TRIBUNALE DI TOLMEZZO MORTE SOSPETTA DI UN ALPINO

 

TRIBUNALE DI TOLMEZZO MORTE SOSPETTA DI UN ALPINO

ANGELO GARRO e ANNA CREMONA

Via Castel Morrone 5 – 20129 Milano

Telefax: 02.7389527 Cell. 338.9351886

E-mail: angelogarro@libero.it

http://www.alpinorobertogarro.it

Milano, 12 gennaio 2004

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Ad: Avvocati Senza Frontiere

<avvocatisenzafrontiere@hotmail.com> < movimentogiustizia@yahoo.it>

Io e mia moglie Anna, milanesi, siamo i genitori di un giovane militare di 19 anni, nostro unico figlio, deceduto con tre altri commilitoni, in circostanze misteriose e mai volute chiarire, durante il servizio di leva negli alpini, in Friuli, il 9 giugno 1998. Morte attribuita (riteniamo falsamente) ad un “incidente stradale”, ma, invero, avvenuta a seguito di un inspiegato scoppio e conseguente disintegrazione dell’auto (la circostanza è confermata a verbale) su cui nostro figlio viaggiava.

Anziché indagare sulle cause all’origine del preteso incidente stradale e dell’anomala esplosione che aveva provocato una strage di persone innocenti, la Procura di Tolmezzo si è da subito affrettata a richiedere del tutto ingiustificatamente l’archiviazione del caso, consentendo al conduttore bosniaco dell’autoarticolato investitore di sparire nel nulla. Come se vi fosse un interesse a coprire qualcosa o le responsabilità di qualcuno, dopo soli nove giorni il camion fu illegittimamente dissequestrato e rispedito in Austria, senza alcuna perizia (nonostante si trattasse di corpo di reato che avrebbe dovuto rimanere nella disponibilità degli organi inquirenti).

Singolarmente nessuno ha mai ritenuto interrogare n° 5 commilitoni testimoni oculari né tantomeno parlare della morte di un’anziana donna e svolgere la benché minima indagine sui fatti, mentre il P.M. dr. Enrico Cavalieri avoca a sé ogni nostra denuncia.

Nel frattempo viene smantellato e trasferito tutto lo Stato Maggiore della Caserma.

Ma andiamo con ordine.

La sera del 9 giugno 1998, ormai superato l’8° mese di naja, (naja che svolgeva con molto entusiasmo, tanto da firmare due giorni prima la “rafferma” quale V.F.B. volontario a per un altro anno), dopo averlo sentito al telefonino alle ore 22,30 come solevamo fare tutte le sere, cioè solo cinque minuti prima del Suo decesso; veniamo svegliati in piena notte da una telefonata in cui il Suo comandante col. Paolo Plazzotta ci annunciava la Sua morte e ci invitava per il mattino successivo a presentarci in caserma a Venzone in Friuli per il dovuto riconoscimento.

Riconoscimento che il mattino dopo in caserma ci fu impedito con una serie di giustificazioni che in seguito si rivelarono solo menzogne, impedendoci così anche di dare un ultimo addio al nostro unico figlio; ma il Comando di quella caserma andò oltre, quando alla nostra domanda: quando si svolgeranno i funerali? Ci fu risposto che, essendo le salme sotto magistratura i tempi sarebbero stati lunghi, tanto da convincerci a tornarcene a casa, e così fu per tutti i genitori presenti in quella circostanza, e in attesa di essere richiamati.

Invece il mattino successivo, e in assenza di tutti i genitori dei militari caduti, nel cortile della caserma, (e neanche in chiesa), si svolse la “cerimonia di commiato” come vollero chiamarla, dei quattro militari, dal Reggimento, dai commilitoni, dalla caserma.

Grandi assenti i genitori mai avvisati.

Ma non finì qui la serie di soprusi ingiustificabili avvenuti: Un filmato in nostro possesso ottenuto fortunosamente, documenta la cerimonia, le parole dette, e la partenza di quattro Carri Funebri con le quattro bare separatamente e singolarmente, per i luoghi d’origine dei militi fra cui nostro figlio; Milano, Modena, Parma e Taranto.

Purtroppo, a Milano, dove noi genitori, avvisati appena in tempo stavamo aspettando e nonostante le “scorte armate”, arrivò un volgare e anonimo furgoncino da mercato (truffa ai danni dello Stato) contenente due bare anonime avvolte nella bandiera Tricolore. Quindi consegnata la “nostra” bara, il furgoncino proseguì per Modena per un’altra “consegna”.

Ci sono voluti tre anni di proteste, di manifestazioni per le vie di Milano, una raccolta di 17mila firme, Interrogazioni Parlamentari presentate da tutti i partiti presenti in Parlamento, l’interessamento del Presidente del Senato Mancino e del Presidente della Camera Violante che incontrammo entrambi nei Loro uffici a Roma, due Mozioni del Consiglio Comunale di Milano votale all’unanimità, una Mozione del Consiglio Provinciale di Como, per ottenere finalmente la riesumazione della salma di nostro figlio onde poterne accertare finalmente la vera identità e sapere se fosse veramente tornato definitivamente a casa, o continuare a considerarlo un desaparecido avendo sempre sospettato e temuto uno scambio di salme fra i quattro militari che nessuno aveva mai visto dopo la morte. Ma dovemmo inoltre subire una serie di intimidazioni anche gravi da parte di alcuni alti ufficiali delle FF.AA. nel tentativo di dissuaderci dal continuare nella nostra battaglia per conoscere la verità. Nonostante tutto ciò, vincemmo! Ma a quale prezzo! E con quale risultato!

