TRIBUNALE DI PORDENONE CASO CARNIER

 

TRIBUNALE DI PORDENONE
(Caso CARNIER)
USURA BANCARIA LEGALIZZATA DA GIUDICI E PREFETTURA

 

Un caso emblematico di profonda malagiustizia, quello del prof. Pietro Arrigo Carnier, noto e stimato storico che, anch’egli con la sua famiglia rischia nei prossimi giorni di febbraio 2004 di venire spogliato della propria unica abitazione e vedersi gettare in mezzo ad una strada alla veneranda età di 76 anni, a seguito di usura bancaria e di una procedura esecutiva illegittima.

Per chi non avesse avuto modo di leggere i molteplici articoli sul caso, apparsi sulla stampa locale, il Prof. Carnier si è trovato costretto a denunciare alla Procura di Bologna, vari giudici di Pordenone, tra cui i dott.ri Manzon, Zaccardi, Lazzaro ed altri, per l’ipotizzato favoreggiamento di alcuni Istituti di credito e concorso in usura, in relazione alla vendita all’asta della sua abitazione, che ritiene illegittima, in quanto effettuata nonostante la pendenza di una causa di opposizione alla vendita, ove vengono contestati i tassi anatocistici praticati dalle banche (con punte in taluni casi di oltre il 110%).

L’art. 569 c. 4^ c.p.c. prevede, infatti, che il Giudice non possa disporre l’asta, sino all’esito della sentenza che decide sull’opposizione alla vendita (all’epoca non ancora intervenuta, mentre l’asta era invece già stata abusivamente eseguita in data 26.2.03). Da qui la denuncia per abuso di ufficio e falso ideologico, finalizzati all’estorsione dell’immobile, alienato a soli 180.000 Euro, contro una stima di quasi Lire 1 miliardo.

La storia di ordinaria malagiustizia riguarda alcune banche Venete che, a seguito di un’erronea dichiarazione di protesto per appena 5.000.000 delle vecchie lire (che ha provocato la revoca di ogni affidamento bancario e lo strangolamento finanziario), hanno imposto di mettere all’asta l’abitazione degli anziani coniugi Carnier del valore di quasi un miliardo di lire!
A nulla è valso chiedere ripetutamente la sospensione della vendita e una Perizia Contabile, volta a stabilire la reale situazione debitoria, onde potere accedere alla conversione del pignoramento, facendo rilevare ai Giudici Manzon e Zaccardi, nonché al Presidente del Tribunale, dr. Lazzaro, con una serie di reclami, che risulta del tutto assurdo pretendere che il debitore estorto paghi crediti gravati da tassi usurari con punte del 110%, come attestato dallo Studio Murer, uno dei maggiori studi di revisori dei conti del Veneto, a cui la famiglia Carnier si è rivolta, che ha certificato che la somma pretesa va ridotta di ben Lire 365.247.460!

I Giudici incaricati (prima il Manzon, eppoi Zaccardi, dopo la ricusazione del primo), omettendo di ricalcolare gli interessi, hanno così avvallato le pretese usurarie delle banche e quest’ultimo non si è, neppure, voluto astenere, seppure a sua volta ricusato e denunciato alla Procura di Bologna (territorialmente competente per i reati commessi da Giudici del Veneto) per favoreggiamento, falso ideologico, concorso in usura, omissione e abuso continuato in atti di ufficio.

Scandalosamente, la locale Prefettura ha altresì negato alla famiglia Carnier i benefici previsti dalle recenti Leggi antiusura (proroga di 300 gg. dello sfratto e fondo di solidarietà), adducendo a pretesto contrariamente alle evidenze documentali e all’attestazione della Procura di Bologna che il Presidente del Tribunale di Pordenone, dr. Lazzaro, anch’egli indagato, avrebbe dato parere negativo, dichiarando (n.d.r.: falsamente) che il procedimento penale sarebbe stato (sic!) “archiviato”.

REPLICA AL PRESIDENTE LAZZARO DELLL’A.N.M. PORDENONESE E INVITO ALL’ASSOCIAZIONE MAGISTRATI AD UN PUBBLICO DIBATTITO SUL CASO CARNIER E ALTRI CONSIMILI

Sulla vicenda è intervenuto lo stesso Presidente del Tribunale di Pordenone, dr. Antonio Lazzaro e il Segretario della locale sottosezione dell’A.N.M. Rodolfo Piccin, che con una nota alla stampa, in relazione alle contestazioni mosse dai legali di “Avvocati senza Frontiere”, hanno sostenuto che il Tribunale “non sarebbe tenuto a conoscere come sia sorto il debito e perché non sia stato onorato”, concludendo che “il comportamento del giudice ricusato, dr. Enrico Manzon, sarebbe sempre stato equilibrato e che le denunce di Carnier sarebbero state archiviate dalla competente autorità giudiziaria di Bologna per la loro inconsistenza”.
A queste affermazioni risponde Avvocati Senza Frontiere, ricordando che le cose non stanno così e il Presidente del Tribunale di Pordenone ben avrebbe fatto a documentarsi meglio.
Il procedimento penale a carico del dr. Manzon e di altri giudici di Pordenone è infatti, tuttora subjudice, avanti alla Suprema Corte di Cassazione e non può, quindi, considerarsi tecnicamente “archiviato”.
Il dr. Lazzaro ben dovrebbe sapere che un conto è la richiesta di archiviazione e un altro è il provvedimento definitivo che ne statuisce il passaggio in giudicato.
Con l’ovvia conseguenza che i giudici Manzon, Zaccardi, Fontana, Moscato, Zoso, Botteri e Cobucci Riccio non avrebbero potuto continuare a giudicare (proteggendosi a vicenda) i vari ricorsi, reclami e ricusazioni proposte nei loro confronti, per manifesta incompatibilità e conflitto di interessi.
Va, infine, decisamente, confutato l’assunto della locale A.N.M., secondo cui il prof. Carnier “avrebbe impedito al giudice di prendere in considerazione la domanda di differimento dell’asta, non avendo provveduto al deposito del quinto ritenuto necessario”.
Il Giudice, infatti, come già detto, in pendenza di opposizione aveva l’ineludibile obbligo di sospendere la vendita, sino all’esito della causa, e disporre una Perizia contabile per stabilire le somme, effettivamente spettanti, sgravate dai tassi usurari, come previsto per legge e dalle note sentenze della Cassazione e Corte Costituzionale che vietano le clausole contrattuali nei contratti di conto corrente che prevedono la capitalizzazione trimestrale degli interessi, introducendo il principio del tasso bancario usurario.
In stridente contrasto con tali norme e principi di diritto il Tribunale di Pordenone ha invece pretestuosamente negato la Perizia contabile, demandando l’accertamento alla fase della distribuzione del ricavato, cioè a vendita eseguita, rendendo, pertanto, materialmente, impossibile alla famiglia dell’anziano professore di accedere alla procedura della conversione del pignoramento e conoscere l’esatta misura del quinto da versare.
Questi non possono certo ritenersi comportamenti equilibrati, come sostenuto dal Presidente del Tribunale di Pordenone che invitiamo con la locale A.N.M., se esiste in loro un minimo di onestà intellettuale, a un pubblico dibattito a TeleSerenissima sul tema e su altri casi eclatanti che ci sono stati segnalati, da parte di tanti legali e persone inermi che ritengono la giustizia più sensibile agli interessi delle banche che a quelli sacrosanti dei cittadini vittime dell’usura.

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