ANCONA. IL P.G. DRAGOTTO PERDE L'INCARICO E SE NE VA…

Il pg Dragotto lascia la magistratura: «combatto contro gli svarioni giudiziari»

Il procuratore blogger
perde l’incarico e se ne va

Ironizzò sugli errori dei colleghi. Punito dal Csm

ROMA — Su un blog anoni­mo metteva alla berlina le sen­tenze impresentabili. E per un titolo impresentabile il Csm non lo ha confermato procura­tore generale di Ancona. A di­spetto del parere unanime e al­tamente positivo inviato al Csm dal consiglio dei colleghi del suo distretto. Per questo Ga­etano Dragotto lascia la magi­stratura. Questione di stile è la moti­vazione che avrebbe spinto il plenum a silurarlo. A causa di un doppio senso, utilizzato per bacchettare una collega (non nominata) che sbagliava i cal­coli delle attenuanti e delle ag­gravanti regolati dall’articolo 69. Ma lui si difende: «Il blog era riservato a pochi amici. Era anonimo come le sentenze. Vir­golettava solo alcune perle. Co­me la sentenza di un collega della Cassazione sul barista che serve detersivo per lavastovi­glie nell’acqua minerale. Stabili­sce che se il liquido è puro il ba­rista non è punibile, se diluito sì: per contraffazione. Se il cliente morisse sarebbe omici­dio colposo. E il primo presi­dente della Cassazione e il pg hanno votato contro la mia ri­conferma», dice, amareggiato, Dragotto.

Contro gli svarioni giudiziari dei colleghi aveva combattuto a lungo, dando an­che giudizi negativi in sede di valutazione. «Non avevo otte­nuto nulla se non voci di una mia presunta cattiveria. Per di­fendermi avevo creato quel blog per gli amici. E ridevamo dei pasticci scritti nelle senten­ze ». Come quella sulla «prosta­ta salvifica». L’aveva fatta fran­ca un maniaco che aveva mo­strato la sua virilità a una bim­ba ferma in auto con il finestri­no aperto, giacché il giudice aveva attribuito l’esibizione al­la impossibilità di «trattenersi dall’urinare». Senza domandar­si perché non si fosse allora ri­volto verso il muro. Oppure le attenuanti generiche, concesse a un senegalese «perché l’impu­tato è africano e l’Africa è pove­ra ». O quella nella quale il com­puto di un terzo della pena di tre mesi faceva sempre tre me­si. E infine quella della giudice che applicava male l’articolo 69. «Lei deve essersi ricono­sciuta, forse avvertita da qual­che collega, si è offesa per il ti­tolo sarcastico e ha avvertito il Csm» racconta Dragotto. Ma la preistruttoria per incompatibi­lità ambientale a causa della ca­duta di stile si è subito chiusa. Ed è finita lì.

Al momento di va­lutare il rinnovo dell’incarico da pg però è risaltata fuori. «E pensare che proprio a seguito di quell’episodio c’era stata una riunione nella quale aveva­mo parlato finalmente di que­ste motivazioni impresentabi­li, e finalmente si erano ridotte quasi della metà». Il magistrato esclude un col­legamento della sua bocciatura con gli arresti appena firmati per l’ex sindaco pd e altri, nel­l’ambito dell’inchiesta sulle tan­genti per l’aera portuale. Non crede a chi sussurra che l’han­no voluto fare fuori da altri in­carichi direttivi ai quali concor­reva. E conclude: «C’è chi mi ha consigliato di fare ricorso. Ma come potrei continuare a fa­re il magistrato con le mani le­gate dietro la schiena?». Per questo lascerà la toga. Ma non il web.

03 luglio 2009

 http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_03/procuratore_blogger_ancona_piccolillo_ba12a380-679a-11de-8836-00144f02aabc.shtml