivi e un danno irreparabile nei confronti di colui che subisce l\u2019esecuzione, in rapporto al vantaggio della parte vincitrice. Nella specie, non vi \u00e8 chi non veda che non sussista alcun <strong>pregiudizio irreparabile<\/strong> n\u00e9 per il medico che nulla doveva pagare di tasca propria n\u00e9 per la A.S.L.\u00a0n\u00e8 tantomeno per l\u2019assicurazione tenuta a rispondere dei danni, mentre l\u2019unico vero pregiudizio \u00e8 quello di Sabina che oltre al danno di non ricevere quei pochi soldi che gli servono per curarsi subisce anche la beffa di una falsa giustizia che funziona alla rovescia, tutelando <em><strong>more solito<\/strong><\/em> gli interessi dei <strong>pi\u00f9 forti<\/strong> invece che quelli dei deboli e delle vittime dell\u2019incuria degli Ospedali.<\/p>\n<p>Inoltre altro presupposto per la sospensione della esecutoriet\u00e0 della sentenza di primo grado \u00e8 il cosiddetto <em>fumus boni iuris<\/em>, cio\u00e8 la parvenza che l\u2019appello possa ritenersi fondato e portare ad una pronuncia favorevole al debitore esecutato.<\/p>\n<p>Nel caso in esame occorre ricordare che il dottor Poppi, ormai pensionato, con una carriera illustre alle spalle, fa pensare che non fosse completamente sprovvisto di fondi. Inoltre la sentenza di primo grado condannava in solido il medico direttamente responsabile e l\u2019Azienda ospedaliera di Bologna, che era munita di una solida copertura assicurativa con la Unipol Spa. Conseguentemente, il dottor Poppi non sarebbe stato in ogni caso costretto a pagare personalmente, ma avrebbe potuto far pesare l\u2019onere del peraltro magro risarcimento dei danni sulla compagnia assicuratrice Unipol, pure infatti chiamata in causa a garanzia. L&#8217;Ordinanza della Corte bolognese, al di l\u00e0 del parziale felice epilogo della causa, dopo la condanna ai sensi della\u00a0cd. Legge Pinto, gi\u00e0 sopra narrato da Sabina,\u00a0non trova dunque alcuna giustificazione ed \u00e8 vano cercare di far luce sulla decisione per mezzo della motivazione che rimanda laconicamente senza offrire alcun specifico elemento ai gravi motivi d\u2019urgenza, di cui all\u2019art. 283 c.p.c.\u00a0\u00a0 <em><strong>Dulcis in fundo<\/strong><\/em> per capire a quali mani sia affidata la giustizia bolognese, governata dalla cd. loggia illuminata dei &#8220;professori&#8221;, la data di discussione della causa iscritta a ruolo nel 2004 viene fissata\u00a0al\u00a012 MARZO 2010. <strong>Cio\u00e8 a distanza di ben 6 anni\u2026!!!<\/strong> (R.G.A. N. 2437\/04 C. App. Bologna &#8211; Relatore dott. Fischietti). L&#8217;unica urgenza ravvisata dalla Corte d&#8217;Appello era evidentemente quella di sospendere l&#8217;esecutoriet\u00e0 della sentenza di primo grado, frettolosamente disposta, addirittura, &#8220;<em>inaudita altera parte&#8221;<\/em>, eppoi, infine, quella di\u00a0ridurre di circa 1\/4 la misura del risarcimento e di compensare integralmente le spese del grado, forse per punire Sabina e i suoi legali di avere denunciato la lungaggine del procedimento alla Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo e fatto condannare lo Stato Italiano?\u00a0\u00a0<strong>VERGOGNA! <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 In calce la sintesi del caso giudiziario a cura dello Staff di\u00a0Avvocati senza Frontiere. La mia storia (Autobiografia di Sabina Bondini). Nell&#8217;et\u00e0 dello sviluppo ho avuto una malformazione al seno di carattere estetico: un&#8217;asimmetria mammaria. 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