Il prosieguo della nostra vicenda è ancor più drammatico in quanto a riesumazione avvenuta e avendo fortunatamente ritrovato nostro figlio (per le altre tre famiglie i dubbi restano), abbiamo dovuto constatare e scoprire anche il “vilipendio a cadavere art. 410 c.p.” avendolo il Suo Comando gettato nella bara completamente nudo, sporco e scomposto (tutto è documentato con fotografie e Relazione Medico Legale rilasciata dall’Istituto di Medicina Legale di Milano e dalla magistratura milanese intervenuta per Rogatoria).

Una serie di denunce presentate alla Procura di Tolmezzo competente per territorio ottengono sempre l’immediata archiviazione senza indagini. Sono ormai quattro le denunce presentate e fra Avvisi di archiviazioni (spesso vergognose e assurde che siamo pronti ad esibire), Opposizioni all’archiviazione e quindi definitive Archiviazioni, nonché nuove denunce; tanto da rivolgerci alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo (che ci rispose positivamente), infine, abbiamo finito con il denunciare anche questo magistrato al C.S.M. al Ministro della Giustizia (incontrandolo di persona), ecc. ecc. per la sua ostinata ed arrogante presunzione dimostrata rifiutandosi in cinque anni di incontrarci ed ascoltarci, rifiutando anche di incontrare il nostro ultimo legale. (Per le avversità incontrate siamo stati costretti a cambiare ben quattro Studi Legali…).

Ormai da troppo tempo ci chiediamo come sia stato possibile in un Paese così “civile” e così cattolico che avvenimenti così vergognosi possano accadere! E perché!?

Inoltre perché nessuno risponde mai ai nostri tanti appelli? (n° 19 al solo Capo dello Stato).

Noi delle risposte ce le siamo date, ma essendo solo supposizioni, non supportate da prove certe, vengono considerate solo inutili illazioni di due genitori sconvolti a cui è stato scippato l’unico figlio. Ma tanto è successo a noi!

E’ amaro constatare che, in tutta questa storia, dalla morte sospetta dei quattro militi, ai funerali non di stato e blindati all’interno della caserma Feruglio, al trasporto fraudolento e oltraggioso tacitamente approvato, dalla violata Consegna Militare inspiegabile ma non troppo, per arrivare al vilipendio di cadavere, questi Ragazzi al servizio dello Stato siano stati trattati al pari di carne senza valore, calpestandone ogni parvenza di rispetto per la dignità umana. Eppure il nostro Capo dello Stato, di questo Rispetto si riempie quotidianamente la bocca, dimostrando così di predicar bene, ma razzolar male; tanto come già detto, non si tratta dei suoi figli,ma figli dei suoi sudditi.

Rendendoci conto che quanto narrato sia già lungo, mi fermo qui per non annoiare, anche se la storia è più lunga e più complessa, fatta anche di estorsioni di denaro da parte di avvocati disonesti e di una infinità di domande senza risposte, come per esempio:

– Perché ci fu impedito di fare il dovuto riconoscimento a nostro figlio previsto per legge ed essendo presenti e darGli un ultimo addio?

– Perché mentirono dicendoci che tutti i militi erano completamente a pezzi?

– Perché non furono ricomposti cristianamente e dignitosamente?

– Perché non ci fu permesso di partecipare alle esequie militari in caserma?

– Perché non furono eseguite autopsie, perizie, e quanto altro?

– Perché fu fatto sparire il testimone chiave bosniaco?

– Perché le indagini si chiusero in soli cinque giorni?

– Perché non si indagò sullo scoppio dell’auto a benzina?

– Perché non si indagò nemmeno sull’Unabomber?

– Perché non si indagò in una possibile faida interna alla caserma (nonnismo)?

– Perché fummo “invitati” a dimenticare?

– Perché ogni nostra denuncia finisce sempre nelle mani dello stesso magistrato che ha dimostrato di esserci avverso archiviandoci sempre tutto?

– Perché si rifiuta da sempre di incontrarci? (lo stesso succede ai genitori di Ilaria Alpi)

– Perché abbiamo dovuto lottare per tre anni per sapere dove era veramente sepolto nostro figlio?

– Perché e cosa si vuole nascondere dietro queste morti?

– Ma soprattutto: chi mise la bomba sull’auto del Bergonzini?

In tal modo vengono ingannate e snobbate migliaia di famiglie colpite da questa catastrofe che è la morte di un proprio congiunto al servizio dello Stato, tanto che di altre storie simili di famiglie sparse per l’Italia abbiamo notizie certe, ma nessuno ne parla; Perché?

Riteniamo di poter affermare che lo Stato Italiano, gioca con carte truccate e bara verso i suoi cittadini che tanto ignari non sono, eppure Esso riesce ancora a gabbarli.

Ci rivolgiamo alla Vs. attenzione per denunciare ed informare la pubblica opinione dell’ingratitudine che il nostro Paese riserva ai suoi caduti; considerando che tale trattamento viene riservato anche ai caduti delle Forze dell’Ordine.

Conclusione: nessuna giustizia per chi muore al servizio dello Stato!

Distinti saluti

Angelo Garro e Anna Cremona